Dragonflies, il supergruppo nato da un semi-pensionamento e da un burnout | Rolling Stone Italia
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Dragonflies, il supergruppo nato da un semi-pensionamento e da un burnout

Nigel Godrich e Dhani Harrison non pensavano di mettere in piedi una band. Uno era stanco di fare il produttore, l’altro non traeva più alcuna soddisfazione dalla musica. Poi è successo qualcosa...

Dragonflies, il supergruppo nato da un semi-pensionamento e da un burnout

Nigel Godrich (a sinistra) e Dhani Harrison, i Dragonflies

Foto: Magda Kuca via Kinda

Nigel Godrich e Dhani Harrison non volevano mettere in piedi una band. Non erano nemmeno in cerca di un progetto su cui lavorare. Anzi, il primo già si pensava alla pensione, il secondo era in pieno burnout. E invece hanno fondato i Dragonflies, hanno pubblicato l’album omonimo e il progetto ha finito per rafforzare la loro amicizia e restituire loro l’entusiasmo perduto. «È stata la provvidenza», dice Harrison quando ci incontriamo a Los Angeles dopo i primi concerti del gruppo.

Diciamo che è stato il caso. Nell’autunno del 2020 Harrison è tornato a vivere in Inghilterra dopo vent’anni a Los Angeles e aver lavorato con la sua band  Thenewno2, pubblicato un disco solista d’esordio e composto colonne sonore per cinema e tv con Paul Hicks. Non provava più alcuna soddisfazione a fare quel mestiere che consisteva nel passare ore e ore a revisionare composizioni di cinque minuti, il tutto per realizzare «musica che comunque nessuno avrebbe ascoltato».

«Il tempo passava e io continuavo a pensare che quella non era la musica che volevo fare. Così a un certo punto ho detto basta». Si è dedicato al secondo album solista Innerstanding, che è poi uscito nel 2023. «Ho fatto un paio di collaborazioni con musicisti di world music, tipo cori femminili bulgari e cantanti difonici tuvani. Era un modo per tornare a godermi la musica, ero in burnout».

Intanto Godrich, che è famoso per aver prodotto Radiohead, Beck e Paul McCartney, oltre che per aver suonato negli Atoms for Peace con Thom Yorke e Flea, voleva fare un passo indietro. «La carriera non m’interessa più», speiga. «Se faccio una cosa è per il puro piacere di farla. Produrre richiede un sacco di lavoro, ci devo ricavare qualche soddisfazione. A quel punto mi interessava di più fare musica in prima persona. Un tempo era divertente produrre, ora voglio tornare alla sensazione di quand’ero adolescente e mi ritrovavo a suonare con gli amici».

Lavorare ai Dragonflies gli ha permesso di recuperare un po’ di quello spirito e lo si capisce quando incontro i due. Hanno appena fatto due concerti al Masonic Lodge dell’Hollywood Forever Cemetery e sono ancora elettrizzati per come sono andate le cose. L’entusiasmo ritrovato facendo musica insieme è contagioso, le battute abbondano.

Dragonflies - Slower (Official Music Video)

I due si conoscono da una quindicina d’anni, da quando hanno cominciato a incrociarsi ai concerti e in giro per la città, ma è stato questo progetto a saldarne il legame. Tutto è iniziato nell’autunno del 2021, quando Harrison stava lavorando a Innerstanding. Era solo, nella campagna inglese, a Henley-on-Thames, dopo mesi di lockdown. Ha chiamato Godrich. «Era un periodo in cui si cercava di riallacciare i rapport», racconta il figlio di George Harrison. Poco dopo si sono ritrovati nei rispettivi studi e il risultato è stato «molto incoraggiante», dice il produttore.

Non stavano pensando di fare chissà cosa, ma oggi Harrison ammette che sperava effettivamente che quella session accendesse per così dire una scintilla. «Quando mio padre era giovane, succedeva che suonasse con Eric Clapton e Delaney & Bonnie», racconta. «Oppure nascevano incroci tipo Derek and the Dominos e album straordinari che restavano episodi isolati… La gente entrava nelle band degli altri. Pensa a Crosby, Stills and Nash. I pezzi si spostavano da una parte all’altra e finivano per nascere collaborazioni incredibili… All’improvviso Billy Preston suonava coi Beatles, cose così. Mi piace quando succedono queste cose, ho sempre pensato che fosse una cosa che alla mia generazione mancava. In Inghilterra non avevo un mio gruppo di amici, erano tutti a Los Angeles. Nigel invece ha un suo hub, è stato come avere di nuovo un club tutto nostro, una sensazione bellissima».

Nel suo studio, Godrich ha cominciato a costruire i brani con Harrison a partire da loop su nastro, un processo “materico” col produttore che ha modellato i loop in tempo reale. «È divertente a dirla tutta e permette di generare materiale in fretta». Harrison usa un altro metodo di lavoro in studio «fatto di clic, da solo in una stanza». Godrich dice che è un po’ come invitare gli amici a casa per improvvisare qualcosa in cucina. «Lui è lo chef», dice Harrison. «Abbiamo preparato le lasagne», scherza Godrich.

A volte le session sembravano quelle di un disco hip hop, con loop e beat su cui poi i due hanno scritto le melodie e stratificato le voci. «Quando poi ci sono i testi, all’improvviso tutto torna». Nell’album Godrich suona batteria, basso e tastiere, Harrison suona la chitarra e canta. Per la formazione live hanno reclutato il batterista Joey Waronker, il chitarrista degli Strokes Nick Valensi e il tastierista Maurice Talbot.

«Siamo arrivati a un certo punto in cui ci siamo detti: questa roba dovrebbe diventare una vera band». Hanno messo insieme anche dei coristi, vista la quantità di armonie presenti nell’album, alcune delle quali sono opera del solo Godrich. «Mai avrei immaginato di finire in una band con dei coristi». Harrison invece ha sempre voluto stare in una band con dei coristi e secondo Godrich lo ha «manifestato». Hanno coinvolto anche il compositore e arrangiatore David Campbell, collaboratore di lunga data di Godrich nonché padre di Beck. «Ha un suo modo di orchestrare e costruire le parti. È il migliore al mondo», dice il produttore. «Se aggiungi le sue cose, il sound diventa panoramico».

Dragonflies - Setting Sun (Official Video)

I due stanno già pensando al futuro, anche se per ora vogliono godersi la band appena nata e assaporare per bene l’esperienza. L’album è uscito per la Dark Horse Records, l’etichetta fondata da George Harrison nel 1974 e rilanciata da Dhani nel 2020. «Ero completamente fuori dalla mia comfort zone», ammette Harrison. «È un’esperienza che ti riporta con i piedi per terra, in senso positivo».

Lavorare con Godrich lo ha spinto a farsi delle domande. «Che cosa so davvero? Che cosa mi rende felice? Che cosa voglio fare in futuro? Come posso essere più felice lavorando in modo diverso?».
«E io, in quanto tuo amico, voglio renderti felice», dice Godrich.
«È reciproco».
«Voglio renderti felice, e questo rende felice me. È meglio che andare al pub».

Da Rolling Stone US.