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Sorpresa, sono stati i Grammy migliori di sempre

Niente pubblico, poche premiazioni, zero scenette comiche e tante performance. Per i Grammy è una rivoluzione: ecco perché questa cerimonia non dev’essere un’eccezione da pandemia, ma la regola

Taylor Swift ai 63esimi Grammy Awards

Foto: TAS Rights Management 2021 via Getty Images

Che puoi dire di una serata dei Grammy che inizia con Harry Styles in boa di piume e finisce con Billie Eilish che dice «what’s up Ringo»? Una cosa puoi dire e cioè che li dovrebbero fare sempre così, i Grammy. Quello dell’altra sera è stato lo show dei Grammy migliore di sempre, e di gran lunga: quasi quattro ore tutte sulla musica e gli artisti, spesso con performance eccellenti. Niente pubblico, poche premiazioni. Zero scenette comiche. Niente presentatori che leggono il gobbo e nemmeno collegamenti Zoom. Niente montaggi tipo «prendiamo la metropolitana con Sting». Solo musica. Una cosa mai vista. Guardo le cerimonie dei Grammy dai tempi in cui David Crosby premiava i Fleetwood Mac e una cosa così non era mai successa.

Se è accaduto è perché bisognava adattarsi alla pandemia, ma non ci sono motivi per tornare indietro. La cosa migliore è stata vedere gli artisti che nel backstage si incoraggiavano a vicenda. Harry Styles che cantava coi Black Pumas, Mickey Guyton con Miranda Lambert, Bad Bunny con Dua Lipa. Alla sua prima esperienza coi Grammy, il produttore Ben Winston ci ha regalato uno show diverso da solito. Che bello sarebbe se restasse così anche dopo la fine della pandemia.

Dopo la morte di Charley Pride avvenuta in dicembre a causa del Covid dopo aver partecipato ai Country Music Awards, i Grammy si sono presi una pausa di riflessione. Previsto inizialmente in dicembre, lo show è stato posticipato a marzo. Il format è un po’ quello dello show di Jools Holland per la BBC: quasi solo musica. È stato dato un taglio alle ciance sulla «music’s biggest night» per trasformarla in una serata di musica e basta. Niente balletti con effetti pirotecnici. Niente discorsi dei dirigenti della Recording Academy. Niente gaffe.

Harry Styles ha dato il via in un tutto il suo splendore glam facendo Watermelon Sugar in pelle nera e boa di piume affiancato da una band con Dev Hynes dei Blood Orange. Harry ha fatto una mossa burlesque alla Gypsy Rose Lee per poi raccogliere il boa da terra e rimetterselo per ascoltare Haim e Black Pumas. È stata l’apertura dei Grammy più spettacolare da un bel po’ di tempo a questa parte (qualcuno ha controllato se il boa sta bene?).

Billie Eilish e Finneas, il duo di fratelli più adorabile del mondo della musica, hanno proposto una bella versione di Everything I Wanted. Le Haim hanno spaccato con The Steps, mentre i Black Pumas hanno tirato fuori un fantastico groove anni ’70 per Colors, con un assolo che sembrava un omaggio a Eddie Van Halen. Durante la prima pausa pubblicitaria c’è stato pure un assaggio della versione ri-registrata di Wildest Dreams (Taylor’s Version) di Taylor Swift, in uno spot di un film Disney, giusto un frammento, ma sufficiente per far venire voglia di ascoltare il remake di 1989.

Taylor è stata una delle grandi vincitrici. Ha portato a casa le statuetta per l’album Folklore, prima donna a vincere il premio per tre volte come già Frank Sinatra, Paul Simon, Stevie Wonder. In passato ha vinto per Fearless e 1989, ma questo premio ha un sapore particolare perché Folklore è il suo disco più profondo, personale sperimentale, perfetto insomma. E rappresenta l’inizio di una nuova fase per lei, che vuole prendere il controllo totale della sua musica. E quindi è stato “Album of the Year (Taylor’s Version)”. Nel suo bel discorso di ringraziamento ha citato il fidanzato Joe Alwyn, ovvero William Bowery: «mi sono divertita un mondo a scrivere canzoni con te in quarantena» è il nuovo «mi sono divertita un mondo a combattere i draghi con te».

E poi Swift è stata brillante nel medley di pezzi dai suoi album del 2020: Cardigan, August, Willow, puro cottage-core eseguito in una casa di muschio (Taylor ha inventato il muschio) perduta nel bosco (Taylor ha inventato il bosco) con Jack Antonoff e Aaron Dessner. Ha ricreato l’atmosfera delle Long Pond Studio Sessions dello scorso novembre. Quando è stato inquadrato mentre suonava, Dessner è sembrato quasi scusarsi per la botta emotiva che ci avrebbe causato (non lo perdoniamo).

Megan Thee Stallion ha segnato alcuni dei momenti più importanti della serata, tra cui la statuetta come Best New Artist, meritata. Lizzo le ha consegnato il premio e si è lasciata sfuggire un accidentale “bitch” che ha superato la censura. Quando Savage di Megan ha vinto come Best Rap Performance, lei ha fatto un discorso toccante accanto al suo idolo Beyoncé, parlando di come da piccola venerava le Destiny’s Child. Il suo motto, ha detto, è «what would Beyoncé do». Ha cantato Body e Savage con un intermezzo di tap-dance e con Cardi B WAP che pur essendo stata censurata è sembrata comunque sconcia come sempre, con Cardi e Megan su un gigantesco letto viola.

A quanto pare tutti si sentono un po’ più felici quando nei pressi c’è Beyoncé, che sia in uno stadio o una serata come questa. La regina ha fatto la storia e grazie alle statuette per Savage e Black Parade è diventata artista femminile più premiata di sempre ai Grammy, un titolo precedentemente detenuto dalla stella del bluegrass Allison Krauss (ci vuole un duetto, magari su Daddy Lessons?).

Dua Lipa ha proposto un medley di Levitating e Don’t Start Now, e quando ha vinto il premio per il Best Pop Vocal Album per Future Nostalgia indossava un abito di perline degno di Cher allo Studio 54. Mickey Guyton, prima donna nera a ricevere una nomination in campo country, ha cantato l’incredibile Black Like Me, seguita da Miranda Lambert. I BTS hanno finalmente avuto il loro tanto atteso momento interpretando in modo esplosivo Dynamite da un tetto di Seul. «Cup of milk, let’s rock & roll», davvero. Anderson .Paak e Bruno Mars, uno nato per i Grammy, hanno proposto il progetto Silk Sonic nello spirito del programma anni ’70 Soul Train, mentre la sezione In Memoriam è stata affrontata in modo diverso quest’anno, per via della pandemia. Lionel Richie ha reso omaggio all’amico Kenny Rogers cantando il pezzo scritto per lui, Lady. Brandi Carlile è stata fenomenale nella versione di I Remember Everything di John Prine. Brittany Howard ha fatto You’ll Never Walk Alone con Chris Martin al piano.

Harry Styles sembrava sul serio onorato quando la sua Watermelon Sugar ha vinto come Best Pop Solo Performance. Hanno censurato la parte del suo discorso in cui elogiava gli altri candidati, dicendo: “Cazzo, tutte queste canzoni sono enormi”. Ma la telecamera ha catturato un dettaglio toccante: quando Harry ha vinto, Taylor è stata la prima a saltare in piedi per applaudire. Il resto del mondo sembrava in bianco e nero, loro a colori. Billie Eilish ha vinto il premio per il Record of the Year con Everything I Wanted, proprio come l’anno scorso con Bad Guy. Ed esattamente come l’anno scorso, ha usato il suo discorso dicendo che la statuetta doveva dovuto andare a uno dei suoi eroi musicali – l’anno scorso era Ariana Grande, quest’anno è stata Megan. È la prova che è anzitutto una vera fan della musica. A darle il premio è stato Ringo Starr, uno dei pochi artisti del XX secolo presenti: «Ben fatto, Billie! Pace e amore!». L’anno scorso aveva ricevuto lo stesso premio da Smokey Robinson: un dolce passaggio di consegne da una leggenda a un’esponente della nuova generazione. In quanto al presentatore, Trevor Noah non è Jools Holland più simile a un Regis Philbin moltiplicato DJ Khaled più un pizzico di Jimmy Fallon. Ma fortunatamente non ha dovuto parlare molto.

Si spera che i Grammy restino in questa versione semplificata. È incredibile quante decisioni giuste siano state prese. Speriamo sia la fine delle schermate di Zoom negli show di premiazione (sapete, quando la gente vede Zoom, pensa al lavoro). È stato un grande show senza precedenti. Ma anche in mezzo a una pandemia, la serata dei Grammy Night è sembrava un’autentica celebrazione della musica.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.