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‘Songs for Drella’, la recensione originale del disco di Lou Reed & John Cale

Usciva trent’anni fa questo straordinario tributo a Andy Warhol. Ecco come lo raccontava Rolling Stone

Lou Reed e John Cale sulla copertina di 'Songs for Drella'

È una specie di trinità hipster: il poeta urbano del rock Lou Reed unisce le forze con l’ex compagno dei Velvet Underground e grande musicista John Cale per riesumare ed esaminare la storia di Andy Warhol. Scarno e minimalista, Songs for Drella descrive l’artista dalla parrucca argentata come una Cenerentola che dalla tetra Pittsburgh si lancia nel vuoto cool della pop art, del cinema underground sintonizzato sullo spirito dei tempi, di una visione estasiata del mondo scintillante del commercio.

Songs for Della non è destinato a essere un successo come New York di Reed o Paris 1919 di Cale, ma è comunque l’unione brillante di due visioni. La chitarra tagliente, il sentimento autentico e la secca poesia giornalistica di Reed portano in rilievo le tastiere eleganti e l’intelligente lirismo di Cale. Come oggetto di studio, Warhol è al tempo stesso vicino e mitico. L’omaggio all’imprenditore di idee che ha prodotto i Velvet è perciò romantico e casual, un’epica pop fuori dal comune.

“Nessun Michelangelo viene da Pittsburgh (…) Quando cresci in una piccola città, brutta pelle, brutti occhi, gay e grasso, la gente ti guarda in modo strano”, canta Reed in Smalltown descrivendo Warhol come un disadattato. Anche i Velvet Underground descrivevano un mondo di outsider. Mentre gli anni ’60 viravano verso il pensiero utopico, loro rimanevano oscuri, pericolosi, una banda di voyeur frustrati e amanti dei film noir. Alla fine, fra il decennio dell’amore da una parte e Warhol e i Velvet dall’altra hanno prevalso questi ultimi. La passione per la bellezza e per la spazzatura si è rivelata profetica dell’odierna coolness postmoderna

Trouble with Classicists di Cale rende omaggio alla novità sconvolgente rappresentata dal Warhol pittore ed evoca il surrealismo e l’espressionismo astratto. “I tuoi diari non sono un degno epitaffio”, dice invece Reed in Hello It’s Me nella speranza di salvare Warhol dal culto delle celebrità che l’ha banalizzato, ma ha anche contribuito a cancellare i confini tra arte e pop.

Entrambi vicini ai 50, Reed e Cale sono sopravvissuti. Warhol no, non era destino. Nella musica popolare, solo i grandi del blues e del country hanno raggiunto un tale livello in età matura. Nel descrivere la cricca di Warhol – Edie Sedgwick, Billy Name e Valerie Solanis, il cui tentato omicidio dell’artista ha prefigurato la fine di John Lennon – Songs for Drella racconta un’epoca nel modo in cui lo fa di solito il folk. Reed e Cale aggiungono alla nostalgia una rara dose di intelligenza, ma Drella colpisce a un livello ancora più profondo. Sono valori come la modestia e capacità d’osservazione che danno dignità a questo dolce e sapiente tributo al mentore, al produttore e all’amico di John Cale e Lou Reed.

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