Cremonini: «‘Amateur’ sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera» | Rolling Stone Italia
Cé vs Sig

Cremonini: «‘Amateur’ sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera»

«Dentro di me si è spezzato qualcosa», ha detto presentando l’album. «Ho recuperato un metodo precedente alla produzione digitale». L’incontro e il concerto allo Shepherd’s Bush Empire di Londra con l’ultimo sassofonista di Bowie

Cremonini: «‘Amateur’ sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera»

Cesare Cremonini

Foto: Pepsy Romanoff

«Sono felice e curioso come un esordiente», dice Cesare Cremonini per presentare il suo nuovo album Amateur nel corso di un incontro con la stampa italiana organizzato a Londra, conclusosi con uno showcase allo Shepherd’s Bush Empire. Per il cantautore bolognese è l’occasione per cambiare prospettiva e presentare il disco dove lo ha registrato. «Qui a Londra non sono nessuno, sono solo un artista italiano che fa una presentazione di un disco. Volevo che la musica fosse davvero centrale. Volevo che esistesse un luogo in cui si parlasse di musica senza condizionamenti, e il mio nome e il mio cognome possono distrarre e allontanare questo progetto dalla sua essenza».

Amateur ha preso forma nello Studio 13 di Damon Albarn, uno spazio creativo legato soprattutto all’universo dei Gorillaz dove Cremonini ha trascorso un mese insieme alla sua band, lavorando quotidianamente sulle canzoni e sperimentando con strumenti e suoni insuali. Un ambiente che, secondo il cantautore, ha contribuito a determinare l’identità dell’album e il distacco dal percorso precedente: «Non avrei mai realizzato un disco del genere in uno studio diverso da quello. Non sarebbe mai nato in questa maniera, avrebbe avuto un altro tipo di suono. Avevo già lavorato in studi incredibili come gli Olympic, ma questa volta l’obiettivo era diverso: lavorare con la band, cercare un suono e completare le canzoni in studio, recuperando un metodo che appartiene a una tradizione precedente alla centralità della produzione digitale».

L’album è nato in sei mesi, un tempo relativamente breve rispetto ai circa due anni che il cantautore impiega solitamente. Una rapidità favorita soprattutto dallo studio del sassofono, intrapreso durante l’ultimo anno: «Se questo disco esiste è perché ho iniziato a studiarle questo strumento. Il tempo in cui si dedica la propria vita allo studio si trasforma presto in un mantra in cui si devono ripetere le scale migliaia di volte. Ed è una cosa che fa bene alla psiche». Lo strumento ha avuto un ruolo importante anche nel suo rapporto con la scrittura. Cremonini racconta di aver dedicato al sassofono sei o sette ore al giorno, trovando nello studio un modo per allontanare le tensioni e recuperare uno spazio mentale diverso che gli ha permesso di concentrarsi nuovamente sul piacere di fare musica, senza la pressione di dover raggiungere un obiettivo professionale. È proprio questa idea a spiegare il titolo Amateur: «L’amateur ha una grande forza, che è quella di poter dire no e riprendere quando può, senza paletti e con la possibilità di recuperare uno sguardo nuovo, liberato dagli obblighi e dalle aspettative accumulati nel corso della carriera. Questo disco è nato dal vuoto, dalla vita, dal contatto con me stesso», racconta collegando il disco idealmente agli inizi della sua esperienza musicale con i Lùnapop. «La differenza riguarda soprattutto il rapporto col passato: le canzoni precedenti rimangono parte della mia storia, ma non sono più il parametro attraverso cui definire il lavoro presente. Non mi sento più legato al passato. Dentro di me si è spezzato qualcosa con questo disco, non perché io non possa cantare le canzoni del mio passato, perché sono tante e fanno parte della mia storia, ma perché mi sembrano tutti errori bellissimi per arrivare qua. La mia prospettiva è cambiata: vedo avanti, vedo il mio futuro».

Cremonini insiste sulla necessità di realizzare dischi che aprano possibilità di interpretazione, anziché limitarsi a restituire al pubblico immagini familiari. «Non voglio più che un disco sia uno specchio: deve essere una porta. L’immaginazione, è lo strumento che permette di comprendere esperienze diverse dalle proprie e di entrare in relazione con gli altri». Il discorso si allarga poi al funzionamento dell’industria musicale contemporanea e al peso degli algoritmi nelle modalità di ascolto e distribuzione: «Quando ci hanno raccontato che il digitale avrebbe liberato la musica, era una stupidaggine. Non l’ha liberata, anzi l’ha ingabbiata totalmente. Non è che uscirò dalle piattaforme digitali, ma rivendico la scelta di affidare alla musica suonata e all’incontro dal vivo una parte importante della sua diffusione».

La ricerca di un suono più diretto e di rottura va di pari passo con le collaborazioni presenti in Amateur, su tutte quella con Donny McCaslin, sassofonista statunitense che ha suonato su Blackstar di David Bowie e sul cui sound è stata costruita gran parte dell’album. Troviamo poi Salmo, Fabri Fibra, Malika Ayane e Morgan, anche se non accreditato ufficialmente. Cremonini racconta di aver cercato, in particolare attraverso le collaborazioni con Salmo e Fabri Fibra, di ottenere una scrittura più incisiva e meno incline all’autocompiacimento. «Volevo delle lame affilate, volevo andare oltre il manierismo, volevo ricamare meno e andare più diretto con le parole». La presenza di Malika Ayane ha invece contribuito, nelle sue intenzioni, a bilanciare l’energia più aggressiva del progetto. «Avevo bisogno della femminilità in questo disco», spiega, descrivendo la voce di Ayane come capace di raccontare «le cose piccole, le cose nascoste, le cose che non vediamo».

E poi c’è Sig, il personaggio raffigurato sulla copertina: un teschio dorato destinato a comparire anche nell’immaginario visivo del tour. Cremonini lo definisce una rappresentazione dell’ego, dell’ambizione e di quella parte di sé che può diventare ingombrante nel percorso verso il successo: «A un certo punto, facendo questo disco, ho pensato che ci dovesse essere un prezzo da pagare, come in tutte le cose che tendono a liberarti». Sig dà quindi un’immagine fisica a quella parte della personalità che permette di rialzarsi dopo una caduta, di non mollare e di raggiungere i propri obiettivi, ma che può anche portare a trascurare gli altri e a compiere scelte difficili. «Penso che ognuno di noi abbia un Sig dentro che a un certo punto diventa troppo ingombrante e vada allontanato».

Cremonini non nasconde i dubbi sulle reazioni che un disco diverso come Amateur potrà suscitare: «Credo che sarà uno dei più grandi fallimenti della mia carriera», visto che «non cerca di assecondare le aspettative del pubblico o di restituire un’immagine riconoscibile dell’artista. La possibilità del fallimento fa parte del percorso verso la libertà». Eppure, quando gli viene chiesto di descrivere il lavoro, insiste sul concetto di vitalità. «Finalmente posso dire di aver fatto un album realmente pieno di vita. E in qualche maniera più vitale di questo forse non ne ho mai fatti».

Paragona l’emozione di suonarlo per la prima volta su un palco come quello dello Shepherd’s Bush a quella provata prima del suo primo San Siro, nel 2018. Questa volta, però, il nuovo album e il suo autore si ritrovano nella stessa condizione: davanti a un pubblico, senza sapere ancora quale sarà la risposta a brani suonati per la prima volta. Per riuscire a ricreare quel suono servono addirittura 16 musicisti, compreso lo stesso McCaslin, che finisce inevitabilmente per diventare il co-protagonista della serata e che viene lasciato libero di marchiare col suo sassofono l’intera scaletta. Anche dal vivo i pezzi migliori appaiono quelli meno regolari: quello con Salmo, il cui arrivo crea qualche minuto di pandemonio in sala, e la nuova versione di Paparazzi ampliata dalle strofe di Fabri Fibra. La “reunion” con Malika Ayane è intensa ed emozionante, anche se più in linea con alcune cose del suo recente passato.

«Questo applauso è molto più caldo di quello di uno stadio», dice con la voce strozzata. «Grazie a chi continua a stare dietro alle mie trasformazioni. Qua si procede per visioni».