All’Ariston c’è chi cerca la consacrazione e chi, come Ditonellapiaga, porta il dissenso. Come quello dichiarato in una lunga lista di cose che non le piacciono e vorrebbe cambiare contenute in Che fastidio!, il suo ritorno in gara nel 2026. Un pezzo che suona come un’irruzione più che una proposta. Ce lo ha confermato quando l’abbiamo incontrata prima di partire per il Festival: «Il mio brano a Sanremo è un calcio in faccia».
Non è una provocazione fine a se stessa, ma nasce da uno sfogo reale: una discussione con i suoi discografici («che poi ha avuto un epilogo positivo») e la sensazione crescente di alienazione verso certi rituali sociali che le stanno stretti. «Delle cose che elenco, di alcune faccio parte anch’io. Non c’è arroganza o cattiveria, ma simpatia. Come quel parente che vedi a Natale e che, a volte, potrebbe tenersi per sé quello che dice».
Il brano ha un mood da club traportato all’Ariston, con l’orchestra. «È un pezzo che non mi aspettavo che avrei cantato su quel palco». Ma forse è proprio grazie a quell’attrito che può esplodere. C’è chi lo accosta a Nuntereggae più di Rino Gaetano. Lei frena: «Non è stata un’ispirazione, anche se lo conosco». La prima a farle notare la somiglianza è stata Donatella Rettore, che ci ha visto «una versione 2.0» di quell’evergreen: «Sono contenta che abbia notato la somiglianza». Insomma, se non è un omaggio, ma almeno c’è una parentela nell’usare l’ironia per scoperchiare le ipocrisie.

Ditonellapiaga. Foto: Ilaria Ieie
Del resto, Ditonellapiaga si è sempre mossa nella zona di frontiera che in molti faticano a etichettare. E ne è consapevole: «Mi dicono troppo pop per l’underground e troppo underground per il pop. Per me non è un problema, è una virtù da custodire. È il mio approccio più istintivo». Infatti la sua reazione è consequenziale: «Quando le strade diventano due io scelgo una terza via». E lì che «mi riconosco al 100%».
La sua traiettoria di vita, d’altronde, sembra un po’ come quella della sua musica. In particolare quando ci annuncia di aver preso la patente a 29 anni, poche ore prima dell’incontro: «Dici che ho delle strane priorità nella vita? Effettivamente è un po’ tardi per prendere la patente, ma è altrettanto incredibile che siano arrivate prima quattro partecipazioni al Festival. Anche in questo mi confermo controcorrente, no?».
Non sarà che Margherita Carducci, questo il suo nome all’anagrafe, dietro la caricatura della popstar nasconde un universo molto più complesso? Già per l’album Camouflage, del 2022, aveva vinto la Targa Tenco per la migliore opera prima. E quando ricorda la Vanoni, con la quale ha collaborato e andava a cena («un’intellettuale» e «una perdita culturale»), forse ci svela che Ornella, nello sceglierla, aveva intravisto in lei delle qualità più profonde: «Non mi posso definire da sola un’intellettuale, ma se lo fai tu mi lusinghi», scherza. Ma subito dopo torna seria: «Penso di avere dei contenuti nelle canzoni che scrivo, ma sempre con leggerezza». Dire cose serie attraverso un sorriso che fa pensare, questa la sua cifra.
Come nel nuovo disco Miss Italia (in uscita il 10 aprile), che nasce «da un mio momento di crisi e non è legato all’amore». Viene invece da «un rapporto con me stessa, le mie aspettative e i miei sentimenti». La copertina lo racconta in modo esplicito. C’è lei in versione Miss Italia, ma con baffi e corna disegnati: «È incentrato sul rapporto con me stessa e rispetto ai canoni. Avevo un’immagine di me troppo forzata, finta, sempre sorridente, che voleva piacere a tutti. E per quello la Miss Italia sono io, ma imbrattata, che gioca tra parte più spontanea e quella che, a un certo punto, si sente di dover essere accessibile, educata e coccolosa».
E stavolta mette in discussione davvero tutto, anche il nome d’arte: «Spesso è stato percepito come respingente. Ho vissuto delle reticenze in un progetto come il mio, che non è un progetto edulcorato. Ho una irriverenza che non è ben pettinata». Le avevano suggerito di cambiarlo: «C’è stato un momento di confusione in cui aderire a un modello che io non sono e non sarò mai. Mi faceva stare male e, tra l’altro, non funzionava». Così Ditonellapiaga è rimasta Ditonellapiaga, anche a costo di non piacere a tutti.
Nel frattempo si prepara alla serata cover con Tony Pitony, una delle rivelazioni musicali più apprezzate e criticate allo stesso tempo, sulle note di The Lady Is a Tramp: «Non potevo scegliere un partner migliore. È un maestro di ironia e irriverenza e ha una vocalità sensazionale. Musicalmente faremo qualcosa di molto diverso dal mio brano in gara». E sottolinea le sue doti attoriali: «Per me è come Checco Zalone».
Dopo Sanremo? «Mi piacerebbe una vacanza, solo che non sarà possibile. Più avanti voglio fare un viaggio lungo, che sia rilassante e fonte di nuove ispirazioni». Prima, però, c’è ancora un Festival da affrontare e poi, in autunno, il ritorno nei club: il 27 novembre all’Atlantico di Roma e il 30 novembre al Fabrique di Milano. La dimensione più fisica e meno patinata della musica dove, forse, il fastidio diventerà un piacere.















