Diodato a Sanremo 2024, voglia di leggerezza | Rolling Stone Italia
Festival che vieni, Festival che vai

Diodato a Sanremo 2024, voglia di leggerezza

Nel 2020 ha vinto con ‘Fai rumore’. Causa Covid non ha potuto godersela fino in fondo. Ora torna con ‘Ti muovi’ non con spirito di rivincita, ma per esprimere «un senso di abbandono e di liberazione. Grazie al Festival, sono diventato parte della vita delle persone»

Diodato

Diodato

Foto: Alessio Albi

Sono passati quattro anni da quando Diodato ha fatto rumore sul palco dell’Ariston, quattro anni da quando le persone hanno iniziato a fermarlo per strada e quattro anni da quando una pandemia ha per la prima volta paralizzato la musica dal vivo e l’intera filiera dello spettacolo. Viene quindi da pensare che quella di Diodato a Sanremo 2020 sia stata un po’ una vittoria a metà non avendogli dato la possibilità di sfruttare a pieno l’onda lunga del successo di chi primeggia al più importante evento televisivo italiano. A pensare negativo verrebbe da dire che con lui il Festival non ha mantenuto del tutto la sua promessa e che questo Sanremo 2024 possa rappresentare per il cantautore tarantino anche la possibilità di provare a prendersi quello che quattro anni fa era rimasto in sospeso.

È raro però che Diodato pensi negativo e per lui quel 2020 è rimasto un gigantesco motore di crescita artistica e personale i cui frutti sono sfociati anche nella sua Ti muovi, in gara a Sanremo 2024, e nell’album in presa diretta che farà seguito al Festival: «Sicuramente mi è dispiaciuto non poter fare alcune cose in maniera “normale”, ma mentirei se dicessi che mi sono sentito fortemente penalizzato. Sono molto consapevole di cosa può darti e cosa può toglierti il Festival. Mi ha permesso di crescere moltissimo e per la prima volta la mia musica è diventata qualcosa di veramente importante. I riscontri che ho ricevuto dalle persone vanno oltre l’apprezzamento, mi hanno fatto pensare che per la prima volta avevo ottenuto esattamente quello che avevo sempre desiderato: diventare parte della vita di qualcuno come a me era successo con gli artisti che amavo da ragazzino».

Se quando ha conquistato il podio di Sanremo Diodato si era presentato sul palco dell’Ariston per consacrare e confermare la sua identità artistica, con questo ritorno al Festival punta invece nella direzione dell’evoluzione e dell’apertura della sua musica a nuovi stimoli e suggestioni, raccolti suonando accanto ai suoi musicisti, lasciando riaffiorare emozioni sedimentate nel tempo e confrontandosi con le persone a lui care. Ti muovi è un brano che vuole esprimere «un senso di abbandono e di liberazione». Non aspettatevi grandi svolte, lo stile di Diodato è perfettamente riconoscibile ma forse per la prima volta la musica sembra avere un ruolo più importante rispetto al cantato. Meno intensa e immediata di Fai rumore, la canzone ha un tocco cinematografico che si dimentica i fiori dell’Ariston e ci trasporta in un film vecchio stile.

Non è dato sapere se a livello di arrangiamenti avrà lo stesso sapore la prossima pubblicazione dell’artista, un disco che include una manciata di brani già editi del suo repertorio registrati dal vivo alle Officine Meccaniche, storico studio di registrazione milanese di Mauro Pagani. «Ci sarà anche una diversa versione di Ti muovi. I brani non sono necessariamente i più famosi ma più che altro quelli che ho suonato molto dal vivo. Mi è venuta voglia di suonare gli strumenti: suono molto la chitarra in questo album, c’è un aspetto “sporco” che mi piace. Ho voluto anche introdurre i fiati, per esempio, che non ho mai amato molto ma che ora vedo diversamente», racconta individuando una via per i suoi prossimi capitoli musicali. «Sono convinto che la mia direzione ora sia far suonare gli strumenti e arricchire l’aspetto musicale. L’esperienza di questo album mi ha fatto pensare a quello che vorrei in futuro: il calore degli strumenti sempre più presente».

È il quarto Sanremo per Diodato che esattamente 10 anni fa ha fatto il suo debutto in Riviera con Babilonia nella sezione Nuove Proposte. Non è l’unico anniversario a cifra tonda per l’artista che per la serata delle cover ha scelto di esibirsi, accompagnato da Jack Savoretti, in Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De André, scomparso 25 anni fa. Inclusa anche nel primo album (E forse sono pazzo, 2014) di Diodato, la cover ha avviato un ingranaggio che a cascata ha portato il cantautore a comporre Babilonia e a proporla poi al Festival. Neanche da chiedere quindi il perché di questa scelta, all’origine della lunga storia d’amore tra il cantautore e la rassegna ligure. Una storia che gli ha insegnato, tra le altre cose, che la leggerezza non basta mai quando si tratta di affrontare il circo sanremese: «È un evento che ti mette davanti a certi obblighi, magari distanti dal tuo modo di essere. Ma negli anni ho imparato a divertirmi di più, a liberarmi un po’ dall’attitudine che dà sempre un certo peso alle cose. Cerco di affrontare ciò che è distante dal mio modo di essere con leggerezza, come una sfida per vedere come riesco a esprimermi attraverso quel canale».

Ancora una volta il bicchiere è mezzo pieno, come quando ripensando al suo post Sanremo 2020 Diodato più che agli ostacoli e allo stop forzato pensa che quello che ha potuto fare in quel periodo non si sarebbe mai realizzato in una situazione più ordinaria: «Penso ad esempio a quell’esibizione all’Arena di Verona che mi ha permesso di fare il giro del mondo ma anche al fatto che quando abbiamo ripreso a suonare il tour aveva un impatto emotivo pazzesco, sembrava qualcosa di molto speciale, era di nuovo un ritrovarsi, guardarsi negli occhi e provare insieme delle emozioni». Le stesse che esprime Diodato ascoltando Ti muovi in cassa, nella sede della sua etichetta, tenendo il ritmo e sorridendo soddisfatto a qualche giorno dall’inizio del Festival. Il suo Sanremo Diodato l’ha già vinto, ora vuole solo ballare e divertirsi davanti alla macchina da presa di un set cinematografico.

Altre notizie su:  Diodato Sanremo Sanremo 2024