A Milano l’uso dell’Ippodromo La Maura per i concerti è diventato un caso politico, con esponenti della maggioranza e della minoranza che chiedono che non venga più utilizzato per ospitare grandi eventi. Dopo la grandinata Bad Bunny tace. Parlano invece Bruno Sconocchia, presidente dell’associazione di categoria AssoConcerti e Roberto De Luca, presidente e amministratore delegato di Live Nation Italia, ed entrambi contrastano l’idea che si sia sfiorata la tragedia e anzi si dicono convinti che La Maura sia un luogo adatto ai grandi eventi.
Com’è noto, sabato sera le condizioni meteo avverse hanno costretto gli organizzatori a far evacuare i circa 80mila presenti al secondo concerto di Bad Bunny all’Ippodromo La Maura nella zona di San Siro, a Milano. In un primo momento l’esibizione è stata interrotta nella speranza che dopo una decina di minuti le condizioni meteorologiche sarebbero migliorate. Sono invece peggiorate ed è stato dato l’ordine di evacuazione che è avvenuto sotto una grandinata, col terreno reso scivoloso dalla pioggia e fuori le strade mezze allagate.
«La violenta ondata di maltempo, accompagnata da una altrettanto violenta grandinata, che si è abbattuta poco dopo le 21 la città di Milano, ha colpito anche il concerto del musicista portoricano Bad Bunny che si stava esibendo all’Ippodromo San Siro», si legge in una nota dei Vigili del fuoco. «Diversi spettatori sono rimasti feriti, colpiti in particolare alla testa a causa delle dimensioni dalla grandine e soccorsi dal personale del 118. Il concerto è stato sospeso. L’arena è rimasta presidiata dagli organizzatori e dalle forze dell’ordine».
Molti si sono lamentati della comunicazione insufficiente da parte degli addetti presenti, delle modalità di evacuazione, della mancanza di sicurezza, della scarsità di posti dove ripararsi, dell’“imbuto” all’uscita. Le critiche per quello che è accaduto vanno a sommarsi a quelle già espresse negli anni scorsi sulla Maura, che è diventato il luogo per eccellenza che a Milano ospita eventi che prevedono la partecipazione del pubblico che nemmeno uno stadio come San Siro può contenere. Alcuni dei problemi segnalati sono la scarsità di ingressi e uscite, il fatto che con una capienza di 78.500 persone si senta e si veda poco se si è lontani dal pit, i prezzi dei biglietti e delle consumazioni, le file per l’ingresso e per il bar, l’uso dei token, la scarsità dei punti acqua gratuiti, la terra che si alza quando la gente salta rendendo l’aria irrespirabile, la mancanza di parcheggi, la viabilità attorno alla struttura, la fermata della metropolitana che viene chiusa.
Le critiche sono state particolarmente aspre nel caso del concerto di Cesare Cremonini del 10 giugno scorso portando il cantante di Alaska Baby a scrivere su Instagram che «questi concerti li facevano anche 50 anni fa senza schermi, senza una passerella da 100 metri e con la tecnologia audio dei nostri nonni. Il pubblico non sentiva un cazzo ma capiva cosa stava accadendo. Oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Per questo voglio fermare questa macchina. Il concetto di “grande evento” è stupendo ma porta fuori strada rispetto alla musica attuale».
A Milano si discute dal tempo sull’uso dell’ippodromo e dopo Bad Bunny il caso politico si è riacceso. «Sono anni che comitati, cittadini/e, politici milanesi denunciano le condizioni di pericolosità e insicurezza del permettere di tenere concerti alla Maura con 80.000 spettatori», scrive su Instagram Alessandro Giungi del Partito Democratico, quindi consigliere comunale di maggioranza. «Personalmente sono intervenuto due settimane fa in Consiglio comunale per chiedere che la Maura sia finalmente destinata a parco. Ieri si è rischiata una tragedia. Purtroppo annunciata».
È un concetto che Giungi ha ribadito nel suo intervento di ieri in Consiglio comunale dove ha detto che «sabato sera si è rischiata la tragedia al concerto della Maura» e che a fronte dell’allerta meteo «si è voluto rischiare, 80mila persone accalcate in uno spazio in nessun modo adatto a contenere una simile massa di persone». Ci sono state, dice, «40 persone contuse, otto soccorse in ambulanza, due in ospedale con una sospetta frattura».
Non è l’unica voce in maggioranza contraria all’uso dell’ippodromo per i grandi concerti. «Non è un luogo adatto per eventi da 80mila persone», ha detto a Repubblica Giulia Pelucchi, presidente PD del Municipio 8. «Ci sono video di ambulanze che fanno fatica a passare. Noi abbiamo già San Siro e l’altro ippodromo (quello più piccolo in piazzale dello Sport, dove quest’anno ad esempio hanno suonato Florence + The Machine, ndr), La Maura deve essere risparmiata: speriamo che il Comune riesca ad acquistare l’area per farne un parco pubblico».
Da tempo c’è l’idea che il Comune possa comprare da Snaitech i terreni della Maura trasformando l’ippodromo in un parco e dopo sabato sera la pressione sulla giunta presieduta da Giuseppe Sala è aumentata, con Forza Italia che ha invocato le dimissioni della vicesindaca Anna Scavuzzo e il consigliere di opposizione Alessandro De Chirico (FI) che chiede interventi risolutivi. «Fortunatamente non c’è scappato il morto, ma chi era presente al concerto di Bad Bunny racconta di una macchina inadeguata all’emergenza». De Chirico si augura che «la nuova proprietà degli ippodromi di Milano interrompa qualsiasi rapporto con gli organizzatori dei concerti, facendo prevalere il buonsenso agli interessi economici».
La risposta alle critiche è arrivata sia dall’amministratore delegato di Live Nation Italia, organizzatore dei due show di Bad Bunny, sia dal rappresentante di categoria di cui Live Nation fa parte, ovvero Bruno Scanocchia di AssoConcerti. «Al contrario di quello che leggo nelle dichiarazioni di alcuni politici, la serata di sabato è stata la dimostrazione pratica del livello di professionalità raggiunto dagli organizzatori e del fatto che lo spazio dell’Ippodromo La Maura sia, grazie anche alle implementazioni adottate in questi anni con il concorso di tutte le parti in causa, un luogo perfettamente adatto ad ospitare eventi di queste dimensioni», scrive Scanocchia in un comunicato. «Ottantamila persone sono il numero di abitanti di una città italiana di medie dimensioni. Ebbene, credo che il Pronto Soccorso di quella città sarebbe ben lieto, alla fine di una giornata che ha tra l’altro visto accadere un evento emergenziale straordinario, di poter registrare un solo intervento, per un gomito rotto in seguito a una scivolata».
Al di là dei fatti di sabato sera, per il presidente di AssoConcerti il fatto che la gente continui a partecipare in massa ai grandi eventi significa che l’esperienza fatta non è negativa (a questo link un giro di opinioni degli organizzatori su questo e altri argomenti legati ai live in Italia). «Centosessantamila persone hanno consapevolmente scelto di partecipare ai due spettacoli di Bad Bunny programmati presso l’Ippodromo La Maura, e la stragrande maggioranza di loro è molto felice della scelta fatta. Purtroppo, la festa del secondo giorno è stata interrotta per cause di forza maggiore, ma le lamentele degli spettatori non sono state legate alla qualità dello spettacolo o dell’arena scelta per ospitarlo, ma, al contrario, dettate dall’impossibilità di riprogrammare lo spettacolo. I soloni sono lì a criticare in nome del pubblico, ma il pubblico reale chiede invece di avere nuovamente l’opportunità di partecipare a quell’esperienza».
«In conclusione», scrive Scanocchia, «mi sembra indiscutibile che Milano, anche grazie a spazi come l’Ippodromo La Maura, è entrata definitivamente nel circuito dei grandi eventi internazionali, che assicurano alla città grande visibilità, attraggono anche dall’estero un turismo culturale di qualità, con importanti ricadute economiche sul territorio, ma soprattutto offrono a migliaia di persone momenti di socialità, di incontro, condivisione, integrazione».
Su quanto accaduto si è espresso anche Roberto De Luca di Live Nation Italia. In un’intervista concessa ieri a Fabrizio Guglielmini del Corriere della Sera ha fornito una versione rassicurante di quanto accaduto. «Il piano di esodo forzato ha funzionato benissimo, tanto che solo sette persone sono state portate in ospedale soprattutto per ferite alla testa; per il resto abbiamo gestito il flusso di quasi 80mila persone con 700 dei nostri addetti presenti all’ippodromo». Il deflusso è iniziato all’incirca alle 21:30. «In meno di un’ora siamo riusciti a gestire l’uscita delle persone, mentre la viabilità completa della zona à stata ristabilita pochi minuti prima delle 23».
Secondo De Luca affermare che l’Ippodromo la Maura non sarebbe adatto a ospitare eventi del genere «è un’osservazione gratuita perché non c’è niente da spiegare, i fatti parlano da soli anche dal punto di vista delle tempistiche dell’evacuazione che sono state rapidissime». L’ippodromo «resta quindi uno spazio funzionale ad ospitare grandi eventi musicali».
«Siamo rimasti all’ippodromo fino alle 2 del mattino per cercare di capire se lo show potesse essere recuperato il giorno seguente, cioè ieri sera (domenica, ndr), ma purtroppo non avevamo abbastanza addetti alla sicurezza per riprogrammarlo», spiega De Luca. «Ci siamo anche confrontati con le forze dell’ordine e alla fine è stata presa la decisione di cancellare definitivamente il concerto».
I biglietti saranno rimborsati. «La sicurezza di tutti i presenti è sempre la nostra massima priorità», si legge in un post pubblicato dopo l’evento dall’account di Live Nation Italia. «Vi ringraziamo per la pazienza, la comprensione e la collaborazione dimostrate durante l’evacuazione e ci scusiamo sinceramente per il disagio causato. Tutti i possessori di biglietti riceveranno un rimborso completo (prezzo del biglietto + diritti di prevendita). Ulteriori dettagli saranno comunicati nei prossimi giorni».
A differenza di altri artisti che in occasioni simili hanno usato i social per comunicare con i fan ed esprimere rammarico per la cancellazione del concerto e per i disagi subiti dal pubblico, Bad Bunny non si è ancora espresso su quanto accaduto. L’unico segno di vita sul suo profilo Instagram (dove effettivamente comunica molto poco e il feed è azzerato) è una storia dedicata alla finale dei Mondiali di calcio tra Spagna e Argentina che si è tenuta il giorno dopo il concerto cancellato.














