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Storia sentimentale di ‘In the Wee Small Hours’ di Frank Sinatra, il primo concept della storia

L’album del 1955, nato dalla fine del matrimonio fra il cantante e l’attrice Ava Garner, porta gli LP nella modernità: non più raccolta di singoli, ma dischi costruiti attorno a un’idea

Ava Gardner e Frank Sinatra nel 1951

Foto: Walter Bellamy / Express / Getty Images

“Se ti avessi conosciuta prima ti avrei sposata io”. Così Frank Sinatra si presenta a Ava Gardner a un party, avvicinandosi al tavolo in cui lei siede con il marito, il clarinettista jazz Artie Shaw. Ava è immediatamente attratta da lui ma dopo poco pensa “mio dio, questo ha un figlio” e passa oltre, pur ignara che di figli, Sinatra, ne ha già tre.

L’inizio effettivo di una delle più romantiche, burrascose, infuocate love story della storia arriva un po’ dopo. Frank ha dunque già avuto modo di restare fulminato dal fascino della Gardner e mostrare a chiunque una foto di lei, ritratta con la sua lunga chioma scura e lo sguardo da diva, pronunciando le seguenti parole: io sposerò questa donna. Quando si rivedono, alla festa per il venticinquesimo compleanno della Metro-Goldwyn-Mayer, la prima cosa che fanno è una gara a velocità incosciente su Sunset Boulevard con lui che dice al suo autista di superare la Cadillac su cui era seduta lei e lei che diceva al suo di fare lo stesso con quella su cui era seduto lui.

Un incontro simbolico, a ben vedere, metaforico, visto che quello che seguirà sarà una storia velocissima, irresistibile e irrinunciabile di due divi che non sanno stare insieme ed essere felici, dandosi pace. Non c’è sollievo nel loro matrimonio – che Sinatra organizza un giorno dopo il divorzio dalla moglie Nancy Barbato, e non aiuta il fatto che mentre Gardner è sulla cresta dell’onda, Sinatra si trova lavorativamente in una fase non troppo fortunata della sua carriera, ha appena chiuso un contratto discografico e attraversa una prima fase di declino. Frank si sente soverchiato dal potere che Ava ha nella coppia, dalla sua emancipazione e non accetta di buon grado di essere lui quello che non lavora: siamo all’inizio degli anni ’50 e Sinatra non ha una visione del mondo granché moderna. Se lei abortisce spontaneamente due volte, sono tre le volte in cui lui tenta il suicidio, fallendo. Tanto fumo, tanto alcol e litigate senza fine sono gli ingredienti fondamentali e protagonisti dei loro anni insieme anche se, al contempo, il romanticismo si spreca: “Frank ha messo nel nostro amore qualcosa che i ragazzi mettono nell’amore su cui fantastichi e che non potrai vivere mai”, dirà tempo dopo Gardner.

Quando la storia si chiude l’amore è infatti ben lontano dall’essere finito e Frank è a pezzi. Siamo nel 1954 e nessuno sa che, grazie a questo devastante finale di partita, Sinatra darà alle stampe In the Wee Small Hours, il primo concept album della storia della musica leggera, quello che, secondo gli annali, è considerato il primo vero LP in senso moderno mai concepito, un disco dove come non era mai accaduto prima, un filo rosso lega le canzoni, generando una sorta di storia interna che le tiene insieme. Pur lontano dai fuochi d’artificio di inizio carriera, Frank ha firmato da poco un nuovo contratto di sette anni con la Capitol Records grazie ad Alan Livingston che per averlo in scuderia litiga con i suoi colleghi, non così motivati ad averlo. Quando approda alla Capitol, ha 38 anni, e quando incide il disco, ne ha ormai 40.

L’idea dell’album, che esce sul mercato nel 1955, è quella di raccogliere ed eseguire una serie di canzoni tutte legate a tematiche introspettive, perlopiù connesse alla perdita, alla solitudine, alla sofferenza amorosa. L’idea di Sinatra è quasi quella di un autore: trovare un modo per dare sfogo al suo dolore per la fine della storia con Ava utilizzando la musica, facendo passare il proprio malessere dalla scelta dei brani e dalla grana delle interpretazioni. Durante le session di registrazione, avvenute tutte a partire dalle otto di sera e spesso durate notti intere, Sinatra, confidenzialmente, era solito chiamare il disco The Ava Album e nel tempo, quasi alla maniera leopardiana del ‘ciclo di Aspasia’, le canzoni connesse alla tematica della delusione amorosa per quella love story a pezzi, prenderanno il nome di ‘Ava songs’.

Nelson Riddle, arrangiatore dell’album, affermò che grazie alla sofferenza per Ava Gardner, oltre ad avere il desiderio di raccogliere un simile corpus di produzioni che iniziò a selezionare a casa eseguendole con il suo pianista Bill Miller, Sinatra cambiò in modo convincente il suo modo di cantare. Qui, infatti, è evidente, si nota che la voce è più calda, accorata, disperata e, in qualche modo, matura. Pur necessariamente registrato in mono, In the Wee Small Hours riesce, proprio grazie all’uso della voce, a restituire un inconsueto senso di calore, del tutto determinante alla resa formale dei brani, tale da renderlo, nel risultato, più vicino a una moderna produzione in stereo. Ad eccezione della title track, i brani, che sembrano figli delle lacrime e delle sigarette di Sinatra, provengono invece tutti dal Great American Songbook, e vanno a costruire uno dei primi 12 pollici della storia della musica pop – a oggi considerato il disco davvero necessario all’interno della discografia del cantante.

Dopo qualche tempo Gardner e Sinatra torneranno vicini, pur senza tornare mai insieme. Lui non smetterà di spedirle mazzi di fiori nel giorno del suo compleanno e lei non smetterà di conservare il mazzo ricevuto su una mensola della sua stanza da letto fino al compleanno successivo.

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