Rolling Stone Italia

Auguri grotteschi e surreali a Ivan Cattaneo

Festeggiare i 70 anni di SuperIvan riascoltando i primi tre album, strani in modo assurdo, musica "per dipingere di rosa le vostre fabbriche" e "bruciare il fragile velo che divide normalità e pazzia"

Foto: Angelo Deligio/Mondadori via Getty Images

Ivan Cattaneo compie 70 anni e io ancora mi domando da quali incredibili dimensioni del proprio cosmo interiore abbia potuto trarre ispirazione per concepire i primi tre album. Non si tratta di semplici raccolte di canzoni, sono testimonianze dell’esistenza di una realtà altra che aderisce a quella normale ma che resta sconosciuta ai più, bisogna possedere le chiavi giuste per penetrarla.

È il 1975 e dopo una serie di esperienze che lo hanno portato a contatto con divinità del rock come David Bowie e Marc Bolan, Cattaneo torna in Italia e inizia la carriera discografica proponendo canzoni che definire grottesche e surreali è poco. UOAEI è una specie di brodo primordiale nel quale galleggiano strumenti suonati da musicisti del calibro di Walter Calloni, Kevin Bullen, Paolo Donnarumma, Gianni Bedori e Mauro Pagani, ma l’amalgama non è ordinario, è una pazzesca girandola psichedelica nella quale tutto è indistinto, sfocato, la musica pare distorta da una lente di ingrandimento venata. È il suono della vita di Ivan che a 13 anni confessa alla madre di essere gay, viene sottoposto a cure psichiatriche e riempito di sedativi, sottoposto a una tortura che, pur di essere lasciato in pace, lo spinge a dichiarare di essere “guarito” e a non affrontare più quel discorso con nessuno. Questo fino a quando la musica arriva a salvarlo, nella quale vede un mezzo per liberarsi e liberare ogni cosa “non normale” alberghi in lui.

Ivan Cattaneo mette il suo essere unico in canzoni sghembe, oblique, fuori squadra e fuori da ogni dimensione spazio-temporale; distanti anni luce da tutto quello che si era sentito prima, pur in un’Italia prog nella quale le cose particolari erano all’ordine del giorno. La sua voce pare quella di un Alan Sorrenti in acido, un falsetto esasperato, quasi un sussurro, a tratti un rantolo, perso tra le pieghe del liquido amniotico sonoro a declamare testi come “Siamo i feti d’avorio di madre Atomika / nati all’ultima generazione degli elettrodomestici / per dipingere di rosa le vostre fabbriche / per riscaldare i vostri sessi-gelatina / per bruciare il fragile velo che divide normalità e pazzia” (Vergini & serpenti) o “Sessi-ragnatela / cervelli-polari olfatti / distrutti cappi-cravatta / motori-fallici / paludi di mascara” (Grappoli di cocco o urla di farfalla). Forse solo Juri Camisasca con il suo La finestra dentro si era spinto a mettere in scena un teatro dell’assurdo disagio in maniera così audace.

Ma Ivan Cattaneo è anche fierezza, nel disco rivendica ciò che egli è senza barriere, cosa che farà anche sul palco del festival di Re Nudo nel 1975 quando annuncerà: «Dedico questa canzone al mio ragazzo perché sono omosessuale», cosa mal vista dagli stessi organizzatori in un demente controsenso rispetto alle idee promulgate. Ma lui se ne frega, non ha più bisogno di fingere, sente l’assoluto bisogno di essere se stesso e mostrarlo schiettamente al mondo. Tale consapevolezza si riflette in una musica meno evanescente, quella che nel 1977 andrà a comporre Primo, secondo e frutta (Ivan compreso), realizzato con l’aiuto di Roberto Colombo che lo spinge verso territori zappiani. È così che funzionava: più eri particolare, più la tua musica doveva essere particolare, mica ti adeguavi a quello che facevano tutti.

Ancora una volta Ivan Cattaneo è all’avanguardia e qui trovano spazio tentazioni prog, derive care a Frank Zappa, new wave ante litteram, ritmi danzabili, ballate al calor bianco, oasi jazz-rock. E il manifesto Maria-Batman che in nemmeno tre minuti condensa tutte le influenze citate con l’ausilio di un testo-frullatore che fonde pubblicità, poesia, cinema, mitologia e fumetto. Nemmeno Zappa stesso sarebbe arrivato a tanto: “Grazie o Signore per il pane quotidiano e grazie anche a Batman… / Gli alpini cantano insieme a Paperino e la danza di Omero & Clarabella… / Grazie pei nostri figli sani cresciuti fra Pascoli & Diabolik… / E la donzelletta vien dalla campagna col suo Kawasaki…”. È un collage che Battiato avrebbe preso a riferimento per i suoi testi che mescolavano frammenti di culture variegate. In Psico-Fico Cattaneo si definisce “il maschio alternativo aplacentato ermafrodita totale”, ne Il vostro ombelico mette alla berlina la coscienza sporca di ognuno: “Sarò il vostro water / per conoscere la parte migliore di voi stessi”, in Salve o divina! parla di travestitismo prima di chiunque altro: “Tu sei la regina dell’autostrada / tu sei più femmina d’ogni puttana”.

Passano altri due anni e Ivan cambia ancora, con una strepitosa PFM che riesce a smussare le usuali acrobazie strumentali a favore di un accompagnamento creativo che non deborda mai, si fa essenziale e al passo coi tempi new wave e techno pop. Incredibile pensare che quelli che suonano siano gli stessi di Chocolate Kings. L’album è SuperIvan dove mette le mani nell’animo dei benpensanti (“Un bambino perverso sarò / e se vi turbo vi sconvolgo!”, Bimbo assassino) e destabilizza i dettami del patriarcato religioso (“Odino Odino / dio mussulmano / mao maomettano / tutti gli dei son solo maschi”, Bambo Bambù).

Dopo SuperIvan Cattaneo pubblicherà il più commerciale Urlo, per poi creare una forma techno pop anni ’60 rinverdendo le hit di quel decennio. Non tornerà più alle musiche sperimentali del periodo ’75-79 lasciando in eredità solo questi tre dischi: rivelazioni di totale libertà musicale e personale, vette difficilmente toccate in un paese bacchettone (in tutti i sensi) come il nostro.

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