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Spiagge, erba e vinili: viaggio nella Giamaica di Bob Marley

Per capire il re del reggae bisogna andare sull’isola caraibica. L’abbiamo fatto e siamo tornati con l’elenco dei posti da visitare, dagli studi dove Marley incise ‘Redemption Song’ alla villa dove scampò all’attentato del 1976

Bob Marley al Reggae Sunsplash di Montego Bay nel 1979

Foto: Charlie Steiner/Hwy 67 Revisited/Getty Images

Bisogna andare in Giamaica per capire Bob Marley. Non c’è modo di sfuggire dall’influenza che la superstar ha esercitato sull’isola: è il suo musicista più grande, un’icona spirituale, un leader rivoluzionario. La sua musica è ovunque. Esce dalle autoradio, dai sound system, dagli impianti audio dei negozi. Le cover band suonano le sue canzoni in ogni resort, o quasi. Il suo ritratto è dipinto sui muri, nei capanni dove si vende rum, appare su t-shirt e pantaloni della tuta, ti guarda dall’alto dai poster all’aeroporto.

Ogni luogo dov’è passato è diventato un piccolo santuario: Nine Mile, il villaggio di campagna dov’è cresciuto; lo slum di Trench Town a Kingston dove ha cominciato; la casa al 56 di Hope Road dove risiedeva una volta diventato una star. Sono le destinazioni più note, ma le tracce della sua vita e della sua musica sono sparse in tutto il Paese, dalle spiagge che amava al posto dove si trovano vinili reggae altrimenti impossibili da scovare fino a un’incredibile cascata fuori Kingston.

Non tutti si avventurano fuori dalle rotte note per visitare la Giamaica di Marley. È un errore da non commettere. Passare qualche giorno sulle tracce di Marley è un modo per capire l’isola tenendo gli occhi, le orecchie e la mente aperta al nuove scoperte. Ecco alcuni suggerimenti.

KINGSTON

La prima, imprescindibile trappa per ogni fan di Marley, dalle baracche di Trench Town alla villa dove il cantante visse nei suoi ultimi anni

La capitale, che si estende dalla baia alle Blue Mountains a nordest, è una delle città principali dei Caraibi, un folle ammasso di grattacieli, ville fortificate, grandi baraccopoli e tutto quello che c’è nel mezzo. Un viaggio nella Giamaica di Marley di solito inizia o finisce qui. È una meta imprescindibile: ospita tre fra i siti più importanti legati a Marley, che vi ha abitato per gran parte della vita. È la città dove sono nati il reggae e lo ska ed è qui che hanno ancora sede le principali etichette discografiche, le sale d’incisione, i sound system.

Pochi turisti trovano il tempo per visitarla, in parte per la sua pessima reputazione. Non è una preoccupazione infondata. Fino a pochi anni fa i quartieri più poveri erano in condizioni simili a una zona di guerra. Bisogna comportarsi con la stessa cautela con la quale ci si comporta in ogni grande città del mondo. In ogni caso, i posti segnalati sotto sono mete turistiche battute. I taxi sono abbondanti, costano poco e sono ben organizzati (controllate che abbiano la targa rossa che indica quelli ufficiali e se il tassista vi piace, chiedetegli un biglietto da visita, potrebbe esservi utile per esplorare altri posti sull’isola).

Bob Marley Museum

Questa villa georgiana, situata vicino alle residenze del governatore e del sindaco in uno dei quartieri più chic di Kingston, è stata dal 1975 al 1981 la casa e il quartier generale di Bob Marley. Ma anche il teatro di un evento drammatico, l’attentato del 1976 alla vita del cantante di cui c’è traccia sui muri in cui sono ancora visibili i fori dei proiettili. Oggi l’edificio è un museo dedicato alla vita e all’opera di Marley. Ci sono i suoi strumenti, fra cui la Les Paul, i vestiti, compresa la famosa camicia da lavoro in jeans, fotografie rare, dischi d’oro e molto altro. Il luogo che colpisce di più è la camera che è sorprendentemente spoglia ed è stata conservata com’era al tempo della morte del cantante: un letto molto semplice e l’amata chitarra acustica a portata di mano. Lo studio Tuff Gong, che dove Marley incise Survival del 1979 e Uprising del 1980, è ora uno spazio multimediale dove è possibile vedere un film alla fine della visita. Tenete gli occhi aperti: la casa è ancora di proprietà dei Marley e potreste intravedere un membro della famiglia.
56 Hope Road, Kingston 6; (876) 630-1588; BobMarleyMuseum.com

Tuff Gong Studios. Foto: Michael S. Yamashita/Corbis/Getty Images

Tuff Gong International

Dopo la morte di Marley, la famiglia ha trasferito lo studio Tuff Gong da Hope Road a questo indirizzo. C’è la strumentazione usata nelle incisioni con gli Wailers, tra cui una consolle vintage e un organo Hammond B3. È ancora uno degli studi più quotati di Kingston ed è usato, oltre che dai figli Ziggy, Stephan e Damian, da artisti dancehall come like Bounty Killer e Vybz Kartel, e da star internazionali fra cui Lauryn Hill, Snoop Dogg, Diplo. Nel caso sia in corso una registrazione durante la visita è possibile che vi facciano dare un’occhiata. Oppure potete riservare la sala per una vostra session. Fra le cose da vedere, c’è l’impianto che ha prodotto i 45 giri che hanno alimentato il boom musicale nella Giamaica degli anni ’60 e un bel negozio dov’è possibile acquistare cd e vinili rari.
220 Marcus Garvey Dr., Kingston; (876) 630-1588; TuffGongDistribution.com

Trench Town e il Culture Yard Museum

Marley passò gli anni formativi nella baraccopoli citata in Trench Town Rock, Natty Dread e No Woman, No Cry. Era un ragazzo di campagna appena arrivato in città. Ci hanno vissuto anche Peter Tosh, Bunny Wailer, Toots and the Maytals, Abyssinians, Joe Higgs. Meglio andarci in taxi e non farlo col buio. Di giorno è un posto sicuro e una tappa importante di un viaggio nel segno di Marley. Le guide, di solito abitanti del posto, vi aspettano all’ingresso e vi mostrano la casa dov’è cresciuto il cantante e altri luoghi chiave. C’è anche un piccolo museo sulla storia del quartiere. Con un po’ di tempo a disposizione si può chiedere alla guida di fare un giro più ampio fuori dai giri turistici classici. Tornerete a casa con un’idea più chiara del posto da cui è nata la musica rivoluzionaria di Marley.
Trench Town Culture Yard Museum, 6 & 8 Lower 1st St., Kingston; (876) 803-1509

Rockers International. Foto: David Corio/Redferns/Getty Images

Rockers International Records

Orange Street, a Kingston, è stato il cuore pulsante dell’industria musicale giamaicana con decine di negozi di dischi, studi, sound system dai nomi mitici come Duke Reid’s Trojan e Leslie Kong’s Beverley’s. “La chiamavamo Beat Street perché era il regno del beat”, mi ha detto anni fa Jimmy Cliff. Non rimane granché di quell’epoca ad eccezione di Rockers International Records, formidabile negozio di dischi pieno zeppo di 45 e 33 giri rarissimi un tempo di proprietà di Augustus Pablo e oggi gestito dalla sua famiglia. È una specie di macchina del tempo che vi riporterà ai tempi di Marley.
135 Orange St., Downtown Kingston; (876) 365-6179

FUORI CITTÀ

Uscite da Kingston per visitare il villaggio di montagna dov’è cresciuto Marley e le sue spiagge preferite

Kingston è piena di luoghi legati a Marley, ma i viaggiatori un filo avventurosi ne possono trovare altri fuori città. Cento chilometri a nord-ovest, lungo le stradine di montagna che s’arrampicano serpeggianti sulle colline, si trova il villaggio di Nine Mile, dov’è nato Marley. Le guide offrono tour a piedi attraverso la foresta pluviale, piccole fattorie a conduzione familiare e campi di ganja verde brillante. Altrove sull’isola troverete luoghi di notevole bellezza naturale dove Marley andava per lasciarsi alle spalle la frenesia della vita cittadina.

Jonathan “Fuzzy” Braham, amico di infanzia di Bob Marley. Foto: Collin Reid/AP/Shutterstock

Nine Mile

Marley è nato nel 1945 in questo piccolo villaggio di montagna. Ci ha vissuto fino all’adolescenza, quando si è trasferito a Kingston. Nine Mile è anche il luogo dove riposa. La città è diventata una specie di santuario a cielo aperto, le guide turistiche rasta locali vi mostreranno la minuscola casa d’infanzia di Marley, il “cuscino di pietra” dipinto coi colori rasta dove si sdraiava al sole in cerca di ispirazione e il mausoleo dove riposa col fratellastro (il viaggio di due ore in taxi da Kingston costa un centinaio di euro; non sono ammesse foto all’interno degli edifici). Si sperimentano le basi della filosofia rastafariana, si ascoltano storie poco note della vita di Marley e si assiste a qualche estemporanea performance delle sue canzoni. Ascoltare quei pezzi in questo luogo significa comprendere più chiaramente il mondo di Marley.
Nine Mile, St. Ann Parish; (876) 843-0498

Le cascate del fiume Cane

Le Cane River Falls sono meno frequentate delle cascate del fiume Dunn, ma sono quasi altrettanto belle. Era uno dei luoghi preferiti da Marley quando voleva riposarsi, meditare, bagnarsi (lo canta in Trench Town: “Up a Cane River to wash my dreads / Upon a rock I rest my head”). Oltre il rumore incessante della cascata, che porta le acque che sgorgano dalle Blue Mountains in una pozza perfetta per farsi una nuotata, il fiume Cane è pacifico e silenzioso, un posto perfetto per fuggire dal chiasso e dal traffico della capitale. Ci sono un piccolo bar e un ristorante dove pranzare, ma meglio ancora è fare un picnic. Cercate la grotta di Three Finger Jack, così chiamata perché il celebre schiavo ribelle la usava come nascondiglio. Ed esplorate i dintorni: la vista della foresta pluviale è spettacolare almeno quanto le cascate.
Vicino a Bull Bay, St. Andrew Parish

Spiaggia di Hellshire

A Marley piaceva andare in spiaggia, e questo paradiso di sabbia fine come zucchero fuori Kingston era il suo luogo preferito per fare jogging e giocare a calcio. A differenza di altre spiagge dell’isola, turistiche e inglobate dai resort, Hellshire è un luogo pubblico e popolare aperto a tutte le classi ed età. È anche un paradiso per gli amanti del pesce: i capanni costeggiano la spiaggia e servono aragoste fresche, dentici e pesci pappagallo con birre ghiacciate a prezzi ragionevoli. Si possono fare anche sport come la moto d’acqua e nei fine settimana le feste dei sound system vanno avanti fino all’alba.
Portmore, St. Catherine Parish

Little Bay

Un tempo Negril, nella parte occidentale dell’isola, era una destinazione privilegiata per il jet set rock’n’roll che comprendeva i Rolling Stones, Bob Dylan e lo stesso Marley. Le spiagge sono di primo livello, i tramonti sono psichedelici e alcuni piccoli hotel offrono ancora un assaggio dell’atmosfera della vecchia Negril. Ma la maggior parte della città è ora tristemente invasa da scatenati spring-breakers, bar kitsch e venditori aggressivi. Meglio cercare il sonnolento villaggio di pescatori di Little Bay, a una quindicina di chilometri, dove si trova uno dei luoghi meno visitati fra quelli legati a Marley: il sito della casa sulla spiaggia della star, costruita negli anni ’70. La casa è stata gravemente danneggiata da un uragano qualche anno fa, ma si può vedere dov’era, basta chiedere in giro per la città, troverete facilmente una guida a pagamento che ve lo mostrerà. Little Bay ha spiagge instagrammabili, una sorgente in cui Marley amava fare il bagno, ottimo pesce e varie sistemazioni. Siete interessati all’erba di prim’ordine? Siete fortunati: i vicini campi di sinsemilla sono considerati i migliori dell’isola. È la cosa che più somiglia alla Negril dei primi anni ’70. Little Bay è un posto dove Marley si sentirebbe a casa.
Westmoreland Parish

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