Un marine giovane, stupido, feroce e “full of cum” racconta la sua vita di merda. Calandosi nei suoi panni, Tom Waits non fa sconti né al personaggio, né a chi lo manovra. Ci sono città che bruciano, il pensiero ricorrente del sesso, la violenza. I soldati sono nelle trincee a marcire e lì resteranno finché “non troveranno Jimmy Hoffa”, che come è noto è sparito nel nulla nel 1975 e di cui non si è mai trovato il cadavere. E intanto a Washington ci sono idioti in giacca e cravatta che siedono in stanze con l’aria condizionata e tappezzate da poster militari. Sono quelli che manovrano le vite altrui con “campagne politiche costruite sul sangue che riescono a estrarre, plasmano il tuo mondo, un soldato è solo argilla”. Da una parte terra, sangue, cartilagine, sperma. Dall’altra un potere politico lontano che legifera trasformando “il carbone in diamante”.
La voce e lo stile dell’americano, la musicalità dei Massive Attack e un video in arrivo diretto dal gruppo con Thefinaleye: è tutto giusto. Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, è uscita Boots on the Ground, la collaborazione inedita tra i Massive Attack e Tom Waits. È un testo contro la guerra, ma senza slogan, com’è del resto nello stile dell’artista che è autore di Hell Broke Luce di cui riprende in qualche modo il tema. Anche in quel caso si calava nei panni di un militare, probabilmente Jeffery “Jeff” Lucey (da cui il gioco di parole del titolo con l’espressione “all hell broke loose”), chiedendosi: “Com’è possibile che i soli responsabili di questo disastro abbiano il loro misero culo inchiodato a una cazzo di scrivania?”.
Per atmosfera e musicalità Boots on the Ground è una canzone che rientra nel mondo dei Massive, con Waits per la prima volta nel ruolo di cantante e co-autore con loro. Prodotta da Robert Del Naja, Grant Marshall e Stew Jackson (che suona chitarra e synth), è scritta da Marshall, Jackson e da Waits con la moglie e collaboratrice Kathleen Brennan. Ai cori c’è anche Casey Ways, il figlio di Tom. Al posto del lieto fine non può che esserci la morte: il soldato “freddo e caldo come lo zoccolo di Satana” ammazza un nemico che non conosce e lo guarda crepare mentre “soffoca nella saliva, diventa blu, spruzza sangue scuro, si accascia e cade”. E alla fine tutto quello che trovano del morto sono i suoi “boots on the ground”, espressione idiomatica che viene usata per indicare le operazioni in cui si mandano militari sul campo (ad esempio dagli Stati Uniti in Medio Oriente) e che qui ha un significato decisamente letterale. Commento dei Kneecap su Instagram: 🔥🔥🔥🔥🔥.
Gli hashtag con cui i Massive hanno presentato la canzone, #IceOut e #NoWar, hanno in qualche modo anticipato il tema, anche se Boots on the Ground non è e non avrebbe potuto essere una canzone di protesta nello stile di Streets of Minneapolis di Bruce Springsteen. «Questa canzone arriva in un periodo caotico», dicono i Massive in un comunicato. «In tutto l’emisfero occidentale, l’autoritarismo degli Stati e la militarizzazione delle forze di polizia si stanno nuovamente fondendo con politiche neofasciste. Visto nel contesto dell’emergenza americana, sia in patria che all’estero, questo pezzo è attraversato da impulsi spietati e da una mente alla deriva».
La canzone non si trova su Spotify, ma su Apple Music, YouTube e altri servizi di streaming. A novembre la band aveva annunciato che nel 2026 avrebbero pubblicato nuova musica, «una serie di brani che abbiamo realizzato negli ultimi anni», e che non sarebbe stata disponibile sulla piattaforma svedese. «Il peso economico che da tempo grava sulle spalle degli artisti» scrivevano a settembre i Massive a proposito di Spotify «è ora aggravato da un peso morale ed etico giacché i soldi dei fan e degli sforzi creativi dei musicisti finiscono per finanziare tecnologie letali e distopiche. Ora basta, più che basta. Un altro modo di fare le cose è possibile». Il riferimento è agli investimenti di Daniel Ek in una azienda (Helsing) impegnata nello sviluppo di tecnologie militari. La band ha chiesto a Universal Music Group di rimuovere il suo catalogo dalla piattaforma di streaming, ad oggi vecchi dischi come Protection o Mezzanine ci sono ancora.
Boots on the Ground è il primo pezzo dei Massive per l’etichetta Pias (Play It Again Sam), il primo di una serie di uscite previste in corrispondenza dei prossimi concerti della band. «In un periodo come quello che stiamo vivendo» dice in un comunicato Russell Crank, direttore A&R della Pias «sostenere una voce importante come quella dei Massive Attack è un privilegio. Siamo impegnati al fianco di Rob e Grant e dell’arte che continuano a creare, così come dello straordinario lavoro che stanno per condividere quest’anno».
Non è ancora chiaro quando Boots on the Ground è stata realizzata e se farà o meno parte di un EP o di un album, o se nel corso dell’anno continueranno a uscire solo singoli. L’ultimo lavoro dei Massive è il progetto audiovisivo Eutopia uscito nel 2020, ma l’ultimo album vero e proprio è Heligoland del 2010. L’ultimo disco di Waits è Bad as Me del 2011 anche se nel frattempo ha pubblicato alcuni rari pezzi tra cui la cover di Bella ciao con Marc Ribot.














