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Storia tragicomica dell’inno di Mameli alle finali di Coppa Italia

Non siamo mica gli americani. Abbiamo visto il Super Bowl e ci siamo messi in testa di essere in grado di fare altrettanto. Ecco le esecuzioni del ‘Canto degli italiani’ dal 2011 a oggi, da Emma a Sergio Sylvestre

Arisa canta l'inno prima della finale di Coppa Italia del 2012

Foto: Claudio Villa/Getty Images

A forza di vedere le pop star americane interpretare l’inno nazionale prima del Super Bowl ci siamo convinti di essere in grado di fare altrettanto. Non siamo mica gli americani, ma uno sport popolare l’abbiamo, eccome. Il campionato di calcio non ha una finale, ma c’è pur sempre la Coppa Italia. E chi sono le pop star di casa nostra scelte per interpretare con patriottico ardore l’inno di Mameli, quello che «quando lo ascolti sull’attenti ti fa vibrare dentro», come disse Ciampi? I concorrenti dei talent, ovvio.

A parte pochissime eccezioni – cantanti che sono comunque finite in tv a fare la giudice o la presentatrice – i malcapitati vengono da Amici e X Factor. Di per sé non ci sarebbe niente di male: non dovrebbero insegnare la cara vecchia arte dell’interpretazione, in quei posti? A quanto pare no. Canti Sally una volta e il giorno dopo ti trattano manco fossi Mina. Dopo una settimana sei fuori, «non mi sei arrivata».

Facciamocene una ragione: le pop star (o aspiranti tali) di casa nostra non brillano quando sono messe di fronte a un microfono, a volte senza accompagnamento, in uno stadio a cantare l’inno di fronte a 50 mila persone.

Emma 2011

La performance: Emma arriva bella spedita nel suo vestitino scuro, faccia da motherfucker a cui tutto rimbalza, figurati una partitella di pallone. Raggiunge la postazione, si gira e un primo piano svela la verità: se la sta facendo sotto. Parte la banda, Emma attacca e la voce quasi non si sente. Il coro del pubblico è impressionante, roba che neanche Vasco a San Siro.
Il verdetto di YouTube: l’esecuzione è talmente apprezzata che si sviluppa un dibattito internazionale sul valore del nostro inno. «Il migliore al mondo!» assicura un tedesco. «Ecco come si canta un inno allo stadio», dice un danese. «Now I wish I was Italian! Respect from America», scrive un altro, evidentemente brillo. «Bell’inno, bella voce, bella ragazza. Mi fa sentire orgoglioso di essere italiano. L’inno dell’impero sovietico però è più bello».
La partita: Inter-Palermo 3-1.

Arisa 2012

La performance: «Arisa eseguirà ora l’inno nazionale», annuncia lo speaker. Seguono fischi che avrebbero scoraggiato persino Beyoncé. Arisa raggiunge la coppa piazzata al centro del campo, le passano il microfono e trasforma l’allegro marziale di Michele Novaro in una filastrocca. Qualcuno continua a fischiare, qualcun altro, visto che non c’è accompagnamento musicale, aiuta la cantante col “parapò”. Alla fine Arisa solleva la coppa, manco avesse vinto la partita. I fischi destano preoccupazione a livello istituzionale. Nell’intervallo, riporta La Repubblica, il presidente del Senato Schifani si dichiara «sconvolto» per l’accaduto. Dov’è finita la nazione che s’era stretta calorosamente attorno a Emma?
Il verdetto di YouTube: «Non ha preso una nota», «Mamma mia me se so rotte le casse». Il dibattito vola alto sui fischi. «Perché cazzo i napoletani fischiano sempre?». «Io sono calabrese e quindi di origini greche. Ma sta gente mi fa proprio imbestialire, è un’offesa all’intero stato italiano». E poi, il migliore, l’avvolgitore: «Sempre ad inveire contro Napoli, la troppa invidia vi dà al cervello, solo perché siamo una città invidiata da tutti a partire del mondo culinario fino alle opere che l’avvolgono».
La partita: Juventus-Napoli 0-2.

Malika Ayane 2013

La performance: Per cantare l’inno a Roma prima del derby viene chiamata dalla capitale morale Malika Ayane che è una secchiona e per studiare si va a vedere quel che fece Whitney Houston al Super Bowl. Malika è brava, ma cantare a cappella l’inno non è il suo mestiere. Se non altro, porta allo stadio un look da diva all’ora del tè (definizione sua). Le camere riprendono le tribune vip e sui volti si legge tanta noia. Non ci sono però i fischi del 2012.
Il verdetto di YouTube: Già s’intravede il trollismo nazionalista (Malika è nata a Milano ma, macchia sul suo curriculum d’italiana, ha un padre marocchino): «Non è una vera italiana ma canta bene», scrive uno, però poi aggiunge un cuoricino rosso. La performance è apprezzata per ragioni pratiche: «Sono polacco. Per me è un ottimo aiuto per imparare l’italiano». Ecco un’idea per un’esecuzione spiazzante: cantare solo la parte dell’inno in cui si parla dei polacchi («già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute, già il sangue d’Italia e il sangue polacco bevè col cosacco ma il cor le bruciò»).
La partita: Roma-Lazio 0-1.

Alessandra Amoroso 2014

La performance: Ci si accorge, forse, che per cantare a cappella in uno stadio devi essere di un altro livello. E perciò Alessandra Amoroso intona l’inno su una base tenuta a volume modesto contenente musica e un coro maschile. «Sono stato in procinto di abbandonare lo stadio», dice il presidente del Senato Grasso, ma non è per colpa dell’Amoroso. È la finale di Genny ‘a carogna, degli scontri, dei ritardi, della trattativa Stato-ultras. Due persone comunque sembrano godersi la performance: sono i due bambini in tribuna, uno con la sciarpa del Napoli e uno della Fiorentina. Non sanno chi è Genny ‘a carogna. O forse lo conoscono bene e si sentono talmente impuniti da prendersi la libertà di divertirsi.
Il verdetto di YouTube: La Big Family corre in soccorso di Sandrina. «Tanto di cappello ad Alessandra che ha cantato l’inno e l’ha portato a casa splendidamente nonostante i fischi che sottolineo non erano per lei ma per l’inno stesso». «Alessandra non ha colpa di quello che è successo se sono un pugno di animali che ci possiamo fare?». Dario è convinto: «bellissimo arrangiamento». Samuel non è d’accordo: «Ci voleva Jimi Hendrix a suonarla».
La partita: Fiorentina-Napoli 3-1.

Chiara Galiazzo 2015

La performance: Chiara Galiazzo è piazzata su un piedistallo e vestita come la cugina irlandese di Florence Welch. La performance è talmente tanto sentita che il telecronista ci parla sopra. Lei canta a cappella, in modo lievemente sguaiato, ma non credo sia questo il motivo del pianto del bambino che viene inquadrato.
Il verdetto di YouTube: «Fantastica! Un record per Chiara, la prima a non essere fischiata!». Risposta: «Due tifoserie fasciste non potevano fischiarlo». «Mi viene la pelle d’oca ad ascoltare l’inno cantato in questo modo… ma cmq giallorosso cane bastardo». «Brava Chiara! Brava e coraggiosa». «Chiara Iezzi?».
La partita: Juventus-Lazio 2-1.

Lorenzo Fragola 2016

La performance: Sotto lo sguardo severo di Mattarella, Lorenzo Fragola offre un’esecuzione, come dire, vocalmente casual che contrasta col completo scuro che indossa, da addetto alle pompe funebri. Forse in segno di rispetto per l’estrema tristezza della performance il pubblico non fischia.
Il verdetto di YouTube: «What a pleasant voice!». «Non sento fischi o quasi… Ah, non c’erano i napoletani».
La partita: Milan-Juventus 0-1.

Lodovica Comello 2017

La performance: Nell’anno in cui la legge finalmente riconosce il Canto degli italiani quale inno nazionale – ci abbiamo messo un po’, ma alla fine abbiamo deciso che tutto sommaro è ok – arriva Lodovica Comello, show-woman che canta balla presenta e fa la simpatica. Sul palchetto montato sul campo lei canta una cosa, il pubblico un’altra. Entrambi sono convinti che si tratti dell’inno di Mameli. Non è Singing in the Car.
Il verdetto di YouTube: «Iscrivetevi al mio canale e mi scriverò al vostro».
La partita: Juventus-Lazio 2-0.

Noemi 2018

La performance: È l’anno del sovranismo. Noemi canta “le porga la chioma” e luci verdi e rosse le illuminano da dietro i capelli. È la più convinta di sempre. Ehm, pure troppo. Canta in modo carico, allarga le braccia, gesticola e fa pure il “poropò”. Anche meno, Veronica.
Il verdetto di YouTube: «Miticaa!!!». In realtà, il dibattito si sposta altrove, su stecche e poropò. Ci scherza anche lei, diventa una specie di meme.
La partita: Juventus-Milan 4-0.

Lorenzo Licitra 2019

La performance: Forse convinti che dopo il “poropò” di Noemi si debba restituire dignità istituzionale all’inno, viene chiamato il meno indisciplinato Lorenzo Licitra. Ne danno notizia Ragusa Oggi e RagusaH24.
Il verdetto di YouTube: «Who was the singer?». «Lorenzo Licitra, winner of X Factor Italy 2017».
La partita: Atalanta-Lazio 0-2.

Sergio Sylvestre 2020

La performance: Come un bambino troppo emozionato per reggere l’emozione della recita delle elementari, Sergio Sylvestre interrompe per un istante l’esecuzione, di fronte a uno stadio vuoto. Come se non bastasse, nell’anno di Black Lives Matter alza il pugno.
Il verdetto di YouTube: Mettetevi comodi, è lunga. «Il nostro popolo come il resto dei popoli occidentali morirà di politicamente corretto». «L’inno italiano non lo canta un cazzo di straniero, sbagliandolo». «Fanno di tutto per smantellare l’identità nazionale». «Dopo la farsa della pandemia mediatica, una fotografia impietosa del nostro Paese allo sfascio». «Is the song “Toto Cutugno – L’italiano” still allowed in your country or is it banned by now?». «Siamo in attesa del primo cha canta l’inno in arabo – per sentirci belli e buoni». «Un cantante nero impreparato e incapace canta l’inno di Italia nell’evento più importante post Covid a discapito di qualsiasi altro cantante bianco ma più preparato. Questo è semplicemente RAZZISMO». «Il prossimo anno la cantano Bugo e Morgan».
La partita: Napoli-Juventus 4-2.

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