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‘Songs in a Conversation’ è un viaggio nella musica fragile di Nick Drake

Nel film, Rodrigo d’Erasmo, Roberto Angelini e altri musicisti italiani suonano e commentano le canzoni del cantautore. Poi, dal 20 ottobre, partiranno in tour per portare la sua musica sui palchi italiani

Rodrigo D'Erasmo e Roberto Angelini in una scena di 'Nick Drake. Songs in a Conversation'

Rodrigo D’Erasmo ha trovato la definizione perfetta per la musica di Nick Drake: «Avvolgente e totalizzante, canzoni che si interiorizzano e si vivono in modo intimo». Quando insieme a Roberto Angelini ha visitato Tanworth-In-Arden, il paese a sud di Birmingham dove Nick Drake è cresciuto e dove è morto nella casa dei genitori per un overdose di antidepressivi il 25 novembre del 1974 a soli 26 anni, Rodrigo ha capito tutto: «È un posto immerso in una natura che ti travolge, elegante ma forte, con un cielo che cambia ogni cinque minuti e un vento che punge e ti tiene sveglio. C’è una grande energia, ma anche un senso di isolamento. Un ottimo terreno per coltivare gusti musicali e cultura, ma anche un posto complicato per le sue emozioni».

La visita a Far Leys, la casa della famiglia Drake è uno dei momenti più belli del documentario Nick Drake. Songs in a Conversation diretto da Giorgio Testi, presentato alla Festa del Cinema di Roma, in onda su Sky Arte dal 25 novembre in occasione del 45esimo anniversario della scomparsa di Nick Drake.

In quel luogo immobile e fuori dal tempo in cui Drake ha vissuto in una famiglia benestante e unita che ne ha assecondato gli interessi artistici, sviluppando a soli 20 anni un talento e una maturità compositiva sorprendenti, ma anche una inadeguatezza a confrontarsi con il pubblico, la telecamera di Giorgio Testi si muove con un tempo elegante e riflessivo che rappresenta perfettamente la poetica intensa e fragile di Nick Drake, mentre Angelini e D’Erasmo suonano e commentano le sue canzoni insieme a Andrea Appino, Manuel Agnelli, Niccolò Fabi, Piers Faccini e Adele Nigro prima di incontrare John Wood, l’ingegnere del suono che ha registrato tutti gli album dell’inglese.

La rivoluzione silenziosa di Nick Drake è durata solo quattro anni, ma ha ispirato generazioni di cantautori, perché come dice D’Erasmo «la sua forza è che è sempre contemporaneo». In Nick Drake. Songs in a Conversation Manuel Agnelli lo definisce «un’anomalia senza una collocazione» in un momento in cui il cantautorato era politico e combattivo oppure suggestivo e cinematografico come quello di Neil Young e James Taylor, mentre secondo Niccolò Fabi «Drake è un ascolto non condiviso in cui vivere la propria malinconia. Grazie a lui i cantautori hanno sentito di poter rappresentare sé stessi senza la necessità del consenso immediato. Ha insegnato che si può essere potenti con un tratto delicato».

Sono bastati tre album per costruire la leggenda di Nick Drake: Five Leaves Left del 1969, Bryter Layter del 1970 e Pink Moon del 1972. «Sono viaggi ricchi di dettagli», commentano D’Erasmo e Angelini nel film. «Nel primo aveva solo 21 anni, ma l’architettura è già tutta al posto giusto, c’è un’identità precisa e una musica di livello altissimo; il secondo è il tentativo di raggiungere un pubblico; il terzo è il ritorno alla forma cruda e minimale di un artista rimasto intrappolato in sé stesso».

Nick Drake non riusciva a fare concerti, che all’epoca erano la prima fonte di promozione. Dopo un live come spalla dei Fairport Covention al Royal Festival Hall nel 1969, fa un mini tour di otto date in Inghilterra che si interrompe subito perché il pubblico lo spaventa, e sul palco si infastidisce a sentire le persone parlare mentre accorda la sua chitarra.

Rodrigo D’Erasmo e Roberto Angelini

Nonostante la cronica timidezza, forse Nick Drake aveva l’ambizione di raggiungere il cuore di tutti, anche se il testo di Fruit Tree del 1969 suona come un’amara anticipazione: “La fama non è che un albero da frutto molto malato / Non può fiorire finché il fusto rimane sottoterra / Gli uomini famosi non troveranno mai la strada / Finché il tempo non volerà lontano dal giorno della loro morte.”

Ci sono molte leggende sul suo progressivo ritiro, dalle due notti passate in studio con John Wood a registrare Pink Moon, al giorno in cui entra nell’ufficio della sua etichetta Island Record, resta in attesa per un po’, poi lascia alla segretaria una busta con dentro il disco finito e ne va senza lasciare indicazioni su dove trovarlo. «Si era stufato di aspettare», dice Rodrigo D’Erasmo «Aveva smesso di credere di poter vedere realizzato il suo talento e si è chiuso nel suo universo di piante, vento e fiori e sentimenti sottili. La sua era una poetica troppo sussurrata per fare breccia».

Per continuare a far conoscere la musica di Nick Drake, dopo il disco di cover PongMoon del 2005 e il documentario Nick Drake. Songs in a Conversation, Rodrigo D’Erasmo e Roberto Angelini hanno organizzato Way to Blue, un tour di 10 date che inizia domenica 20 ottobre al Biko di Milano, passa dal Monk di Roma il 30 ottobre e si conclude al teatro Miela di Trieste il 14 dicembre. «Volevamo far vibrare la sua musica nell’aria, perché lui ha suonato troppo poco. Avendole suonate così tanto le sue canzoni ci sono entrate nell’anima», dice D’Erasmo. Per questo, se deve scegliere la sua canzone preferita torna sotto il cielo malinconico di Tantworth-In-Arden con Northern Sky del 1971: «Mi affascina la descrizione di quel cielo nordico senza tempo. Ascoltandola mi fa sembrare che sia tutto a posto».

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