Abe Laboriel Jr è stato la prima scelta dei Pearl Jam | Rolling Stone Italia
Drummer drama

Abe Laboriel Jr è stato la prima scelta dei Pearl Jam

Jeff Ament tira fuori un po’ di aneddoti legati al libro ‘Since Forever’ e parla del musicista apparso all’Ohana. «Il problema è stato dirlo ai nostri amici che suonano». Ma non si sbilancia: «Spero sia il nostro batterista fisso»

Abe Laboriel Jr è stato la prima scelta dei Pearl Jam

Eddie Vedder e Jeff Ament sul palco coi Pearl Jam a inizio carriera

Foto: Alison Braun/Michael Ochs Archives/Getty Images

Jeff Ament dei Pearl Jam è anche un fotografo e questo già lo sapete. È suo il primo piano della pecora sulla copertina di Vs., così come le immagini che hanno accompagnato le cover di Yield, di Riot Act e della raccolta di rarità Lost Dogs. Non solo: da inizio anni ’90 fotografa i compagni di band e il suo nuovo, bellissimo libro Since Forever, realizzato col fratello e designer Barry, raccoglie più di 250 di quegli scatti in bianco e nero, accompagnati da ricordi e riflessioni.

Il libro è uscito il 25 settembre, la sera in cui i Pearl Jam hanno fatto il primo concerto da quando Matt Cameron li ha lasciati, un concerto non annunciato all’Ohana Festival con Abe Laboriel Jr alla batteria. Vedder ha detto al pubblico che Laboriel era lì per dare una mano, non è stato detto ufficialmente se il batterista è entrato o meno a far parte in pianta stabile della formazione.

In questa intervista realizzata per la serie Music Now prima di quel concerto, Ament racconta le storie dietro le fotografie di Since Forever, ricorda gli inizi dei Pearl Jam e il tour con Neil Young, pensa al prossimo capitolo della band.

Ha venduto la macchina fotografica per trasferirsi a Seattle nel 1983. «Dei primi due, tre anni che ho vissuto a Seattle ho letteralmente tipo cinque foto. È un sacrificio che ho dovuto fare, ho dovuto vendere la macchina fotografica per trasferirmi a Seattle, era la cosa che avevo di maggior valore. Credo di averci ricavato suppergiù 100 dollari, che nel 1983 erano un sacco di soldi». La situazione è cambiata quando Cameron Crowe lo ha coinvolto nella lavorazione del film Singles. «Avevano bisogno di fotografie e io ho detto: “Non ho una macchina fotografica”. E loro: “Vai a comprarne una e mettila sul conto del film”. E io: “Davvero posso farlo?”».

Il suo spirito do-it-yourself è emerso per una questione di costi. «La cosa curiosa è che, all’inizio, non era mia intenzione documentare le cose. Cercavo materiale per gli album o per le prime newsletter. A un certo punto però si è capito che la casa discografica avrebbe ingaggiato un fotografo e che il conto lo avremmo pagato noi, o almeno metà del conto. E un fotografo chiedeva tipo 8000 dollari per un’ora di lavoro. Una parte di me, quella parsimoniosa e do-it-yourself diceva: ma è assurdo, sono quattro volte il valore di tutta la mia attrezzatura fotografica, posso fare quella roba da solo».

Si è sorpreso ritrovando le foto di Eddie Vedder a torso nudo durante le session di Ten. «Non sapevo cosa ci fosse nei provini a contatto. Le guardi e pensi che è strano che ci siano tre foto di fila con lo studio immerso nel buio. Poi le digitalizzi, le vedi sullo schermo e all’improvviso capisci: ah, ma sta cantando lì dentro, nella cabina. Spero che Eddie non se la prenda con me, non ho fatto vedere le foto agli altri». Sulla mancanza della maglietta: «Faceva un caldo assurdo. In quelle isolation rooms non circolava aria».

La pecora è finita per caso sulla copertina di Vs. «Auella pecora mi seguiva lungo la recinzione (in una fattoria del Montana, ndr), così l’ho fotografata mentre cercava di infilarsi tra le maglie della rete. È stato solo quando ho visto il provino a contatto che ho pensato che sarebbe stata una copertina fantastica, avevamo già scritto Animal e in quel periodo avevano la sensazione di essere noi contro il mondo, noi contro la casa discografica, noi contro la macchina. E quindi sembrava molto più naturale della copertina del primo album, che era molto letterale». Per la cronaca, Ament è convinto che si tratti di una pecora, non di una capra d’Angora come ha scritto qualcuno.

Neil Young decideva cosa far suonare ai Pearl Jam 20 minuti prima dei concerti. «Quasi a ogni concerto una ventina di minuti prima dello show diceva: “Ehi, credo che stasera faremo Mr. Soul” e noi iniziavamo a cercare una cassetta di Decade… Per fortuna Brendan [O’Brien] conosceva quelle canzoni perché le aveva suonate da ragazzino, ma noi eravamo lì nel backstage con gli strumenti a imparare la canzone e poi uscivamo sul palco a Berlino e la suonavamo per la prima volta in assoluto. Si andava avanti alla cieca». Qualcosa di simile poteva accadere anche durante il concerto: «Decideva semplicemente che quella sera avremmo fatto una versione di 15 minuti di una tale canzone, azionava un paio di pedali con gli ampli a tutto volume e tu dovevi stargli dietro».

Con Matt Cameron scherzava sul mollare i Pearl Jam dopo i 60 anni. «Scherzavamo tra di noi: “Quindi, quanto ci resta, altri tre anni?”. E lui: “Sì, mi sembra giusto, altri tre anni”. “Avremo entrambi 60 anni, sarà perfetto”. La cosa metteva un po’ in agitazione gli altri, ma io scherzavo, lui no come si è scoperto poi… Ma lo capisco. Siamo fortunati a essere ancora qui a 60 anni, ma magari a quell’età hai desideri che non hai ancora realizzato e altre cose vorresti fare, e magari il sogno che non hai realizzato è semplicemente quello di stare a casa con tua moglie». Ament, però, non ha intenzione di fermarsi. «Ogni tanto suoniamo e penso: “Wow, questo concerto è all’altezza di quello di qualsiasi band di 25enni. Mi piace da morire stare con gli altri».

Abe Laboriel è stato la prima scelta di tutti i Pearl Jam. «È il primo nome che è saltato fuori. … Abbiamo sempre pensato: partiamo dal primo della lista. Tutti quanti abbiamo amici carissimi che sono batteristi e la parte più difficile è stata dire loro che avevamo già trovato il nostro uomo». Ament, con cui abbiamo parlato prima che il nome venisse rivelato, non ha saputo dire se l’ingresso era definitivo. «Spero che sia il nostro batterista fisso, ma non so se lo sarà. Non abbiamo ancora fatto un concerto insieme, quindi è presto». Quando gli viene suggerito che il nuovo batterista potrebbe rivelarsi un robot, Ament sta al gioco e ricorda le take infinite di Even Flow: «Finalmente abbiamo risolto il problema di Even Flow. L’abbiamo programmata su una drum machine. È incredibile, vi piacerà da matti».

Ament si augura che i Pearl Jam facciano un album e un tour nel 2027. «Mi piacerebbe moltissimo, è come se avessimo una nuova energia e la possibilità di sfruttarla al massimo, trasformandola in qualcosa di diverso, di grande». La band ha effettivamente iniziato a scrivere musica. «Tutti stanno scrivendo, ma non abbiamo ancora scritto molta roba assieme. Però un paio di cose le abbiamo fatte e sono molto belle, abbiamo capito qual è il potenziale… Il tempo che passi separato dagli altri ti porta a pensare che non vedi l’ora di rifarlo. Io sto fremendo dalla voglia. … Ma ci vorrà un po’ di tempo, almeno qualche mese». Lui e Stone Gossard ne hanno già parlato. «Con Stone è sempre stato così. Ogni settimana o ogni paio di settimane parliamo ed è tutto un: “Ah, potremmo fare questo e quello”. E poi: “Non corriamo troppo, però”».

Le foto proibite alla Casa Bianca. «Il mio amico Pat Williams, che era un deputato qui nel Montana, è morto e al funerale si è fatta avanti una signora. “Ero la fotografa dello staff della Casa Bianca” (quando i Pearl Jam hanno incontrato Bill Clinton, ndr), “ho una bellissima foto di voi”. “Ah, sì, anch’io ho un sacco di foto”. Eh sSì… ti avevamo detto che non potevi scattare foto là dentro”. Giuro che non lo ricordo, ma so che all’epoca pensavo: “Ci avete invitati voi, non siamo stati noi a chiedere di venire qui, quindi farò quel cazzo che mi pare”. E quindi sì, ho due rullini di quella visita e un sacco di belle foto coi Mudhoney, prima che ci dividessero… A Bill non importava. Diceva: “Dove volete andare? Vi porto dove volete”. “Possiamo andare nella Situation Room?”. “Ma certo, andiamo”».

Da Rolling Stone US.