Dee Dee Ramone mi è apparso per dirmi di non mollare | Rolling Stone Italia
Rockfanie

Dee Dee Ramone mi è apparso per dirmi di non mollare

Apparizioni e manifestazioni di rocker defunti non sono solo il frutto di mitomania e complottismo, ma anche fantasie per «allenarsi a sopravvivere». Il caso di un libro devozionale sul bassista dei Ramones

Dee Dee Ramone mi è apparso per dirmi di non mollare

Dee Dee sul palco coi Ramones

Foto: ARTCO-Berlin/Ullstein Bild via Getty Images

Nizza, primavera 2019: Kurt Cobain, al tavolo di un bar, si gode il sole della Costa Azzurra. Indossa la stessa giacca leopardata e gli stessi occhiali ovali bianchi (una vera icona dell’era grunge: i Series 6558 griffati Christian Roth) visti in una famosissima sequenza di scatti firmati da Jesse Frohman, nel 1993. Sembra piuttosto rilassato per essere uno che è morto 25 anni prima: probabilmente si gode un drink o un cappuccino. La foto dell’“apparizione” finisce su Twitter con tutto ciò che ne consegue, alluvione complottista inclusa.

Elvis, The King, si “manifesta” – e con una certa frequenza – addirittura fin dal pomeriggio del giorno dell’annuncio della sua morte. Jim Morrison è stato avvistato più volte nel corso dei decenni e la più recente è di pochi anni fa: nel 2019 un uomo sostiene di averlo immortalato, ormai anziano e ingrigito, in sella di una bici e intento a pedalare a New York. Circola anche un video in cui “l’apparso” saluta in direzione della videocamera. Altri hanno sostenuto in passato di averlo visto in Oregon in un ranch di sua proprietà, altri di averlo incontrato nei panni di muratore.

Insomma, al netto delle varie teorie complottiste sulle morti inscenate (o tenute nascoste al mondo, come nel famoso caso di Paul McCartney) di musicisti-icona, si innesta una componente quasi mistica sulla fenomenologia degli avvistamenti post-mortem delle rockstar. Proprio come nella ben più spirituale arena in cui entrano in gioco fede e religione.

Apparizioni e manifestazioni di figure religiose assortite (tecnicamente si parla, in genere, di cristofanie, mariofanie e angelofanie) sono un grande classico da secoli. Addirittura, nel 1978, la Chiesa ha emanato un documento per regolamentare questi fenomeni alla luce di sette criteri ben precisi, così riassumibili: informazione sufficiente, ortodossia, trasparenza, segni, salute e patologia dei veggenti, frutti e giudizio della Chiesa.

In poche parole, se vedi la Madonna, un arcangelo o il Cristo (e magari ci scambi anche quattro parole… chissà che non ci scappi qualcosa come un altro segreto di Fatima o i numeri del lotto per un ambo secco su tutte le ruote), può innescarsi un procedimento di valutazione articolato in più gradi, fino a giungere a quello supremo, ossia il parere della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, che può essere interpellata per indagare e deliberare sui fatti. Se le condizioni sono soddisfatte, siamo ufficialmente in presenza di un’apparizione, ossia un dono dello Spirito Santo che «aiuta a discernere i segni del tempo secondo il Vangelo». Ma, attenzione: per la natura intrinseca del cristianesimo, che è «esperienza d’amore», ogni cristiano è anche un mistico, capace quindi di essere protagonista di rivelazioni e/o di visioni. Proprio come nel rock.

Solo che, in questo caso, si fa a meno di bolle papali, Sacra Congregazione e commissioni di giudizio. Ed è sempre una questione di fede vera e propria, non necessariamente di complottismo. Rivelazioni, esperienze d’amore, visioni: chiamiamole come vogliamo. Il punto è che l’apparizione della rockstar deceduta ha la stessa valenza di una “fania” (a scelta: cristologica, madonnara, arcangelica, santino-calendaristica…), per i fan devoti: un messaggio di speranza veicolato da un’entità “santa” la quale può fornire una chiave di lettura del presente o, molto più semplicemente, un segno per dare una sorta di incoraggiamento per superare momenti difficili. Quindi: perché no? In quest’ottica, santo (in accezione tanto cristiana, quanto inerente ad altre religioni o, meglio ancora, panteistica) può essere sicuramente anche un rocker morto di overdose, per fare un esempio.

È proprio partendo da questo punto di vista che nasce e si concretizza un volumetto agile, che unisce l’idea del divertissement a quella della riflessione profonda, firmato dall’artista e illustratore spezzino Manuel Cossu (che, diamo a Cesare quel che è di Cesare, è anche noto per essere il batterista dei Manges, una delle band più apprezzate e longeve del panorama punk-rock/pop-punk italiano). Il titolo, deliziosamente lapalissiano, è Dee Dee Ramone – Apparizioni ed è uscito per l’editore Andante.

Da ‘Dee Dee Ramone – Apparizioni’

Il libro è un rinnovato gesto d’amore di Cossu nei confronti di Dee Dee Ramone (Douglas Glenn Colvin, il bassista della formazione classica dei Ramones, mancato il 5 giugno del 2002 per un’overdose di eroina) e, trasversalmente, ai Ramones, la band che più lo ha segnato e che lo accompagna da sempre nella sua vita. In pratica, nell’arco di 28 illustrazioni, nel suo stile riconoscibilissimo all’insegna di una sorta di urgenza punk che si materializza sul foglio, Cossu documenta in forma di finto dossier del Vaticano altrettante fanie in cui Dee Dee gli si sarebbe manifestato post-mortem, in giro per il mondo. O forse, in un gioco di specchi ancora più intrigante con un ribaltamento di prospettiva radicale, è stato Cossu ad apparire alla leggenda di Dee Dee in modo da poterla poi reiterare, ribadire e rinvigorire con le sue opere.

Le situazioni immortalate con schizzi veloci, quasi fossero vecchie Polaroid rubate trovandosi casualmente nel proverbiale posto giusto al momento giusto, sono davvero di ogni tipo. Ora semplici e quotidiane (apparizione n. 15, Dee Dee Ramone sulla scala di un centro commerciale di Bangkok, il 5 aprile 2016, o la n. 21, in cui lo vediamo a Rimini), ora divertenti (Dee Dee comparsa in una puntata di Law & Order il 1° maggio 2017), ma anche assurde (novembre 2020, Dee Dee cassiere in un supermarket del New Jersey sbaglia a dare i resti ai clienti) o tragiche (il climax è l’ultima apparizione, non datata: Dee Dee su un autobus di linea con «la solita scimmia sulla schiena da portare come una croce»).

Ma a colpire è che nel compiere questo gesto artistico bizzarro e un po’ misterioso, l’autore lancia anche un messaggio sul senso della vita. Come scrive in quarta di copertina: «Queste apparizioni non sono una storia punk rock. Sono una storia di allenamenti, allenarsi a vivere, allenarsi a sopravvivere e allenarsi a sparire. Mescolare il presente, il passato e il futuro e tirarne fuori la sopravvivenza. […] Ed è tutta una storia di sopravvivenza. San Dee Dee Ramone, il santo dei sopravvissuti a noi stessi». Che è, per tornare a bomba su un concetto già accennato, il bisogno a cui va a sopperire qualunque fenomeno di fania, sia essa mistico-religiosa, rock o di altra natura: trovare la forza (o ricordare di averla) di tirare avanti, come si legge nella bella postfazione al libro firmata da Luca Arnaudo, «resistendo al disincanto del mondo che ci consuma, rimanendo disposti a percorrere la verità della propria vita».

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