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Che vi piaccia o meno, Morrissey è qui per restare

La recensione originale di ‘The Queen Is Dead’, l’album degli Smiths uscito il 16 giugno 1986

Che vi piaccia o meno, Morrissey è qui per restare

Morrissey e Johnny Marr ai tempi degli Smiths

Foto: Brian Rasic/Getty Images

“È cambiato il mondo o sono cambiato io?”, si chiede Morrissey nella title track del nuovo album degli Smiths The Queen Is Dead. Per una volta, la domanda non è retorica. Il cantante non ha beninteso messo da parte le sue ossessioni: l’album contiene canzoni sull’essere sepolto vivo, fare picnic nei cimiteri, la madre, Oscar Wilde e il bello di isolarsi dal mondo. Lo stile vocale inconfondibile di Morrissey, una specie di Edith Piaf col sussidio di disoccupazione, e il muro di chitarre di Johnny Marr sono sempre lì, ma gli Smiths suonano in qualche modo diversi: sicuri di sé stessi, non più ossessionati da sé stessi.

È difficile immaginare Morrissey che si prende in giro da solo, e invece eccolo qua il moralista di Meat Is Murder che canta una canzone intitolata Bigmouth Strikes Again. Mentre suoni di chitarra effettata (wah-WAH) si aprono su una batteria poderosa, Morrissey si fa un esame di coscienza e riconosce che una mente brillante può facilmente cadere nella superficialità. Ha aperto gli occhi o forse solo le finestre del suo monolocale.

The Queen Is Dead si fa gioco dell’ossessione dei media per la famiglia reale con esplosioni chitarristiche e una linea di basso aggressiva, mentre Frankly, Mr. Shankly è un divertissement, il racconto delle dimissioni di un fattorino su una base musicale leggera che sta dalle parti dei Kinks. In Vicar in a Tutu si ascolta una steel guitar dal sapore country apparentemente incompatibile con la dizione inglesissima di Morrissey e invece proprio quel suono rende indelebile l’immagine chiave del brano: un predicatore che sbraita dal pulpito vestito da donna. Chissà cosa direbbe Johnny Cash…

Come prevedibile, c’è anche il Morrissey malinconico di I Know It’s Over e Never Had No One Ever (“non ho mai avuto nessuno”… tranne la mamma, ovviamente). Ma anche quando raggiunge il livello più alto di affettazione, contrapponendo Wilde a Keats e Yeats in una battaglia tra poeti in Cemetry Gates, lo fa in canzoni più melodiche che mai, innalzando versi improbabili al cielo. Che vi piaccia o meno, questo tizio resterà in giro per un sacco di tempo.

The Smiths - There Is A Light That Never Goes Out (Official Audio)

Da Rolling Stone US.