Nel 2017 il protagonista di Fix a Drink di Chris Janson sembrava stanco della politica e dei partiti. “Accendo Fox News e poi CNN / ma è sempre la stessa dannata storia che si ripete / il mondo è finito nel cesso e il mercato è a picco / non posso metterlo a posto, ma posso farmi un drink”. È un pezzo emblematico del country feel-good che Nashville ha prodotto durante la prima amministrazione Trump, nel periodo in cui l’industria cercava di capire come affrontare la polarizzazione alimentata dalle elezioni del 2016. Lo ha fatto con canzoni per lo più di evasione e bipartisan, salvo qualche pezzo, come Get Along di Kenny Chesney, in cui si suggeriva in modo leggero come superare le divisioni: “Compra una barca / bevi una birra / canta una canzone / fatti un amico / non possiamo andare tutti quanti d’accordo?”.
Otto anni dopo, il messaggio venduto dall’industria country di Nashville è decisamente diverso e riecheggia quello di aziende, università, siti e istituzioni americane. Rinvigorito dalla vittoria alle presidenziali e dalla conquista di entrambe le Camere, il movimento MAGA è diventato mainstream. Sposare le idee di destra è diventato un buon affare e Music Row l’ha capito. Un caso emblematico: Janson ha lanciato il nuovo album con I Don’t Give a Damn, una canzone dal tono molto diverso rispetto a Fix a Drink. “Ho finito di chiedere scusa / io sto dalla parte della bandiera”, canta l’orgoglioso sostenitore di Trump prima di rivendicare apertamente la sua posizione politica: “La sinistra non ha ragione / e la destra non ha torto”. «È precisamente quel che sento in questo momento», ha detto su TikTok.
La svolta di Janson è solo un esempio della MAGA-ficazione di Music Row iniziata subito dopo la seconda vittoria presidenziale nel 2024: Trump non è più uno da evitare, ma da assecondare. A dicembre 2024 Jelly Roll ha chiacchierato col presidente eletto e gigioneggiato con Mike Johnson, speaker della Camera, a un incontro di arti marziali miste. All’inaugurazione di Trump il mese dopo, Carrie Underwood ha intonato America the Beautiful e Parker McCollum ha cantato Courtesy of the Red, White, and Blue (The Angry American) di Toby Keith. Da allora è caduta ogni barriera. Zach Bryan ha posato con Trump al Super Bowl, Cody Johnson ha inveito contro il movimento No Kings durante un concerto a giugno (“Protestate contro le proteste!”, ha detto al pubblico) e il solitamente apolitico Keith Urban si è esibito a un evento privato a Mar-a-Lago per un donatore di Trump in cui è apparso il presidente.
Nel frattempo, nuove leve come Warren Zeiders, Gavin Adcock e Nate Smith sostengono apertamente Trump. «Il clima è cambiato rispetto al primo mandato», ha detto a Fox News il cantante country conservatore Justin Moore. «Trump di nuovo alla Casa Bianca ha spinto molte più persone a esporsi».
Music Row è sinonimo di establishment country a Nashville, un’espressione che può far pensare a una cricca segreta che prende decisioni affinché musica omologata vada di pari passo con la politica identitaria bianca. La realtà è molto più semplice e cioè che Music Row è un business, aziende e manager di medio livello con capi che hanno a loro volta dei capi che lavorano per far soldi con la musica. Se esiste un principio unificante alla base di Music Row, è una comprensione acuta del mercato, di cosa tollera e di cosa invece non tollera in un dato momento.
Durante la prima amministrazione Trump significava evitarlo il più possibile e trattare la politica come un problema che si poteva dimenticare bevendo birra o facendosi un giro in barca. Le cose sono cambiate: così come le aziende hanno fatto marcia indietro sulle iniziative di diversità, equità e inclusione, le major e le multinazionali del country commerciale hanno in gran parte abbandonato sia le canzoni sull’unità nazionale, sia quelle tese al cambiamento sociale. Gli artisti di Capitol Nashville, l’etichetta che nel 2020 ha pubblicato Black Like Me di Mickey Guyton, oggi vanno a esibirsi a Mar-a-Lago. E difatti Guyton, la voce country dell’apertura mentale e della tolleranza, è passata dall’essere la prima donna nera a co-condurre gli ACM Awards a gareggiare in un talent in Cina.
È un percorso che ha avuto due snodi importanti. Il primo è stata l’elezione di Biden nel 2020, che ha radicalizzato molti artisti country di orientamento conservatore tra negazionismo elettorale e scontri sui diritti delle persone trans. L’altro momento si è verificato nell’agosto del 2023, quando nel giro di poche settimane due canzoni alimentate dalla eco chamber dei media di destra sono arrivate al numero uno della classifica generica (non solo country quindi) americana: Try That in a Small Town di Jason Aldean e Rich Men North of Richmond di Oliver Anthony.
Una volta capito che la politica del risentimento conservatore generava profitti, altri artisti hanno cavalcato l’ondata MAGA. Brian Kelley dei Florida Georgia Line ha pubblicato nel 2024 un pezzo titolato Make America Great Again e una specie di who’s who di cantanti country ormai fuori dalle classifiche – Thompson Square, Gretchen Wilson, Jerrod Niemann e il solito provocatore John Rich – ha inciso un brano con lo stesso titolo. Il mese scorso Drew Baldridge, altra giovane promessa del country, ha pubblicato Rebel in cui promette di “tenere la posizione, non tirarsi indietro”. All’inizio dell’autunno ha promosso il pezzo con un video in cui alcuni uomini immobilizzano un cliente molesto in un McDonald’s australiano. «È di questo che parla la mia canzone Rebel, parla di difendere ciò che è giusto».
Anche i siti web dedicati al country sembrano virare verso MAGA. In un post di maggio su Morgan Wallen, la testata lifestyle country Whiskey Riff ha attaccato i «media della virtù ostentata che negli ultimi dieci anni hanno spinto la cancel culture». Un post recente su Kid Rock che definiva i media «nemico pubblico numero uno» dopo l’assassinio di Charlie Kirk riecheggiava le sue parole: «Allora chi è da biasimare per aver alimentato questo incendio di menzogne… beh, ovviamente i media liberali».
Opry Entertainment Group, la società madre del Grand Ole Opry che possiede una quota di minoranza di Whiskey Riff, ha trovato un modo per lisciare la fazione MAGA. Quando ha invitato Jelly Roll a diventare membro, lo ha fatto nel podcast di Joe Rogan. «Scommetto di essere la prima persona in assoluto a essere invitata al Grand Ole Opry tramite un podcast», ha detto Jelly Roll.
Non è un caso se anche la musica cristiana sta avendo un boom a Music Row. Artisti come Anne Wilson, Gabby Barrett e Jelly Roll, tutti sotto contratto con etichette di Nashville, sono andati alla conquista sia del pubblico country, sia di quello della Contemporary Christian Music. Nel frattempo American Idol, la cui giuria è ora composta principalmente da artisti country tra cui Underwood e Luke Bryan, sta vivendo una rinascita come trampolino di lancio per la musica con riferimenti religiosi. Le industrie del country e della musica cristiana non sono mai state tanto vicine.
Sul palco dell’AmericaFest di questo mese, la conferenza annuale ospitata dall’organizzazione di Kirk, Aldean e la moglie Brittany hanno parlato apertamente del loro ruolo di alfieri MAGA nel country. «Viviamo in un Paese in cui ti fanno sentire sbagliato se sei cristiano», ha detto Jason Aldean. «In una situazione del genere, schierarsi contro le ingiustizie è un dovere».
Il 2025 si è chiuso più o meno come era iniziato: con una grande star a pochi passi dal presidente. Ai Kennedy Center Honors di questo mese, ormai trumpizzati, George Strait era uno dei premiati e osservava mentre artisti come Miranda Lambert, Brooks & Dunn e Vince Gill ne cantavano le lodi. Quando Gill ha finito di cantare Troubadour di Strait, ha indicato il palco dove sedeva il re della musica country. Seduto accanto a lui c’era Donald Trump.













