Come un blog è diventato un’etichetta e ha cambiato la storia della musica elettronica | Rolling Stone Italia
originators

Come un blog è diventato un’etichetta e ha cambiato la storia della musica elettronica

Vent’anni dopo la nascita, la label inglese Hyperdub di Kode9 è ancora un passo avanti a tutti. «Vogliamo rendere giustizia agli artisti che pubblichiamo»

Come un blog è diventato un’etichetta e ha cambiato la storia della musica elettronica

Kode 9

Foto: Dalila Ludidax

Steve Goodman, meglio conosciuto come il suo nome da producer Kode9, ha passato i primi 2000 scrivendo della scena garage made in UK sulla sua webzine Hyperdub. Goodman, che ha un dottorato di ricerca in filosofia preso all’Università di Warwick, ha lanciato l’ormai defunta webzine nel 1999 per documentare gli avvenimenti della scena che mescolava il dark garage, un sottogenere più sperimentale del garage britannico che si allontanava dalle influenze pop R&B, e il grime, il suo successore più duro incentrato sugli emcee che si ispira anche alla jungle, alla dancehall e all’hip hop. A volte nella zine parlava delle sue esperienze personali, altre intervistava nomi pionieristici come Wiley, il padrino del grime. Tra il 2000 e il 2001, Goodman ha anche condotto un programma chiamato Hyperdub Transmissions per una radio online inglese, Groovetech Radio, e ha contribuito a gestire il sito web dubplate.net (dubplate è un termine della cultura del sound system reggae e si riferisce a una registrazione non ufficiale, inedita, di una canzone). Il sito offriva frammenti audio di strumentali garage che avrebbero contribuito a creare il sound che oggi conosciamo come dubstep.

Goodman ricorda bene il boom degli mp3 che ha cambiato il panorama della fruizione della musica, portando fan e discografici a chiedersi come la cultura del download digitale avrebbe potuto influire sull’industria musicale. Goodman era curioso di sapere cosa ciò avrebbe comportato a livello locale. Concentrando lo sguardo sulla scena di South London e dedicando i suoi sforzi alla condivisione della musica e alla scrittura delle sue osservazioni su quell’ambito, il suo lavoro con Hyperdub e dubplate.net è diventato un documento storico del dubstep degli inizi e delle sue origini.

L’orecchio di Kode9 è come una macchina del tempo a senso unico, sempre in ascolto di quello che sarà il futuro della musica elettronica. Il catalogo della Hyperdub, che conta ormai centinaia di uscite nei suoi 20 anni di vita, non fa che confermarlo. «Volevo creare uno spazio in cui potessero coesistere interviste lunghe, inedite, e pezzi di commento che andassero oltre l’hype finto della stampa specializzata in musica dance dell’epoca», racconta Goodman a Rolling Stone. «Non avevo certo la sensazione che quel sound particolare sarebbe uscito dal gruppo ristretto di dj e produttori che erano coinvolti in quel momento. Stavamo solo facendo le nostre cose. Ma poi c’è stato un numero di XLR8R Magazine, nel 2002, che ha usato la parola “dubstep” in copertina e parlava di alcuni artisti di cui avevamo scritto su Hyperdub come EL-B, Horsepower e così via». Nonostante negli anni ‘10 la dubstep abbia ottenuto il riconoscimento da parte del mainstream, grazie a nomi come Skrillex, il genere ha una storia antecedente lunga almeno un decennio. È nato ufficialmente nel sud di Londra all’inizio degli anni Duemila, ma le sue radici possono essere fatte risalire alla cultura giamaicana dei sound system degli anni Ottanta. Il genere inoltre è un’emanazione del garage britannico, ma comprende anche elementi di jungle, dub, grime e breakbeat grazie all’influenza di artisti come Steve Gurley, Zed Bias, J Da Dlex ed EL-B.

L’orecchio attento di Goodman ha contribuito alla crescita della scena e al successo di Hyperdub, ma le intenzioni di Goodman non erano quelle di essere uno scrittore o un giornalista. Sentiva infatti di avere trattato tutti i temi di cui voleva scrivere. È stato il produttore e musicista inglese The Bug a spingere Goodman a riavviare Hyperdub come etichetta. Nel 2003 i due si sono incontrati e Kode9 gli ha mandato alcune delle sue prime produzioni con The Spaceape. The Bug gli ha consigliato di smettere di inviare i suoi pezzi alle etichette e di fondarne una propria, presentandogli anche un distributore. L’anno dopo Kode9 ha rilanciato Hyperdub come label. Sine of the Dub, la sua collaborazione con Spaceape, è la prima uscita in assoluto. Hyperdub, così, è passata dal documentare la storia della musica attraverso gli scritti di Goodman a dare un contributo importante attraverso la musica che produceva lui stesso con un catalogo in continua espansione. La sua terza uscita, l’EP di debutto di Burial South London Boroughs, ha aiutato a rafforzarne rapidamente lo status di etichetta fra le più influenti della scena dubstep delle origini. Burial ha continuato a crescere, diventando uno dei nomi più importanti e pionieristici non solo della dubstep, ma della musica elettronica in generale. Il manager dell’etichetta Marcus Scott afferma che non c’è una ricetta segreta per ottenere un contratto con l’etichetta. A volte lui e Kode9 hanno già idea di qualcuno con cui vorrebbero lavorare, altre volte ascoltano un demo che li fa tornare indietro per un secondo. «Ogni artista è diverso», dice, «e vuole anche qualcosa di diverso: noi cerchiamo di onorare e guidare la loro visione facendo del nostro meglio».

«Tutti quelli con cui abbiamo lavorato sono diversissimi», gli fa eco Goodman. «Forse è questo che cerco. Nessun artista è troppo vicino allo stile di altri che già sono nel catalogo nell’etichetta, ma ognuno evolve e amplia i miei gusti. Una volta dicevo che è come leccare una batteria: puoi prenderti una piccola scossa elettrica o sentire un sapore metallico strano. Non so oggi cosa direi. Dipende dal tempo che fa». Il 12 marzo Hyperdub ha annunciato una partnership editoriale con la società britannica Beggars Music che si occuperà della gestione del catalogo esistente e contribuirà alla stipula di nuovi contratti. Ma il fondatore di Hyperdub non sente il bisogno di superare ciò che ha già fatto. Aggiunge: «La pressione principale che sento, al di fuori di quella economica che tutte le piccole etichette devono affrontare nel 2024, in un’industria in profonda transizione, è quella di rendere giustizia agli artisti, in un’epoca in cui è relativamente facile far uscire la propria musica».

South London Boroughs

Anche se pubblicare le proprie cose non è mai stato così semplice, la musica elettronica è ancora in gran parte un club per soli uomini (meno del 5% dei produttori sono donne) ma Hyperdub ha un roster di artisti variegato. Nel 2014, Goodman ha dichiarato a Pitchfork che non era qualcosa di intenzionale. «C’è ancora un enorme squilibrio», ha detto, quando gli è stato chiesto delle sue artiste donne. «A ben vedere non ci sono abbastanza donne in Hyperdub». Una delle nuove leve dell’etichetta, DJ Haram di New York, concorda ancora con questa affermazione. «Ma “abbastanza donne” è un concetto relativo», dice. «Non credo che un roster al 100% femminile risolverebbe il problema. Quello che conta è che Kode abbia dichiarato un obiettivo relativamente impossibile, quello di combattere la misoginia intrinseca nel sistema, e che si stia assumendo il compito di essere solidale». Per DJ Haram, entrare a far parte dell’etichetta è stata un’opportunità elettrizzante perché nel roster c’erano «colleghi eccellenti, con punti in comune nell’estetica e nell’atteggiamento che rendono più facile lavorare insieme».

Il 15 marzo Heavee, il produttore footwork di Chicago, ha celebrato l’anniversario dell’etichetta con la prima uscita dell’anno, il suo nuovo album Unleash. In quanto allievo del defunto DJ Rashad, il produttore comprende l’importanza della legacy dell’etichetta. «Hyperdub ha una storia incredibile nella musica elettronica e sono grato di prendere parte a questo viaggio», ha dichiarato. «Questa label e tutti gli artisti che mi hanno preceduto condividono un’eredità immensa. Sono felice di aggiungere il mio stile e le mie idee al tutto. Sono grato di debuttare in concomitanza con il loro 20° anniversario e sono incredibilmente elettrizzato per ciò che verrà». Ma il termine “eredità” non significa ancora nulla per Goodman. Anzi, lui sta ancora provando a vedere dove può arrivare con Hyperdub. «A parte il fatto di aver contribuito a fornire una piattaforma per alcuni fissati che la pensano allo stesso modo, non sta a me celebrare ciò che abbiamo fatto o la nostra eredità. Lascio che siano gli altri a farlo».

Da Rolling Stone US.

Altre notizie su:  Kode9