Storia degli organizzatori dell’Atlas Festival di Kiev che affrontano l’invasione russa | Rolling Stone Italia
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Storia degli organizzatori dell’Atlas Festival di Kiev che affrontano l’invasione russa

Ospitano chi non ha casa, spediscono rifornimenti al fronte, combattono la propaganda informatica. «Non riuscendo ad occupare l'Ucraina, la Russia sta distruggendo tutto quel che può»

Il team di Music Saves UA gestisce le casse di rifornimenti in un magazzino di fortuna in Ucraina

Foto per gentile concessione di Vlad Yaremchuck

I tipi dell’Atlas Festival, che si tiene annualmente a Kiev, lo definiscono il maggiore evento musicale in Ucraina. Il team era al lavoro per organizzare la prima edizione post pandemia con un cartellone che prevedeva Twenty One Pilots, Alt-J, Placebo e Two Door Cinema Club. Ora però, mentre il Paese fronteggia l’invasione russa, stanno impiegando tutte le loro risorse per supportare gli ucraini (al momento non è ovviamente possibile sapere se l’evento si terrà).

Atlas ha donato tutto ciò che aveva – tra cui acqua, impermeabili e guanti – sia a fini umanitari che militari. Attraverso Music Saves UA, associazione che raccoglie fondi creata dall’All-Ukrainian Association of Music Events con l’aiuto di Atlas e altri gruppi, il festival ha trasformato la sua venue a Kiev in un centro di aiuti umanitari dove centinaia di persone si occupano di confezionare casse di rifornimenti da spedire nel resto del Paese.

Nel frattempo, gli uffici del festival – che sono nello stesso edificio a Kiev – sono diventati dormitori temporanei per studenti. Alcuni dei membri dell’organizzazione di Atlas sono al fronte, nell’esercito ucraino o nei presidi del territorio, altri cercano di contribuire in modo indiretto. Il team informatico del festival cerca di combattere la propaganda diffusa dai siti russi, mentre quello dei social crea infografiche da condividere online. Molti membri del team di Atlas sono al lavoro con 1+1, un canale della tv ucraina, per produrre una maratona televisiva di raccolta fondi da trasmettere in inglese dalla Polonia. Hanno contattato artisti importanti in tutto il mondo per aiutarli nella sensibilizzazione del pubblico su quel che sta accadendo.

Vlad Yaremchuck, il booking manager del festival, ha raccontato a Rolling Stone gli sforzi che il team sta facendo per supportare il Paese in guerra. Abita a Kiev, ma dall’esplosione del conflitto si è trasferito nella città natale di Andrushivka, a ovest, per mettersi al sicuro.

Pochi giorni fa è arrivato a Leopoli, città ucraina a un’ora e mezza dal confine polacco, dove vive con alcuni colleghi in un ufficio improvvisato, lavora al progetto della maratona televisiva, dorme su un materasso che si è portato da casa. Ha anche collaborato alla compilation di 134 pezzi Together with Ukraine. Il progetto ha raccolto più di 100 mila dollari per la Croce Rossa ucraina. Ecco il suo racconto.

Ogni parvenza di vita normale è svanita non appena è iniziata la guerra. Non sapevamo cosa avremmo fatto col festival, né ci abbiamo più pensato.

Non ho ancora affrontato il discorso economico. Nessuno ci ha contattati per parlare del festival, di una possibile cancellazione, dei nostri progetti. Chiaramente gli artisti hanno cancellato i concerti in Russia e Ucraina, ma chi li gestisce ha capito che non è il momento di parlare di spettacoli. Sapendo come funziona l’industria musicale, mi aspettavo qualche richiesta di rimborso, magari per cause di forza maggiore, e invece non è successo.

Centinaia di persone ci hanno invece contattati per sapere cosa fare per dare una mano ed effettuare donazioni. Non sappiamo che ne sarà del festival, in questo momento stiamo usando tutte le risorse a nostra disposizione per aiutare il Paese. È un meccanismo enorme, tutti cercano di contribuire come possono. Ed è così in tutto il Paese.

Abbiamo dato via tutto quello che avevamo e che abbiamo accumulato in magazzino negli ultimi anni. Parlo di bibite, acqua, igienizzante per le mani, guanti, impermeabili, materassini per dormire. Abbiamo donato tutto. Non ci servivano più, né servirebbero se un domani non ci dovesse essere più l’Ucraina. Credo che tutti stiano pensando la stessa cosa in questo momento: se non lo stai usando, lo stai sprecando.

Al momento stiamo lavorando a una maratona tv internazionale che verrà trasmessa in inglese dalla Polonia. Ci auguriamo che possa andare in onda il 26 marzo. L’idea è trasmetterla in tutti i Paesi possibili, sia in Europa che fuori. Vogliamo che gli artisti partecipino con un video messaggio o performance registrate; vogliamo musicisti ucraini, figure politiche importanti, eroi locali. Vogliamo arrivare a più persone possibili e raccogliere denaro per gli aiuti umanitari. Ci stiamo lavorando con altri promoter sia ucraini che britannici. Abbiamo una rete bella grande.

Facciamo parte della All-Ukrainian Association of Music Events. Hanno lanciato un fondo, Music Saves UA. Come parte del progetto, la nostra venue a Kiev si è trasformata in un centro umanitario. Ci sono centinaia di persone – alcune del team di Atlas, altre dell’associazione, altre ancora da gruppi di volontari – e accettiamo ogni tipo di aiuto umanitario. Ci sono centinaia di casse di rifornimenti che prepariamo per la spedizione a Kiev o a ad altri hotspot. I video della nostra venue com’è adesso sono pazzeschi. Il nostro ufficio, che è ospitato nello stesso edificio, è diventato un dormitorio temporaneo per gli studenti di un’università ucraina.

Quando mi chiedono cosa si può fare per darci una mano, suggerisco di fare una donazione a Music Saves UA. È un’organizzazione locale che al momento ci permette di muoverci più rapidamente della Croce Rossa.

«Non so se a Mariupol i genitori della mia ragazza siano vivi, non ho modo di scoprirlo»

Siamo soddisfatti di quel che siamo riusciti a fare, cerchiamo di contrastare situazioni tremende come quelle di Mariupol, dove la popolazione è intrappolata senza riscaldamento, acqua o gas. La mia ragazza è di Mariupol, i suoi genitori sono lì. È incredibilmente difficile, li abbiamo sentiti tre volte nelle ultime due settimane. Dai media scopriamo che sono morte centinaia di persone, ma ci si abitua a qualsiasi cosa ed è triste sapere che ci stiamo abituando anche a questo. Non so se i genitori della mia ragazza siano vivi. Non ho neanche modo di scoprirlo.

Provo un gigantesco senso di colpa da sopravvissuto, perché sono sempre stato al sicuro. Per questo, facciamo tutto quello che possiamo: ci permette di concentrarci e smetterla col doomscrolling, che ci porterebbe alla disperazione totale. E desideriamo che anche voi facciate la vostra parte, perché ci sono centinaia di migliaia di persone rinchiuse nei rifugi antiaerei che non vedono la luce del giorno. E ogni giorno muoiono centinaia di persone.

Leggere che i leader mondiali non vogliono combattere al nostro fianco è scoraggiante, ma è d’aiuto vedere quanto il mondo si sia unito.

Questa guerra è orribile, è feroce. La Russia è diventata sostanzialmente uno Stato terrorista: non riuscendo ad occupare l’Ucraina, nelle ultime due settimane sta distruggendo tutto quel che può, sta uccidendo quanti più civili possibile per spaventarci e costringerci alla resa. È una cosa schifosa, è malvagità allo stato puro. Quello che sta facendo il popolo ucraino non ha precedenti. È abbastanza per farci credere che tutto si sistemerà e che prevarremo. Vinceremo e la guerra finirà, ma il senso di unità resterà vivo a lungo.

Neanche riesco a immaginare l’impatto che la guerra avrà sull’Ucraina. Non so che cosa succederà alla nostra economia. Ci saranno ancora eventi? Ce ne sarà bisogno? Sarà ok fare un festival all’aperto mentre la gente ha paura di ogni singolo suono? Voglio dire, ogni volta che un’auto passa sotto la finestra ho un brivido, perché potrebbe portare la morte. La cultura è importante, questo è ovvio. Da un lato, metà Paese soffrirà di una qualche forma di disturbo post traumatico da stress, dall’altro dovremo imparare di nuovo a vivere. Sono convinto che quando la guerra finirà, tutti guarderanno l’Ucraina. Quando la guerra finirà, la ricostruiremo e il mondo intero ci darà una mano.

Non appena questi luoghi torneranno in pace, vogliamo che la gente venga in Ucraina e lo racconti al resto del mondo. Mi auguro che riusciremo ad andare avanti, a permettere a migliaia di appassionati di musica di venire al festival e scoprire un Paese meraviglioso.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.