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Come fare incazzare i puristi della chitarra? Con una Gibson dedicata a Noel Gallagher

La Gibson dedica una ES-355 Cherry Red all'ex Oasis, che pur essendo il meno tecnico dei chitarristi sulla piazza è sicuramente il più figo

Foto: Sharon Latham

Che scandalo! È scarso, fa sempre i soliti quattro accordi e usa la stessa scala per gli assoli da anni. Ha le mani quadrate, non sa suonare e ruba ancora i giri armonici ai Beatles! Come può la Gibson dedicargli una chitarra? Questo diranno i polemici sulla Gibson ES-355 signature dedicata a Noel Gallagher in uscita il 30 agosto.

E ora passiamo a come mai i polemici non capiscono niente. C’è un documentario sugli Oasis in cui Bonehead, storica seconda chitarra della band, rinfacciava a Noel che il riff di chitarra di Some Might Say fosse troppo tamarro. «Non posso suonare questa roba, mi vergogno», diceva Paul a Noel. Eppure quello è diventato uno dei massimi successi di sempre degli anni Novanta, ancora oggi sempre presente in ogni scaletta di Liam dal vivo, un pezzo per cui la gente esce di testa dopo i primi cinque secondi.

Inizia con uno stoppato (ovvero col palm mute, una tecnica approssimativa come prosciutto e melone in cucina eppure sempre efficace e scenica) ignorantissimo alla Black Crowes su un riff di standard blues in progressione, una roba che si impara alla terza lezione di chitarra a tredici anni. Eppure spacca. Noel, che nella sua collezione di dischi si vantava di non aver «nessun fottuto bootleg o b-side dei fottuti Pink Floyd», ma dei volgari best of di ogni artista che amava, aveva capito tutto. La musica deve farti godere. Non c’è etica, non c’è morale, non c’è livello alto o basso: conta solo se la gente salta.

Lindo Ferretti disse che il punk era importante perché aveva insegnato una cosa: «Fanculo la tecnica, conta l’anima di chi suona». Lo stesso dice Noel sulla sua chitarra: «La mia mia chitarra principale, la 355, non è unica in alcun modo, non ha delle modifiche particolari. È solo una cazzo di chitarra grandiosa, con un suono fantastico e grandi pickup. Che altro puoi volere da una chitarra? La chitarra in sé non conta niente, conta invece il chitarrista». Amen.

Noel Gallagher è antipatico, spezzabolgia perché ha sciolto l’ultima band che sia esistita da molti anni a questa parte, ma dio solo sa se conosce la chitarra.

Nell’epoca in cui le chitarre sono mezze sparite sostituite dall’elettronica e godono di fascino solo nei reel tutorial di Instagram o nei TikTok, la ES-355 di Noel ha molto senso. Non la comprerà nessuno, costerà uno sproposito, ma è un attestato importantissimo. Significa ribadire che è finita per fortuna l’era dei virtuosi (le altre signature Gibson sono dedicate tipo a Slash, che ormai è una macchina da assoli e basta), di quelli che suonano le terzine a cento all’ora, dei Morello, dei Vai, dei Satriani. Fanculo, la gente vuole godere. Fanculo, Noel Gallagher ha una signature Gibson e mille altri no. È marketing? Chapeau! È una marchetta? Chapeau! È un insulto? No! Raffinatezza ragazzi, raffinatezza…

Noel usava la ES in anni in cui tutti suonano le Les Paul e le Strato, non se ne poteva più delle maledette Les Paul e Strato, chitarre adatte per fare bending fino al diciannovesimo tasto. Noel aveva una Epiphone Sheraton (quella con la bandiera inglese dipinta sopra), una Riviera e poi una bella ES: manico ciccione, grossa come un’ascia, bella pesante, ma protettiva come uno scudo. Stava fermo immobile per suonare le pentatoniche tutto impegnato a non sbagliare, preciso come uno della cover band degli Oasis, quasi impacciato.

E ora, dopo che ha conquistato tutto, ha pure un modello di Gibson tutto suo. E gli altri rosicano e lui è sempre il numero uno.

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