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Sono tornate le Dixie Chicks. Senza di loro non esisterebbe Taylor Swift

Con una mossa molto ‘swiftiana’, il trio dedica un pezzo velenoso a un ex egoista e manipolatore. Storie di empowerment, politica e intrecci fra country e pop

Dixie Chicks

Foto: press

Negli Stati Uniti non c’è testata che non ne parli: sono tornate le Dixie Chicks. Da noi sono note solo a pochi cultori di country e a chi seguiva le cose americane ai tempi di George W. Bush, perché per qualche tara culturale accettiamo di ascoltare la musica di rapper antisemiti e di fenomeni dell’afrobeat che menano le mogli, ma le ragazze con le chitarre ci fanno orrore perché suonano musica retriva e siamo convinti che siano tutte repubblicane e bacchettone. E invece negli Stati Uniti le Dixie Chicks sono o erano una potenza, tre sorelle che cantano fastidiosamente bene, sanno come si scrive una canzone e in trent’anni hanno costruito un impero: oltre 30 milioni di dischi venduti (ma venduti veramente, non in streaming), 13 Grammy Awards, il titolo di band femminile di maggiore successo nella storia americana. Anzi, l’impero l’hanno costruito in vent’anni, perché era dal 2007 che non pubblicavano una canzone.

L’hanno fatto ieri. Si chiama Gaslighter, ha lo stesso titolo dell’album che uscirà il 1° maggio. In italiano non ha una traduzione semplice. Viene da un film del ’44 con Ingrid Bergman, in italiano Angoscia, remake di una pellicola del ’40. Indica un manipolatore all’interno del rapporto di coppia, tipicamente l’uomo che abusa psicologicamente della propria partner spingendola a dubitare della sua percezione delle cose. Gaslighter è un pezzo ferocemente accattivante, con un ritornello corale che finisce con un potente “mi hai mentito”. Tutti hanno identificato nel gaslighter della canzone l’attore Adrian Pasdar da cui una delle sorelle, Natalie Maines, ha divorziato nel 2019 dopo 17 anni di matrimonio. “Ci siamo trasferiti in California per seguire i tuoi sogni”, dice il testo, “Hollywood t’ha accolto a braccia aperte, ma per te non era abbastanza”.

È difficile, però, resistere alla tentazione di leggere in Gaslighter un significato più ampio che riguarda le Dixie Chicks, il loro cammino difficile nell’America post 11 settembre e il movimento per l’empowerment femminile, una lettura incoraggiata dal video della canzone. Tra le altre immagini in cui s’intrecciano storia e politica di genere c’è la bambina che sfoglia una margherita usata da Lyndon B. Johnson nella campagna presidenziale del 1964. In altre parole, le Dixie Chicks ci stanno dicendo che la storia di Natalie Maines è la storia di molte donne americane.

È una mossa molto swiftiana, nel senso di Taylor Swift, e non solo perché il produttore della canzone è il suo collaboratore Jack Antonoff. Swift adora le Dixie Chicks e in un concerto del 2011 nel New Jersey ha fatto la loro Cowboy Take Me Away presentandola come la prima canzone che ha suonato in vita sua. Un ritratto del trio appariva nel video di Me!, una loro spilla è appuntata sul gubbino di jeans nella foto sulla copertina di Entertainment Weekly di metà maggio 2019. Si capisce: senza le Dixie Chicks e il loro modo di rendere pop il country non esisterebbe Taylor Swift. Sono un modello di ruolo. E difatti quando si è trattato di pubblicare una delle canzoni più delicate della sua carriera, quella Soon You’ll Get Better dedicata alla madre Andrea malata di cancro, Swift ha chiamato loro.

“Le Dixie Chicks fanno musica in modo incredibilmente femminile e fantasioso”, ha detto a Entertainment Weekly. “Le canzoni e l’estetica del loro album Fly m’hanno molto ispirata. È una vera opera d’arte, quella. Mi ha spinto a pensare in grande e a fare un disco scegliendo con cura l’aspetto, i colori, l’estetica, il simbolismo, le immagini, le storie, tutto. Mi hanno insegnato che un album può essere un’esperienza totale”.

Se Taylor ha un gran talento nel sollevare polemiche, le Dixie Chicks sono campionesse. Due anni fa, quando His Swiftness si è schierata a favore del candidato democratico al senato nel Tennessee Phil Bredesen contro la repubblicana Marsha Blackburn, ha confessato a Variety di temere di fare la fine del trio. Si riferiva a quanto accaduto nel 2003. Durante un concerto a Londra, Natalie Maines disse al pubblico che erano contro la guerra in Iraq e si vergognava del fatto che il presidente George W. Bush fosse texano come loro.

Quella sola frase ha quasi distrutto la carriera del trio causando il boicottaggio da parte di molte radio americane, accuse feroci d’essere antiamericane e di flirtare col nemico, problemi per l’immagine degli sponsor del tour, la distruzione in pubblico dei dischi del gruppo – sì, allora i dischi erano oggetti fisici e li si poteva schiacciare con un bulldozer. La Croce Rossa americana rifiutò una donazione di un milione di dollari da parte delle Dixie Chicks per non associare il proprio nome al loro. A causa di una minaccia di morte molto concreta, a Dallas la polizia dovette scortare Maines dal luogo del concerto direttamente in aeroporto. Risultato: il momentaneo ritiro dalle scene del trio, una storia raccontata nel documentario Shut Up and Sing, l’equivalente del nostro “pensa a cantare” rivolto ai musicisti che osano esprimere idee politiche.

“Oggigiorno, coi social media, la gente d’arrabbia e dopo un paio di settimane neanche si ricorda il perché. È indignazione fasulla”, ha detto Swift. “Ai tempi delle Dixie Chicks era indignazione vera. M’ha fatto capire che basta un solo commento per porre fine alla tua carriera”. Forse anche quello del 2003 è stato un caso collettivo e un po’ scemo di gaslighting. O forse siamo vivendo oggi, tutti quanti, una forma di gaslighting globale, in cui la nostra percezione della realtà è costantemente manipolata. Stai a vedere che scrivendo di un divorzio le “radical Chicks” hanno fatto un pezzo politico.

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