Date l’Oscar a Jonny Greenwood | Rolling Stone Italia
Suoni e visioni

Date l’Oscar a Jonny Greenwood

Il chitarrista dei Radiohead ha una lunga esperienza come compositore per il cinema e non solo. È ora che l’Academy lo premi per la colonna sonora di ‘Una battaglia dopo l’altra’ di Paul Thomas Anderson

Date l’Oscar a Jonny Greenwood

Jonny Greenwood coi Radiohead a Bologna, 14 novembre 2025

Foto: Alex Lake

Paul Thomas Anderson era a Rotterdam per il Film Festival del 2003. Sorpreso da un acquazzone, ha trovato riparo in un cinema. Davano un film costruito su materiali d’archivio, una sorta di documentario sulla vita umana intitolato Bodysong. Più che un film tradizionale, un trip. È rimasto colpito dalla colonna sonora, una miscela originale di synth laceranti, intermezzi jazz, ritmi motorik, fughe di pianoforte che sembrano apparire e scomparire, arrangiamenti per archi celestiali e commoventi. Quella musica avant-noise perfetta per le immagini del film era stata composta dal chitarrista di una delle rock band più popolari del pianeta. «Ovviamente conoscevo il lavoro di Jonny Greenwood coi Radiohead, ma mi sono innamorato di quel che aveva fatto per il film», ha spiegato il regista.

Anderson si è chiesto se musiche come quelle di Bodysong fossero adatte al film che stava lentamente prendendo forma nella sua testa, la storia di un magnate del petrolio d’inizio Novecento. Anni dopo si è imbattuto per caso in una registrazione di Popcorn Superhet Receiver, una composizione di Greenwood per la BBC Concert Orchestra. Anderson ha provato a sincronizzarla con una sequenza che aveva girato per il film che sarebbe poi diventato There Will Be Blood (in Italia Il petroliere). Funzionava, eccome. «Non conoscevo Paul», ha detto Greenwood al New Yorker nel 2021. «Mi ha scritto: “Posso usarla nel film? Hai voglia di scrivere altro?”».

Il risultato è una colonna sonora particolarmente audace, ma anche l’inizio di un bel rapporto di amicizia e di una collaborazione unica tra suoni e visioni. È impossibile pensare a Il petroliere senza sentire nella testa la musica di Greenwood, che sia l’impetuosa Future Markets che accompagna l’arrivo in città dei cercatori (un brano che Greenwood ha detto essere vagamente ispirato a un suggerimento di Anderson, che voleva una cosa da predatori tipo Lo squalo) o i violini dolenti di HW/Hope of New Fields. Si possono cogliere frammenti del materiale più sperimentale del periodo di Kid A e Amnesiac, ma la musica attinge anche alla passione di Greenwood per la classica e alla sua ossessione per il compositore polacco Krzysztof Penderecki e le sue opere dissonanti e piene di bordoni. È la colonna sonora perfetta da ascoltare mentre passeggi in un parco, pulisci casa o ammazzi qualcuno a colpi di birilli sulla tua pista da bowling privata.

Il fatto che la colonna sonora di There Will Be Blood non sia stata giudicata idonea agli Oscar giacché conteneva materiale composto in precedenza da Greenwood, in particolare elementi di Popcorn Superhet Receiver, e dunque non poteva essere considerata interamente originale è per molti cinefili l’equivalente di un crimine contro l’umanità. Si spera che si debba allertare la corte penale internazionale dell’Aia il 15 marzo, quando si terrà la cerimonia degli Oscar. Greenwood è infatti candidato per la miglior colonna sonora di One Battle After Another (in Italia Una battaglia dopo l’altra), sempre di Anderson. È la sua seconda nomination che deriva da una collaborazione con PTA dopo Phantom Thread (Il filo nascosto) e la terza in assoluto dopo quella per Il potere del cane di Jane Campion. È ora che Greenwood aggiunga “vincitore di un Oscar” al suo cv. One Battle non sarà il suo capolavoro e la concorrenza è agguerrita, ma è degna di un Oscar e rappresenta un interessante capitolo evolutivo del lavoro svolto dal musicista con un regista unico nel suo genere.

Dopo Blood, Greenwood è stato coinvolto nel film successivo di Anderson, The Master (2012), incentrato sul rapporto tra un guru spirituale (Philip Seymour Hoffman) e un veterano della Seconda guerra mondiale (Joaquin Phoenix). Qualsiasi somiglianza con movimenti reali della metà del Novecento poi sfociati in vere e proprie sette era, ehm, puramente casuale. Il modo in cui Greenwood evocava le colonne sonore dei film di quell’epoca era invece intenzionale, e si sentono molti brani stratificati e sinfonici che non avrebbero sfigurato in un melodramma degli anni ’50. O almeno, così inizia la colonna sonora. Quando il film scivola lentamente in territori della guerra psicologica, la musica inizia a diventare stramba, riflesso di un crollo mentale.

Able-Bodied Seaman parte con quello che sembra un basso scordato, o forse un gigantesco elastico pizzicato, mentre strumenti a percussione esotici vengono colpiti a intervalli irregolari. Quando arrivano gli archi, nemmeno il suono più tradizionale delle parti di violino riesce ad attenuare il disagio. Arrivati a Baton Sparks, il mix di un’apertura violenta alla Bernard Herrmann e di quello che sembra un coro stridente di strumenti trasmessi dall’interno di uno sciame d’api è sufficiente per metterti addosso un’inquietudine che non se ne vuole andare. È un’altra fusione di bellezza e dannazione, e dimostra di nuovo l’abilità di Greenwood nel mescolare suoni dissonanti con suite classiche standard in un modo che non dovrebbe funzionare. E che invece funziona.

Anderson l’ha voluto anche per Inherent Vice (Vizio di forma), adattamento noir hippie del romanzo di Thomas Pynchon. È un film con Joaquin Phoenix al massimo della forma, Josh Brolin che consuma l’equivalente di un intero raccolto di Humboldt County e la sensazione di collasso generale degli anni ’70. È anche un racconto elegiaco sull’addio a un decennio ideologizzato e all’innocenza di una certa controcultura, e quindi le musiche originali di Greenwood assumono una sfumatura quasi funebre senza diventare mai lamentose. Ci sono anche diversi pezzi funk e influenzati dal krautrock che si affiancano perfettamente alle canzoni dei Can presenti nel film. C’è tanta paranoia nella colonna sonora, ma pure tanta malinconia.

Quasi non diresti che è lo stesso Greenwood autore della musica languida e seducente del Filo nascosto. Qui si passa dalle stranezze delle colonne sonore precedenti a musiche lineari alla Satie. È un fatto sorprendente e ci dice qualcosa sia della crescita di Greenwood come compositore, sia dell’intesa con Anderson. «Paul voleva una musica romantica e molto inglese, il che sembra un po’ una contraddizione», ha detto Greenwood. «E voleva che fosse sincera. Mi ha mandato un sacco di Nelson Riddle… io ho cercato di indirizzarlo verso Glenn Gould e Bach».

Si possono sentire tutte queste influenze nei suoi arrangiamenti, insieme a parte del lavoro di Miklós Rózsa al di fuori del suo consueto sturm und drang da kolossal hollywoodiano. La musica sembra venire da un’epoca passata, proprio come la storia che racconta di uno stilista britannico degli anni ’50 interpretato da Daniel Day-Lewis mentre si innamora perdutamente della sua riluttante musa. È valsa a Greenwood una nomination all’Oscar, ma non la vittoria (gli è stata preferita la musica di Alexandre Desplat per La forma dell’acqua).

E questo ci porta a Una battaglia dopo l’altra. Greenwood ha lavorato con altri registi oltre a PTA, tra cui Lynne Ramsay per il revenge thriller A Beautiful Day – You Were Never Really Here (2017), Pablo Larraín per Spencer e Jane Campion per Il potere del cane (entrambi del 2021). Tutti e tre i film beneficiano delle sue musiche, in particolare Il potere del cane. La sua tipica capacità di indurre inquietudine con pezzi scarni come Miss Nancy Arrives rende più incisiva una scena semplice di quel neo-western. Ha anche contribuito con alcuni brani originali alla colonna sonora di Licorice Pizza (2021) sempre di Anderson, in particolare la title track.

L’ultima collaborazione tra Anderson e Greenwood è diversa. «Jonny è stato coinvolto fin dall’inizio, ha potuto leggere il copione molto tempo prima», ha detto il regista a Forbes. «Ha scritto la musica in modo che potessimo guardare i giornalieri, far partire la musica che stava scrivendo insieme alle immagini e calarci nella giusta atmosfera. Così facendo, tutti avevano dentro di sé quella musica ed erano in grado di remare nella stessa direzione».

Jonny Greenwood - One Battle After Another (Official Audio)

In questo film la sincronizzazione tra musica e immagini sembra meno un processo di reverse engineering e più qualcosa di simile a un botta e risposta cinematografico: è come se la musica di Greenwood fosse parte di una conversazione e non una reazione alle immagini. Forse è per questo che la colonna sonora appare ancora più come parte integrante del ritmo e del tono del film. Si sente anche Greenwood che sfoggia la sua tecnica e allo stesso tempo si spinge fuori dalla sua comfort zone di compositore per il grande schermo. Mean Alley evoca Ennio Morricone, mentre Ocean Waves trasforma il rumore sperimentale in uno slancio in avanti. È il suono ideale per un film pieno di urgenza e di svolte tortuose.

Passare da Bodysong a One Battle significa tracciare il percorso di una rockstar con un talento per le composizioni sghembe che ha trovato il modo di aggiungere nuove dimensioni alle storie, senza mettere da parte i suoi istinti creativi, senza oscurare il film. Regista e compositore sono da tempo una coppia perfetta, ma ora sembrano essere sulla stessa lunghezza d’onda. Greenwood merita da tempo un Oscar. Che sia la volta buona? Per parafrasare un altro suo celebre collaboratore, darglielo metterebbe everything in its right place.

Da Rolling Stone US