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Diventare adulti è complicato: la fine del sogno Brockhampton

In dieci anni il collettivo è passato dall'essere l'utopia di un gruppo di ragazzi texani a boy band pop-rap di fama mondiale. 'The Family' è il loro disco di addio anche se a cantarci è rimasto solo Kevin Abstract: a volte crescere significa fare a pugni con tutti

Foto: Robert Gauthier/Los Angeles Times via Getty Images

Quanto è difficile crescere e lasciare la muta della giovinezza, rimanere nudi, vestire i panni dell’età adulta. Crescere significa, prima di tutto, saper accettare dei compromessi e, in particolare, saper lasciare indietro qualcosa, accettare che ci siano delle chiusure, delle conclusioni.

La travagliata conclusione del collettivo Brockhampton è l’emblema di questo fatidico passaggio. A inizio anno la band aveva cancellato le rimanenti date del tour (esclusi i due show di addio a Londra e al Coachella), annunciando di fatto la fine del progetto. Solo che c’era un contratto con la RCA da onorare (si parla di 15 milioni di dollari) e quindi ancora un disco in studio da pubblicare. TF, The Family, era stato annunciato proprio alla fine di quell’ultimo live al Coachella, ma nessuno si aspettava che in quel disco non ci fossero più i tanti membri della band, come di consueto, ma solo lui, il leader della crew, Kevin Abstract.

“Dio, per favore, non farmi crescere” canta Kevin Abstract in Prayer, uno dei brani più emotivamente coinvolgenti di The Family, “amo questi ragazzi così tanto”. The Family è un testamento, sanguinoso e sincero, con cui Abstract conclude un’avventura che ha segnato la sua intera giovinezza. A soli 26 anni, il rapper texano è ancora un ragazzo nonostante otto dischi (senza contare i mixtape) a nome Brockhampton (The Family è stato seguito, il giorno dopo, da TM, un disco di inediti registrati dalla band nel 2021 e conclusi a posteriori da uno dei componenti, Matt Champion) e tre album da solista. Ma perché nel disco di addio dei Brockhampton c’è solo Kevin Abstract?

“Ci vediamo? Difficilmente / Le cose che abbiamo fatto assieme? Divine / Abbiamo firmato per troppi album? Probabilmente” rappa Abstract in Gold Teeth (il brano più Kanye West del disco, non a caso la band si è conosciuta in adolescenza in un fan forum dedicato a Ye), ammettendo – come lungo tutto l’album – che il deteriorato rapporto tra i membri sembra essere oramai irrecuperabile, visto che pare siano stati gli stessi a non voler partecipare a quest’ultimo lavoro; il brano infatti continua con un passaggio che lascia poco spazio alla magia: “Ho fatto questo disco solo per poter chiudere quel contratto / quindi non chiedetemi se ci parliamo ancora”.

Come ogni adolescente che si appresta a diventare adulto, i sentimenti di Abstract all’interno di The Family rimbalzano tra nichilismo e amore, rabbia e nostalgia. Il rapper, come da sue parole, non ha timore di “trasformare tutto in arte” (da Good Time), nemmeno le ferite più private, come il suo rapporto con la band e l’alcolismo esplicato in Brockhampton, il brano di chiusura del disco: “C’erano problemi prima di Roadrunner [il disco del 2021, nda] / durante Iridescence [l’album del 2018, nda] non ero lì per i miei fratelli / poco presente, più focalizzato in cattive relazioni / andava bene per la mia immagine, mi ci sono perso dentro / è stato il momento in cui ho iniziato a bere, a perdere la mia fame”. E ancora: “Eravamo un esercito, ricordate i piani che avevamo? Ricordate quando non facevamo le prove così in fretta? Ricordate quando andare in tour non era solo una questione di soldi? […] / Avrei voluto sapere che firmare quel contratto avrebbe cambiato tutto”.

E ancora, stavolta in All That: “Ogni cosa è andata a rotoli dai BRIT Awards [la band venne invitata alla cerimonia nel 2019, ma Abstract non si presentò, nda] / quando ho deciso di non farmi vedere e di non mostrare supporto / perché stavo preparando la mia carriera solista prima ancora di andare in tour con la band […] Mi mancava Ameer [Vann] e per questo io e Dom [McLennon] abbiamo continuato a litigare / non avrei dovuto dire quello che ho detto / sarei dovuto andare in terapia piuttosto”. Qui Abstract fa riferimento in primis alla sua fortunata carriera da solista che dal 2014 al 2019 l’ha portato ad incidere tre album ma, soprattutto, a uno dei momenti più duri della carriera dei Brockhampton, la dipartita di Ameer Vann, a cui Abstract qui dedica un intero brano, Any Way You Want Me.

Vann, il cui volto appare sulla copertina dell’album del 2017 Saturation III, nel 2018 viene accusato da alcune ragazze di condotta sessuale inappropriata venendo immediatamente allontanato dalla band. Abstract, amico da sempre di Vann, però, pare non abbia mai accettato la scelta della band, accusando gli altri di aver abbandonato un membro della famiglia. Anche il disco che i Brockhampton stavano preparando nel 2018, Puppy, non ha mai vistola luce anche se lo stesso Abstract ha di nuovo twittato (e non è la prima volta) che vorrebbe far uscire quell’album nonostante il veto degli altri. “Questa è una relazione tossica / Questo è quello che è diventata la nostra amicizia”, rappa in Good Time.

In questi dieci anni, quei teenager con il sogno di diventare rapstar à la Kanye West sono cresciuti e hanno dovuto fare i conti con la realtà: la magia è stata divorata dal successo e dall’ego (“Quando gli assegni si sono fatti più importanti è diventato più difficile lasciare / ognuno aveva un ego ora, immaginatevi essere me”, da The Family), il silenzio testardo si è fatto sempre più assordante (“Non ho niente da dire, non ho niente da dare / questo è il motivo per cui ho fatto questo disco […] A volte vorrei potessimo parlare, ma non ho niente da dire”, da My American Life) e il sogno comunitario di rivalsa si è rotto per sempre (“Possiamo riformare la band e tornare ad essere civili tra di noi di nuovo? […] Sono alla ricerca di amici quando sono il primo a chiudere i rapporti”, da 37th o “Ho sperato che qualcuno di voi mi chiamasse”, da Brockhampton).

Nonostante tutto, però, sabato, a due giorni dall’uscita di The Family, i Brockhampton si sono ritrovati per un ultimo concerto assieme al Fonda Theatre di Los Angeles. Inizialmente sul palco si è presentato solo Abstract che ha cantato la seconda strofa di Big Pussy (in cui appare il verso “il gruppo si è sciolto senza essere nell’album”), l’unico brano in scaletta di The Family, prima che gli altri componenti del collettivo lo raggiungessero per il resto dello show, un viaggio attraverso i sei precedenti dischi della band, che ha davvero avuto il gusto dell’addio. “Ho trasformato la mia amicizia in un business e poi in un impero / [..] questa è la fine che tutti noi volevano, no?”, da The Ending.

I Brockhampton hanno segnato una pagina fondamentale dell’hip hop, «inglobando la cultura americana nera quanto quella bianca e portando a contrasto il mondo dell’hip hop classico con quello del pop e del pop-punk da MTV, aprendosi a tematiche più ampie, contemporanee e minoritarie, come la rappresentanza gay nel rap americano (Abstract è apertamente omosessuale)», scrivevamo a lato del loro primo addio. La più grande boy band di tutti i tempi, come loro stesso si sono sempre definiti, ha incarnato un punto d’unione tra i Wu-Tang Clan e gli NSYNC, tra Odd Future e One Direction e non è un caso che in The Family sia presente proprio uno dei volti più conosciuti del Wu-Tang, RZA, che nell’intro di Boyband dice: “Penso che la cosa che vi rende speciali, e che gli altri non hanno, è proprio quell’elemento che voi definite boy band, nessun altro ce l’ha”.

Ora che l’esperienza del collettivo, proprio come l’adolescenza, è terminata faticosamente con un gusto agrodolce, “alzati dal tuo posto, muoviti, lo show è finito”. La band mancherà ai suoi fan, certo, ma sicuramente anche agli stessi membri (“La band già mi manca” ripete ossessivamente Abstract in Prayer) di cui è stata parte fondamentale della vita, e della crescita. “Ogni adolescenza coincide con la guerra”, cantavano i Tre Allegri Ragazzi Morti, e ora per Abstract e gli altri componenti del collettivo inizia un nuovo capitolo della vita: l’adultità.

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