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Sottotono, è uscito il documentario sugli ‘Originali’ del rap italiano

La storia di Tormento e Big Fish riassunta in tre quarti d'ora. È un viaggio nella travagliata carriera degli ambasciatori dell’hip hop nel nostro Paese, con interviste a Fibra, Marracash, Guè e altri

Sottotono

Foto: Sha Ribeiro per la digital cover di Rolling Stone

Quando vent’anni fa i Sottotono si sciolsero dopo la spiacevole disavventura sanremese, nella scena hip hop italiana è rimasto un buco che nessuno mai riuscito a chiudere negli anni a seguire. Il duo era arrivato sulla scena nel ’94, sorprendendo e ammaliando il mercato musicale italiano con una commistione unica e innovativa di rap e melodia: nessuno produceva come Fish, nessuno rappava e cantava come Tormento. Poi la velocissima caduta, il sogno si rompe di colpo, e viene il silenzio.

D’improvviso come se ne erano andati, i Sottotono sono tornati a fare musica assieme, la scorsa estate, pubblicando Originali, il loro primo disco dal 2001, a cui dedicammo una digital cover. Oggi, a un anno da quell’uscita, il duo ha deciso di raccontare la propria travagliata carriera all’interno di un documentario, dando la sua versione dei fatti dopo quel lungo silenzio, reclamando il posto che gli spetta nella storia della musica italiana.

Originali, una produzione Esse, scritto da Marta Blumi Tripodi per la regia di Fabrizio Conte, ripercorre in poco meno di tre quarti d’ora la storia del duo tramite le voci dei protagonisti, dagli esordi al successo, dal caso Striscia la notizia (per chi non ricordasse, il programma accusò i Sottotono di plagio per il brano presentato a Sanremo 2001, Mezze verità, e la situazione degenerò in una rissa durante il festival) al ritorno sulle scene, non avendo paura di indagare anche i momenti più complicati della carriera, come i tradimenti delle persone vicine, le pressioni del mercato e il drammatico scioglimento, con tutto il corollario di speculazioni che ne seguì. «Ci ho messo una quindicina d’anni a superare ciò che è successo a Sanremo», racconta Tormento, sorridendo. Ma il suo non è il sorriso contrito di chi mente davanti alla camera, bensì quello di chi ha preso dolorosamente tutto il tempo necessario per elaborare quel lutto («la brutta fine di un sogno», per dirla con le parole di Fish) e farne pace, una volta per tutte, definitivamente. Per chi li ha amati, e ha pianto al loro addio, il cerchio trova finalmente una chiusura.

Ad omaggiare i Sottotono che, ricordiamo, ai tempi erano spesso snobbati dalla stessa scena rap per il loro successo mainstream (diventando così un ascolto segreto, una sorta di guilty pleasure per il vero rapper dell’epoca che non poteva manifestarne la sua ammirazione, come ci tiene a ricordare Jake La Furia), le voci di chi c’era ai tempi e chi su quei tempi si è formato, da Fabri Fibra a Marracash, da Guè Pequeno a Esa, da Tiziano Ferro a J-Ax, che arricchiscono la storia di coloro che – a detta comune – possono essere considerati tra i veri ambasciatori della cultura hip hop in Italia. «La West Coast in Italia», come li definisce Tiziano Ferro, un altro che ha chiuso un lungo cerchio, da quel primo tour da corista per i Sottotono a voce della versione 2021 di uno dei loro brani più rappresentativi, Solo lei ha quel che voglio.

I Sottotono sono stati fondamentali per la scena rap italiana perché hanno introdotto un sound che prima di loro, qui, semplicemente non esisteva. Un suono inedito e peculiare, capace di flirtare con le influenze d’oltreoceano mantenendo un’anima italiana. Sono stati dei veri originators come rappavano Jaz-O e Jay-Z. Originali, nel suo essere giustamente e volutamente autocelebrativo (come da tradizione hip hop), vuole rendere onore e giustizia a uno dei progetti più importanti della scena rap italiana. Perché come dice Tormento nel documentario, «non è solo una questione musicale, ma di attitudine, riferimenti, influenze, valori»; questo significa essere originali e originators.

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