C’è un bel po’ di musica negli Epstein Files | Rolling Stone Italia
Mostro con le cuffie

C’è un bel po’ di musica negli Epstein Files

Il pop come strumento di manipolazione, la classica come esca, le ragazzine, i favori e le playlist. La sottotrama di una storia mostruosa

C’è un bel po’ di musica negli Epstein Files

Jeffrey Epstein a Mar-a-Lago nel 2000

Foto: Davidoff Studios/Getty Images

Per decenni Jeffrey Epstein è stato un enigma. Eppure era notoriamente ben introdotto in una cerchia che comprendeva reali, leader mondiali, grandi industriali, scienziati, intellettuali. Voleva dare l’impressone di avere gusti culturali raffinati, uno in grado di parlare del cinema di Ingmar Bergman con Woody Allen e Soon-yi Previn. Quando una volta ha declinato con rammarico l’invito a partecipare a un simposio sull’improvvisazione nella musica classica, l’organizzatore si è lamentato del fatto che avrebbero sentito la mancanza del suo “pensiero musicale”. Secondo Bloomberg, che ha esaminato le decine di titoli da lui ordinati su Amazon, era un lettore prolifico e dai gusti vari che andavano dalla filosofia alla matematica, passando per economia, storia e middlebrow erotica.

Ma Epstein non era quello che sembrava. I tre milioni di documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia rivelano anzitutto i crimini che ha commesso e l’estensione della rete di potenti che lo circondava, ma sono anche utili a far luce sulla sua personalità. E-mail, messaggi, documenti aziendali, registri di volo ed estratti conto delle carte di credito smontano i miti che lo riguardano. Emerge il ritratto di un uomo che forse non era l’esteta che voleva far credere ai ricchi e potenti. Le sue e-mail sono asciutte e sbrigative, piene di errori ortografici e grammaticali. Si finisce per mettere in discussione persino le credenziali di mago degli investimenti.

Le e-mail mostrano anche un Epstein gran manipolatore, in particolare con le donne. Era un calcolatore che alternava lusinghe e rimbrotti. Non faceva nulla senza aspettarsi in cambio qualcosa, persino una cosa apparentemente semplice come una playlist musicale. Ecco, la musica: abbiamo esaminato migliaia dei suoi file per capire meglio come la utilizzasse nella vita quotidiana. La usava come strumento di manipolazione. Sfruttava ad esempio il suo noto interesse per la musica classica per convincere una studentessa a passare dalla sua townhouse nell’Upper East Side per insegnargli teoria musicale e parlare di Debussy. Almeno altre due giovani donne nella vita di Epstein volevano intraprendere la carriera di cantante e lui ha offerto loro il suo sostegno. Ovviamente non disinteressato.

A marzo 2015 Epstein invia a una donna una foto in cui lei posava sorridente accanto a Bill Gates, scrivendo “l’anno scorso”, per poi rimproverarla perché “ora sei di nuovo nella tua stanza e fai di testa tua” e aggiungendo: “Anima nera in una ragazza bianca polacca con un accento non [rappresenta] i tuoi talenti. Buona fortuna”. Quando lei lo liquida con uno sbrigativo “buona fortuna & addio”, lui replica piccato che “è ora di crescere”.

Epstein usava i più giovani della sua cerchia per restare aggiornato sulla musica. Sollecitava via e-mail delle playlist e voleva chiavette USB con canzoni da ascoltare in auto o sul suo jet privato. A maggio 2017 il pianista francese Simon Ghraichy gli ha inviato la playlist di Air France di quel mese dicendo che “se ti serve una playlist per il tuo aereo, me ne posso occupare io”, precisando che avrebbe “evitato l’ispanico” (Ghraichy non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento).

Si spazientiva quando le playlist non arrivavano subito. A ottobre 2011 una mittente col nome oscurato, che aveva salvato il contatto di Epstein come Uncle F, ha inviato al finanziere un elenco di brani da club dopo che lui ha fatto intendere che sarebbe stato più incline ad aiutarla a ottenere un relatore ospite per un evento scolastico se “Uncle F avesse ricevuto la playlist promessa”. La studentessa, che in precedenza gli aveva spiegato di non aver avuto tempo di farlo perché “stressata per la scuola”, alla fine ha spedito una lista piena di pezzi dance, con un remix EDM di Moves Like Jagger dei Maroon 5, Set Fire to the Rain di Adele e Shake It Out dei Florence & The Machine.

Molte delle canzoni suggerite sono finite su un account Spotify che Business Insider ha collegato a Epstein, in una playlist pubblica chiamata Celina. È lo stesso nome della figlia dei miliardari Glenn ed Eva Dubin, amici di Epstein. Ex modella svedese, Eva era stata una delle prime fidanzate di Epstein negli anni ’80 ed è stata descritta da gente della sua cerchia come l’amore della sua vita. Epstein era molto vicino a Celina, che considerava una figlioccia (i Dubin hanno negato che Epstein fosse effettivamente il padrino della figlia).

In un’altra occasione Epstein rimprovera una ragazza per aver dimenticato di inviargli della musica. È il febbraio del 2012. “Ho organizzato la mia giornata attorno a te”, scrive in una e-mail piena di errori. “Non sei stata gentile con me, zero playlist. Dopo un mese, mi dici che non fai niente tutto il giorno se non rilassarti nell’appartamento che ti do, e poi mi dici scusa non ho tempo di fare playlist. Sei meravigliosa, ma sono molto deluso da come mi tratti come amico”. In un altro scambio dell’ottobre di quell’anno, qualcuno chiede: “Quale nuova musica ti renderebbe felice mentre nuoti o scelgo io?”.

Epstein voleva accesso costante alla sua musica, perfino dal dentista. I suoi collaboratori inviavano promemoria frequenti per assicurarsi che il suo iPod fosse carico e che portasse le cuffie agli appuntamenti. Sostenitore fin dal principio di Spotify, incoraggiava conoscenti e ragazze a scaricare l’app poco dopo il suo lancio negli Stati Uniti nel 2011 (ha anche investito un milione di dollari nella società). Si lamentava regolarmente con i collaboratori quando dispositivi e impianti audio nelle sue numerose case e veicoli non si sincronizzavano automaticamente con gli account Spotify e iTunes. Aveva persino un “mago personale” in rubrica per quando dimenticava una password o aveva bisogno di assistenza tecnica.

Epstein si presentava come un uomo dai gusti culturali raffinati e di alto livello. Una delle sue fidanzate ha detto a un collaboratore che credeva che le sue musiche preferite fossero la Nona di Beethoven e Do You Hear the People Sing?, da Les Misérables. E invece secondo il suo Spotify Wrapped del 2016, i generi principali che ascoltava erano “soft rock” e “mellow gold” e le canzoni più ascoltate dell’anno erano I’m Coming Out di Diana Ross, He Ain’t Heavy, He’s My Brother di Marion Williams e Hold On I’m Comin’ di Sam & Dave. A partire dal 2011, Epstein ha assemblato varie playlist su Spotify, aggiungendo The Sound of Silence di Simon & Garfunkel nel 2012 e Little Drummer Boy di Whitney Houston con Bobbi Kristina Brown nel 2013 a una playlist intitolata Random. In un altro account Spotify c’erano playlist dedicate a Elton John, ai musical di Broadway, ai Beatles, a Beethoven, al jazz, alla musica classica e al “gosapel”. In contrasto con i gusti dichiarati, c’erano anche playlist decisamente più giovanili, con brani pop e dance.

Epstein riceveva raccomandazioni musicali non richieste dalla sua cerchia, con e-mail che mostrano mittenti oscurati condividere canzoni come (Let Me Be Your) Teddy Bear di Elvis Presley e California Girls di NoMBe. La sua ultima fidanzata conosciuta, Karyna Shuliak, nel 2015 gli ha inviato dei pezzi di Banks da ascoltare. Anni prima, Mette-Marit, principessa di Norvegia, gli aveva consigliato l’album Antologie della cantante jazz norvegese Solveig Slettahjell, dicendo che le ricordava “l’autunno e il cuore spezzato in tutte le forme”. Nel 2017, quando una donna gli ha chiesto quali generi ascoltasse, Epstein ha risposto “molti tipi diversi”, tra cui “classica, deep house, r&b e jazz”.

Prima di passare a Spotify, Epstein ha speso migliaia di dollari su iTunes acquistando canzoni come Butterfly Kisses nel 2010 e scaricando app come FatBooth, per gonfiare i volti nelle foto. Una parte significativa delle spese riguardava film noleggiati o acquistati sul suo account, tra cui Repo! The Genetic Opera, Honey con Jessica Alba e la versione non censurata di Un tuffo nel passato. I milioni di documenti resi pubblici contribuiscono a dissolvere l’aura di mistero che Epstein aveva accuratamente costruito, rivelando un criminale che utilizzava la maschera di cultura e buon gusto per perpetrare i suoi abusi.

Da Rolling Stone US.