Abbiamo un vincitore: Kendrick Lamar ha messo ko Drake | Rolling Stone Italia
Disso ergo sum

Abbiamo un vincitore: Kendrick Lamar ha messo ko Drake

Magari i due andranno avanti col loro beef, ma possiamo già dire che la lotta è stata dura, che non sempre è stato un bello spettacolo, che si sono scambiati colpi bassi. E che i diss dell’americano sono stati più forti di quelli del canadese

Abbiamo un vincitore: Kendrick Lamar ha messo ko Drake

Kendrick Lamar

Foto: Jason Koerner/Getty Images per Rolling Stone US

Kendrick Lamar e Drake possono continuare a tirarsi schiaffoni, lanciarsi accuse infamanti e pubblicare diss, ma il grosso dell’incontro si è già consumato e la corona del vincitore va in direzione Compton. Col senno di poi, il modo in cui Drake ha punzecchiato il rivale con le provocazioni su Instagram e il Taylor Made Freestyle sono stati momenti masochistici. Nel corso dell’ultima settimana, Kendrick ha colpito Drake con un’incessante raffica di diss che ne hanno fatto a pezzi il rivale. A Drake va riconosciuto il merito d’essersi messo in gioco e di aver corso il rischio di scontrarsi con un paroliere fortissimo come Kendrick. Gli toccherà però incassare il colpo.

È stato un incontro fra pesi massimi o meglio ancora qualcosa di simile agli scontri tra pesi medi degli anni ’80, quando Sugar Ray Leonard, Tommy Hearns, Marvin Hagler e Roberto Duran s’affrontavano con raffiche di pugni guidati dall’istinto competitivo e dal rifiuto totale dell’idea di non essere considerati i migliori. Anche se il beef tra Drake e Kendrick è diventata una roba da Shane Room, ha avuto inizio per puro istinto competitivo. Come rappa Kendrick in Euphoria, “Cole e Aubrey sanno che sono un nero egoista, la corona è pesante”. L’hip hop ha una natura intrinsecamente competitiva ed entrambi sapevano che lo scontro era inevitabile. Chi non capisce il motivo della loro rivalità non ha passato gli ultimi 15 o 20 anni a voler essere considerato il miglior rapper di sempre.

I beef tra rapper si svolgono tradizionalmente in un lungo arco di tempo. Fra un diss e l’altro possono passare album, concerti, vite. E però Drake ha detto ad aprile ad Akademiks che ha ritardato il suo periodo di vacanza post tour per battersi subito col rivale e Kendrick lo ha accontentato regalandoci uno dei momenti più caldi della storia dell’hip hop con l’aiuto di Rick Ross, Kanye e Metro Boomin, tra gli altri. Se i beef non fanno per voi, questo spettacolino vi starà irritando. Se invece è di vostro gusto, è roba al cardiopalmo.

THE HEART PART 6 - DRAKE

Per citare Jay-Z, solo una settimana fa andava tutto bene per Drake. Aveva pubblicato due diss e la decisione di anticipare la risposta di Kendrick con Push Ups ne faceva il favorito del match. Poi però è arrivata Euphoria e nulla è stato più come prima. Coi diss che ha pubblicato Drake avrebbe potuto avere la meglio sulla maggior parte dei rapper. Push Ups e Family Matters sono pezzi che possono finire nelle normali playlist anche al di fuori del contesto dei diss. Ha ribaltato contro Kendrick in modo intelligente il binomio Michael Jackson-Prince. E gli va riconosciuto il merito di non essersi arreso quando molti big dell’industria si sono coalizzati contro di lui. Detto questo, non aveva granché da dire su Kendrick.

The Heart Pt. 6 sono appunti presi sulla app Notes e poi messi in rima, con tanto di errori. Drake ha frainteso la storia raccontata in Mother I Sober di Kendrick (per far intendere che Lamar avrebbe ipoteticamente un problema coi pedofili poiché molestato) e ha dichiarato di non avere mai avuto alcun comportamento inappropriato con l’attrice Millie Bobby Brown anche se Kendrick non l’ha nominata esplicitamente. Ha affermato di aver dato a Kendrick informazioni false sul fatto di avere una figlia, ma ha anche detto che “quelli da cui prendi le tue storie sono pagliacci”.

Gli attacchi dell’uno hanno annullato quelli dell’altro e il modo in cui le donne sono diventate pedine su questa scacchiera è stato tremendo, ma su questo punto ci soffermeremo più avanti. Nel complesso però Kendrick ha picchiato più duro. Ha parlato dei problemi d’identità razziale di Drake, dei suoi presunti vizi, della mancanza di conoscenza delle leggi della strada, dei movimenti loschi dietro le quinte, dei rapporti ad Atlanta, della sua alleanza con Baka, delle fughe di notizie da OVO e, cosa più allarmante, dei presunti rapporti inappropriati con adolescenti. L’impressione è che abbia preso la maggior parte delle informazioni dai social e che alcune di queste siano tutte da verificare, ma le ha comunque rese note. Lo ha fatto in quattro pezzi differenti. Euphoria è un diss buon da essere ascoltato in palestra; 6:16 in L.A. è soul da crociera; Meet the Grahams, pubblicata in modo furbo pochi minuti dopo Family Matters di Drake, si basa su una colonna sonora horror prodotta da Alchemist.

Il che ci porta a Not Like Us, un colpo da K.O. confezionato da DJ Mustard. Drake è uscito allo scoperto per smentire rapidamente l’accusa mossa da Kendrick di avere una figlia di 11 anni in Meet the Grahams, ma c’è voluta la viralità di Not Like Us per farlo replicare all’accusa di avere avuto delle relazioni con adolescenti. I detrattori di Kendrick si erano lamentati del fatto che nessuno dei beat dei suoi primi tre diss fosse ballabile, ma il sabato sera dopo l’uscita di Not Like Us circolavano un sacco di video di dj che suonavano il pezzo nei club. Le timeline sui social sono piene di gente che posta meme sovrapponendo il brano a video dance. Nel 2015, Drake ha usato l’uptempo Back to Back e una raffica di meme per sancire la sua vittoria contro Meek Mill. Se fossimo nel wrestling diremmo che Kendrick ha usato la mossa dell’avversario contro di lui.

Il senso dell’umorismo di Kendrick è sottovalutato ed è evidente soprattutto in Euphoria e Not Like Us. Se avesse usato solo un tono serio, sarebbe sembrato troppo arrabbiato. Se avesse esagerato nel senso opposto, sarebbe sembrato buffonesco. Ha trovato il giusto equilibrio, cambiando cadenza e tono vocale ogni otto battute o quasi, trovando per Not Like Us un’inflessione degna di uno stand-up comedian. Drake ha passato una vita cercando di liberarsi dello stigma di essere stato il Jimmy di Degrassi e ora il mondo del rap sta di nuovo ridendo di lui.

Mentre Drake sembrava intento a vincere la guerra dei social, Kendrick meditava i colpi più ficcanti. Il 6:16 contenuto in 6:16 in L.A. può richiamare sia il compleanno di Tupac (16 giugno), sia la data della prima nel 2019 di Euphoria, la serie di cui Drake è produttore esecutivo e che è stata criticata per aver sessualizzato i liceali. Lamar ha chiesto a Jack Antonoff, che com’è noto è il produttore di Taylor Swift, di collaborare alla stesura di 6:16. E l’ha fatto dopo che Drake aveva preso in giro il rivale perché secondo lui non rispondeva per paura di sovrapporsi all’uscita del disco di Swift. Il suo modo di scrivere è talmente acuto da mettere in rima “Back to Back, I like that record / I’ma get back to that, for the record” (“Back to Back, mi piace quel disco / Tornerò su questo, per la cronaca”) su Euphoria, per poi inserire un campionamento di Al Green su 6:16, un riferimento all’antologia poco nota Back to Back Hits di Al Green e Teddy Pendergrass (quest’ultimo campionato anche su Euphoria).

Quello che ha fatto Kendrick non è senza precedenti; Joe Budden pubblicò quattro dissing contro Drake nell’arco di quattro settimane nell’estate del 2016. Ma in quel momento Drake non aveva accumulato così tanto astio con le sue azioni, e Budden non aveva la popolarità sufficiente per far rivoltare le masse. Molti ex fan di Drake sono stanchi di sentire parlare delle sue (presunte) strane relazioni con adolescenti, o di vederlo criticare inutilmente artiste come Megan Thee Stallion e Rihanna. Kendrick ha sfogato il suo disprezzo verso il rapper di Toronto per quello che equivale a un EP di dissing. Vale la pena chiedersi se cercherà di mettere insieme le canzoni sui servizi di streaming per ottenere un altro successo in classifica.

Le ultime settimane hanno suscitato conversazioni più ampie sull’identità razziale. L’idea che Drake abbia relazioni di comodo con la scena musicale nera non è nuova. Ma Kendrick l’ha spiegato ancora meglio di quanto avesse fatto Pusha T qualche anno fa, elencando uno per uno i collegamenti di Drake ad Atlanta e supponendo che abbiano permesso a Drake di assimilarsi nella cultura afroamericana. La sua barra “Non sei un collega, sei un colonizzatore” è una battuta che potrebbe rimanere con Drake per anni a venire.

Gran parte di questo beef si insinua nelle acque della politica razziale che i fan non-neri del rap non hanno vissuto per poterne valutare la credibilità, nonostante ci provino. Come ho scritto in precedenza, lo scollamento culturale del fandom del rap è evidente nelle reazioni a questo beef. I personaggi mediatici e i fan che ancora credono che Drake sia uscito vincitore da questa situazione lo dicono per una questione di rime, o perché dire che Drake ha perso significa ammettere che, alla fine, nemmeno loro sono “Come noi” (Not Like Us, ndr)?

La maggior parte dei dissing non finiscono per portare a commenti sociali più ampi, ma Kendrick non è come la maggior parte degli artisti. Dopo Ether di Nas, dove il suo risentimento verso Jay-Z sbobbiò in un dissing tagliente, la maggior parte degli artisti capì di non doverlo mai far arrabbiare così tanto di nuovo. E lo stesso capiterà con Kendrick. Kendrick è noto per prendersi anni di pausa tra un album e l’altro, ma stavolta in appena una settimana ha valorizzato la sua posizione di uno dei liricisti più rispettati di tutti i tempi; potrebbe davvero essere il boogeyman del rap dopo tutto.

L’anno scorso, l’account X di Jah Talks Music ha pubblicato: «J. Cole si ritira dopo The Fall Off, Drake ha detto che sta considerando ‘un’uscita dignitosa’, e Kendrick ha scelto sé stesso rispetto alla musica. Stiamo arrivando alla fine di queste leggende» Il post ha suscitato commenti riflessivi su ciò che i tre uomini avevano realizzato. Ma poi First Person Shooter ha portato i cosiddetti Big Three da una conversazione al passato a una delle cose più grandi che stanno accadendo nella cultura pop. Sembra che stiano scrivendo un epilogo alla loro storia più che un nuovo capitolo. E in quelle ultime righe, Kendrick è il vincitore.

Da Rolling Stone US.

Altre notizie su:  Drake Kendrick Lamar