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Storia di ‘Hunky Dory’ di David Bowie, il capolavoro nato dalla ‘scoperta’ dell’America

Ecco la genesi dell’album del 1971 che servì all’inglese per mettersi alle spalle il folk e reinventarsi come artista glam

David Bowie a Los Angeles nel 1971

Foto: Michael Ochs Archives / Getty

David Bowie ha iniziato a scrivere le canzoni di Hunky Dory nel 1970. In quel periodo, non aveva granché da dimostrare dopo sei anni passati a cercare inutilmente di emergere. I suoi primi tre album erano stati dei flop e Bowie non aveva neanche più un contratto discografico. Poi, nel gennaio 1971, sbarcò negli Stati Uniti per un tour promozionale di tre settimane. Quel viaggio l’ha cambiato e ha ispirato il suo primo grande album. “Tutto Hunky Dory rifletteva il mio rinnovato entusiasmo per il nuovo continente che si apriva di fronte a me”, ha spiegato Bowie nel 1999. “Per la prima volta, una situazione esterna e reale mi colpiva a tal punto da cambiare il mio modo di scrivere e di vedere le cose”.

Bowie si era innamorato del Paese durante un viaggio in bus da Washington DC fino alla California. Finì per rendere omaggio ad alcuni degli artisti americani più rappresentativi in canzoni come Andy Warhol, Song for Bob Dylan e Queen Bitch che era ispirata da Lou Reed. Influenzato da cantautori di area folk come James Taylor e Cat Stevens, che all’epoca dominavano le classifiche statunitensi, iniziò a comporre belle melodie acustiche con testi surreali come “Mickey Mouse è cresciuto ed è diventato un mucca”.

“Quando stavamo provando le canzoni di Hunky Dory, David suonava da solo nei folk club di Londra per, tipo, 50 persone”, ha ricordato il bassista Trevor Bolder, che ha suonato nell’album, ma anche in Ziggy Stardust e Aladdin Sane. “Era un capellone e sembrava effettivamente un folkettaro”.

Bowie ha lavorato sulle canzoni per almeno sei mesi. Quando, nell’estate del 1971, si è chiuso ai Trident Studios di Londra aveva con sé 10 demo. “Si era resa conto che l’epoca d’oro del folk si stava chiudendo e che aveva bisogno di mettersela alle spalle”, spiega Bolder, “tanto più con gruppi glam come i T. Rex che facevano grandi passo in avanti”.

Bowie mise insieme un gruppo che comprendeva il chitarrista Mick Ronson e Rick Wakeman, futuro tastierista degli Yes. Erano in grado di trasformare i suoi pezzi folk in glam rock di grande impatto. “In studio avevo la libertà di fare quello che mi pareva”, ha spiegato Wakeman. “Per me, Hunky Dory resta una delle migliori raccolte di canzoni di sempre”.

Se Life on Mars?, basata sulla canzone del 1967 Comme d’habitude del francese Claude François, raccontava la storia di una ragazza dai capelli castani che va al cinema per evadere dalla vita, Changes rappresentava la sfida che Bowie lanciava alle pop star dell’epoca. “Attenti, voi rock’n’roller!”, diceva il testo. “Era un atteggiamento arrogante”, ha spiegato l’artista nel 2002. “Era un modo per intrigare il pubblico dicendo: sarò talmente avanti che non riuscirete mai a starmi dietro”.

L’album venne registrato in due sole settimane, con una media di una canzone al giorno. I musicisti stavano nell’appartamento londinese di Bowie e dormivano sulla balconata dentro a sacchi a pelo. “La mattina Dave ci accompagnava al centro di Londra”, ha spiegato Bolder. “Poi si andava tutti al pub a bere una cosa. Nessuno sapeva davvero chi fosse David”.

Hunky Dory non ha ottenuto subito un gran successo commerciale, ma ha aperto la strada a Ziggy Stardust e a tutto quel che è arrivato in seguito. “Mi ha permesso di trovare per la prima volta un pubblico”, ha spiegato Bowie. “La gente si avvicinava e mi diceva: bel disco, belle canzoni. Non mi era mai successo prima”.

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