Non è stato un halftime show del Super Bowl, ma un espectáculo de medio tiempo. Non è stata solo una celebrazione dell’America, ma una ridefinizione del suo significato e dei suoi confini. Da Tití me preguntó cantato in un campo di canna da zucchero ricreato nel Levi’s Stadium di Santa Clara, California al lancio finale del pallone da football, i 13 minuti dello show di ieri sera di Bad Bunny non sono stati solo una festa per Porto Rico, come ci si attendeva, ma un’idea di America più ampia e inclusiva, alternativa alla visione MAGA. Braccati per le strade dalle forze speciali dell’ICE, i latinoamericani sono finiti ieri idealmente al centro del più grande spettacolo televisivo dell’anno. Gli Stati Uniti non sono l’America. Non stupisce che Donald Trump l’abbia considerato «un affronto alla grandezza dell’America».
È un intento messo in chiaro fin dalla scritta che almeno un centinaio di milioni di americani si sono trovati di fronte agli occhi in tv: “El espectáculo de medio tiempo del Súper Tazón” con Bad Bunny che canta Tití me preguntó tra i culmi di canna da zucchero, i lavoratori con in testa il pava, che è il cappello di paglia tipico di Porto Rico, i vecchietti che giocano a domino, il banchetto di coco frío e quello di piragua. Lì, in mezzo a una comunità che è una delle parole chiave dello show, Bad Bunny ha portato la palla da football simbolo della serata. Per la prima volta nella storia un performer ha cantato tutto l’halftime show in lingua spagnola portando sul campo da gioco un pezzo di cultura portoricana che è considerata americana a metà e che ha attraversato, nella giovinezza di Bad Bunny, crisi economiche e ambientali devastanti e che ha con gli Stati Uniti una relazione irrisolta essendo un territorio non incorporato. L’halftime show e la residency dell’estate 2025 No ne quiero ir de aquí di cui è appendice dicono la stessa cosa: Porto Rico dovrebbe essere un posto in cui restare, non da cui emigrare. Anche Porto Rico è America.
Con indosso una maglia bianca col numero 64, l’anno di nascita della madre, Bad Bunny è poi finito sul tetto della casita, la riproduzione della casa tradizionale portoricana rosa al centro del suo show e che allo stadio californiano era piena di star e non solo: Jessica Alba, Pedro Pascal, Karol G, Cardi B, Alix Earle, David Grutman, Young Miko, Toñita, Ronald Acuña Jr. Davanti a loro, il corpo da ballo. Lo spettacolo è stato più grande della musica, nella prima parte un concentrato di pezzi reggaeton coreografati col cantante che ha cantato sul tettuccio di un pick-up applaudito da una rana apparsa sul grande schermo, il coqui dei suoi spettacoli adottato come simbolo di resistenza alle retate dell’ICE. L’immagine era chiara: fuori un governo che considera quella latina una cultura aliena da sradicare con forza, dentro lo stadio gente che balla e celebra la propria cultura, se non la propria esistenza.
Se la presenza di Ricky Martin in mezzo ai banani e seduto sulle sedie di plastica della copertina di Debí tirar más fotos ha rappresentato una sorta di passaggio di consegne tra generazioni di portoricani, la grande sorpresa è stata la versione salsa di Die with a Smile con Lady Gaga sbucata in abbigliamento più sobrio del solito – è stato nel complesso uno show da Zara più che da grande brand – in mezzo alla celebrazione di un matrimonio (a quanto pare vero, non simulato). Discendente di immigrati italiani, Gaga è stata l’unica a cantare in lingua inglese. Anche per le parti parlate Bad Bunny ha scelto lo spagnolo e ha retto la bandiera di Porto Rico per El apagón: “Puerto Rico está bien cabrón”. E poi: “La capitale del perreo, ora tutti vogliono essere latini”. Ha pure dato il Grammy a un bambino che, nella finzione scenica, stava guardando il discorso di ringraziamento del cantante ai premi dell’industria discografica, quando ha detto il celebre «ICE Out!».
Che i latini siano americani Bad Bunny lo ha detto chiaramente nel finale, la dichiarazione politica più chiara, arrivata dopo che il cantante si è arrampicato su un palo della luce, simbolo dei frequenti blackout dell’isola dovuti alle infrastrutture vecchie e inadeguate. Mentre sullo schermo si leggeva la scritta “L’unica cosa più potente dell’odio e l’amore”, Bad Bunny ha camminato verso la camera col simbolo della giornata, il pallone da football. Seguito dai ballerini con bandiere che rappresentano tutta l’America, non solo quella a stelle e strisce, ha detto forse l’unica frase in inglese, “God bless America”, e ha fatto capire cosa intende con America. Non il cortile degli Stati Uniti, ma l’elenco di Stati che la compongono, dall’Argentina al Venezuela, una lista potentissima. “Seguimos aquí”, siamo ancora qui. Ha mostrato la scritta sul pallone, “Together we are America” e lo ha scagliato con forza sul terreno di gioco. Tredici minuti di gioia condensati in un gesto di forza.
Trump aveva detto che non avrebbe guardato l’halftime show, un affronto alla sua idea di America. Poco dopo la fine della spettacolo, e prima della conclusione della partita in cui i Seattle Seahawks hanno battuto i New England Patriots 29-13, ha detto la sua su Truth. « Nessuno capisce una parola di quel che dice questo tizio e i balli sono disgustosi. Questo “spettacolo” è solo uno “schiaffo in faccia” al nostro Paese». E ancora: «Vedrete, riceverà ottime recensioni dai media che diffondono fake news, perché non hanno la minima idea di cosa sta succedendo nel MONDO REALE».
Set list (a questo link lo show):
Tití me preguntó
Yo perreo sola
Safaera
Party
Voy a llevarte pa’ pr
Eoo
Monaco
Die with a Smile con Lady Gaga
Baile inolvidable
Nuevayol
Lo que le pasó a Hawaii con Ricky Martin
El apagón
Café con ron
Debí tirar más fotos
