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Drake, è arrivato il momento di crescere

‘Her Loss’ con 21 Savage è pieno di culone impunite, donne “da 10” ma da silenziare, diavoli con le tette. C'è anche un attacco maldestro alla “bitch” Megan Thee Stallion. È ora di andare oltre, come ha fatto anni fa Jay-Z

Drake

Foto: Amy Sussman/Getty Images

Nel 2006 Jay-Z, all’epoca trentaseienne, tornava sulle scene dopo un breve e pubblicizzatissimo “ritiro”. In Kingdom Come l’autoproclamatosi miglior rapper vivente cercava un equilibrio fra inni da club e riflessioni mature. La critica s’è divisa e i fan del rap si sono lamentati in particolare del pezzo che chiudeva l’album, Beach Chair, dove il rapper che un tempo posava da pappone parlava della sua imminente paternità, con la voce di Chris Martin dei Coldplay nel ritornello.

Sedici anni dopo, un altro talento generazionale ha celebrato il suo trentaseiesimo compleanno annunciando l’uscita di un nuovo disco. Le prime reazioni a Her Loss, l’album di Drake con 21 Savage, si sono focalizzate sulla presunta presa in giro nei confronti di Megan Thee Stallion. In Circo Loco rappa su un campionamento di One More Time dei Daft Punk: “Sta stronza mente quando dice che le hanno sparato, ma è ancora una stallona, non capisce la battuta, ma sorride lo stesso”.

La rapper texana non è la sola persona insultata da Drake. Altri bersagli dell’album sembrerebbero l’ex hitmaker DRAM; il marito di Serena Williams, Alexis Ohanian (“Serena, tuo marito è una groupie”); l’emergente di Brooklyn Ice Spice, quella di Munch (“È una da 10, ma quando cerca di rappare è meglio mettere il mute”).

Ma sono le tante reazioni al passaggio sulla “stallona” che rischiano di travolgere Her Loss: i tweet di Megan; Lil Yachty che dice che si tratta di una presa in giro degli stereotipi misogini sulla chirurgia estetica e non un riferimento al fatto che Megan accusa Tory Lanez di averle sparato a un piede; altri e innumerevoli tentativi di decodificare le intenzioni di Drake.

È una controversia che può ricordare le reazioni incazzose a Mr. Morale & the Big Steppers di Kendrick Lamar a proposito del litigio inscenato in We Cry Together e dell’ammissione di essere stato transfobo contenuta in Auntie Diaries. La differenza è che Lamar ha invitato gli ascoltatori ad assistere a una seduta di analisi senza censure e, nel farlo, ha mal calcolato il loro livello di empatia, Drake invece rivela senza volerlo d’essere uno stronzo egoista che si rifiuta di crescere.

Her Loss non avrebbe dovuto essere così. Le premesse iniziali erano buone: rendere ancora più salda una partnership artistica che ha già toccato picchi notevoli con Sneakin’ del 2018 e Jimmy Cooks di quest’anno. La parlata tagliente, diretta, con accento canadese di Drake si mescola benissimo col flow di Savage e le sue inflessioni che fanno un po’ Atlanta e un po’ Londra. La visione del mondo del secondo, spietata ma fantastica, crea un bel contrasto con quella di una superstar che si dà un gran daffare nel mettere in mostra i suoi giocattoli costosi, le sue vacanze in Europa, le sue avventure sessuali. I due usano un trucchetto stranoto nell’hip hop: posano da rapper mascalzoni e sessisti che seducono con nonsense a base di puttane culone che hanno fatto loro dei torti.

L’album inizia in modo promettente con Rich Flex, in cui 21 Savage minaccia di “fotterti il culo”. È l’introduzione giusta per un pezzo che prosegue con “so che hai le tue cose, baby, puoi succhiarmelo?”. 21 Savage funziona nei primi pezzi, specialmente in On BS, con versi come “Non mette le mutandine quando è con me anche se potrebbe, ha rinunciato, l’ho sculacciata finché non l’ha capito”. È una delle poche canzoni di Her Loss con i due in sintonia. “Entro nel tuo pezzo e ti faccio fare la figura di chi fa un featuring”, rappa 21 Savage, con Drake che risponde: “Entro nel tuo pezzo e faccio in modo che un’etichetta discografica pensi di avere davvero bisogno di te”.

Poi però, per qualche motivo, Her Loss diventa un album di Drake, che si prende la maggior parte dei versi principali, mentre 21 Savage si ritaglia un ruolo di supporto. Ci sono anche canzoni del solo Drake (21 ha un pezzo tutto suo solo verso la fine del disco, con 3AM on Glenwood). E quando Her Loss si lascia alle spalle gli sfottò provocatori è per cadere nella petulanza tossica di Drake. In Middle of the Ocean si lamenta dei risultati non eccezionali di Honestly, Nevermind, l’incursione nella club music che ha pubblicato quest’anno, mentre in I Guess It’s Fuck Me dice che “i diavoli che conosco hanno in gran parte occhi belli, tette e progetti per farla franca”.

Poi c’è Hours in Silence, uno dei punti più bassi del disco in cui rappa “La sua pancia è piatta, cazzo / In qualche modo tiene tutta quella roba nelle viscere / Quel grasso deve essere finito tutto nel culo in qualche modo / Manco le chiedo come sia possibile / Dice che è tutto naturale / Non mi frega se dice balle”, per poi scivolare in un cantato da crooner autoindulgente: “Ti sei persa dentro di me”.

Drake e 21 Savage. Foto press

Si sa che un solo errore può trasformare un trucco in un disastro. Non è la prima volta che Drake fa commenti pesanti sul corpo delle donne (ricordate il “Tette nuove, si vedono ancora i punti” di The Ride?). Ha già detto sciocchezze sulle partner degli atleti, come nel caso di Vanessa Bryant in Stay Schemin’ di Rick Ross, e attaccato briga con tanti di quei rapper che è impossibile elencarli tutti.

Stavolta però il disco è ammantato da una cupezza che non è imputabile solo a una sequenza dei brani infelice e a una qualità ondivaga che passa da pezzi ottimi come Pussy & Millions (dove ai cosiddetti “gemelli pericolosi” si unisce Travis Scott) a scarti senza senso come Major Distribution. Anche il disco di Drake con Future del 2015 What a Time to Be Alive era altalenante, ma la vitalità della coppia copriva le pecche. È l’atmosfera gioiosa che Drake e 21 Savage non riecono a creare in Her Loss.

Sì, ai tempi di Beach Chair Jay-Z s’è tirato addosso un bel po’ di critiche. Però poi, dicendo che aveva smesso di amoreggiare in doccia e ordinare alle ragazze di spogliarsi, è riuscito a crescere come artista fino ad arrivare a incidere classici come American Gangster e 4:44. Il viaggio di un eroe è diverso da quello di tutti gli altri e ancora non si capisce come sarà quello di Drake dopo la strana cilecca di Her Loss. Ma gli fregherà qualcosa?

Tradotto da Rolling Stone US.

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