Al funerale di Takeoff: «Dio, a volte non ti capisco» | Rolling Stone Italia
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Al funerale di Takeoff: «Dio, a volte non ti capisco»

Le parole del sindaco di Atlanta, il ricordo Drake, la canzone di Justin Bieber, la bara cromata, Mama Take, i Migos: affetto e dolore alla State Farm Arena, dove si è tenuta la commemorazione del rapper

Al funerale di Takeoff: «Dio, a volte non ti capisco»

Takeoff

Foto: Christopher Polk/Getty Images/Capitol Music Group

C’erano nuvole grigie cariche di pioggia mentre le persone si dirigevano alla State Farm Arena di Atlanta per celebrare la vita di Takeoff dei Migos, ucciso lo scorso 1° novembre da un colpo d’arma da fuoco. La pioggia, dirà poi il sindaco di Atlanta, Andre Dickens, è di buon auspicio per un funerale. Significa che Takeoff andrà in paradiso.

In fila indiana all’ingresso, ci hanno fatto riporre i telefoni dentro buste sigillate che solo il personale è in grado di aprire. È parsa una richiesta ragionevole tanto più alla luce del fatto che, con tutti i video circolati online, la morte del rapper è diventata uno spettacolo raccapricciante. E perciò quando Offset, membro dei Migos, è salito sul palco per piangere il cugino che giaceva di fronte a lui in una bara cromata, il suo dolore è rimasto confinato all’abbraccio dell’arena.

Sopraffatto dal dolore, all’inizio Offset è riuscito a dire una sola parola: «Take». E poi «ti voglio bene» e «mi spiace». L’abbiamo visto piangere per lunghi minuti tra gli applausi e le parole d’incoraggiamento della gente. Alla fine, dopo aver detto della perdita insopportabile e del dolore, ha aggiunto: «Non voglio metterti in discussione, Dio, ma a volte non ti capisco». Quand’è venuto il momento di pregare, ha chiesto un momento di comunione. «Ho un gran bisogno d’essere abbracciato». In quel momento è parso davvero vulnerabile.

Sul feretro stava un drappo che riproduceva la copertina del disco che Quavo e Takeoff hanno pubblicato un mese fa, Only Built for Infinity Links. Durante un podcast Takeoff aveva alluso a un qualche litigio tra loro e Offset, lasciando però la porta aperta alla riconciliazione: «Non conosciamo tutte le risposte. Le sa solo Dio. Preghiamo e aspettiamo. Non c’è nulla che debba cambiare».

La fede in Dio di Takeoff è stata evocata più volte durante la commemorazione dai suoi cari e dai leader della comunità. «La vita d’un uomo di 28 anni è stata stroncata senza alcun senso», ha detto quello che, negli ultimi 18 anni, è stato il pastore del rapper, Jesse Curney, III. A detta di tutti, Takeoff aveva cuore e testa. «Quavo e Offset, non abbiatene a male», ha detto Kevin “Coach K” Lee, co-fondatore dell’etichetta dei Migos, la Quality Control, «ma quello saggio era lui». E allora, come e perché è potuto accadere? E cosa si può fare adesso? Sono le domande poste da popstar, star del gospel, amici, familiari. Sono domande difficili e non c’è risposta. Ad Atlanta s’è intravista per lo meno la possibilità di lenire un po’ di tutto questo dolore.

A un certo punto è salito sul palco Justin Bieber, che in passato ha collaborato coi Migos ed è buon amico di Quavo. Sembra quasi incapace di cantare. A disagio, si è seduto su uno sgabello mentre un pianista lo accompagnava. Non s’è mosso. E quando finalmente è riuscito a intonare Ghost (dal suo album Justice) l’ha fatto con voce tremante. Si è alzato e si è riseduto, sempre fissando la bara.

È poi arrivato Drake. La sua presenza, come del resto quella degli altri, non era annunciata nel programma della commemorazione, un figlio stampato sul retro di un collage di foto di Takeoff sullo stile dell’artwork di Culture. Drake ha letto il suo discorso, il carisma attenuato, ma non azzerato. Ha citato due poesie, di cui una di Maya Angelou, ma a colpire sono state le sue parole. Ha ricordato il tour coi Migos del 2018, il carattere zen di Takeoff che però s’animava sul palco col gruppo, e ancor prima ha raccontato di quando da bambino guardava in tv il Rat Pack, vale a dire Dean Martin, Sammy Davis Jr e Frank Sinatra. «Mi manca esibirmi coi miei fratelli. Dopo tutto quel tempo passato a guardare Dean Martin, ho capito che coi miei amici io ci voglio invecchiare». Ha ringraziato Pierre “Pee” Thomas della Quality Control per avere creato quella specie di famiglia e ha cominciato a piangere, per non smettere più.

Sono poi arrivati lo stesso Pee e il suo socio Coach K. Il primo ha citato un messaggio che ben rappresenta lo spirito di Takeoff. Risale a giugno dell’anno scorso. Dice: «Veniamo dal nulla. Abbiamo attraversato una tempesta. Ti voglio bene». Pee ha detto che «è da 11 giorni che lo chiedo a Dio: che cosa dovremmo imparare da questa storia?». Ha lasciato il palco senza una risposta, pregando i presenti di non smettere di cercarla.

È stato straziante quando la protetta di Quavo, Chloe Bailey, ha cantato Heaven di Beyoncé, una lode alle persone scomparse e una giusta introduzione all’intervento della madre del rapper. Presentata come Mama Take, è parsa anzitutto orgogliosa del figlio: la voce, la passione per la musica, la fede in Dio l’hanno sempre accompagnato, fin da quand’era un bambino. La voce ha tremato giusto quando ha detto ai presenti che non sarà la stessa senza di lui. S’è fatta di nuovo forza pensando che un giorno lo incontrerà nuovamente in cielo. «Non può tornare da me, andrò io da lui».

Sono poi arrivati il fratello minore e la sorella di Takeoff, e Quavo che ha alleggerito l’atmosfera rammentando i vestiti extra-extra-extralarge che portavano. Ha preso in giro bonariamente la madre di Takeoff per averli rimproverati per il loro amore per un CD degli Hot Boys, s’è vantato di aver vinto un talent show con Takeoff al Boys & Girls Club facendo Get Your Roll On By dei Byg Timers, per poi ricordare che è grazie a Takeoff se sono diventati famosi: era lui che voleva fare rap, Quavo amava lo sport.

Come Offset prima di lui, Quavo ha reso onore alle doti d’innovatore di Takeoff, per via del flow terzinato, e gli ha dato i fiori di cui il rapper parlava pochi giorni prima di morire. «Non gl’interessava granché di titoli, crediti, visibilità». Un po’ come la madre di Takeoff che ha parlato prima di lui, Quavo ha trovato per lo meno una qualche forma di conforto, o così è parso: «Non sei mio nipote, non sei mio fratello. Sei il mio angelo».

Tradotto da Rolling Stone US.

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