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Siete pronti per il ritorno della drum and bass?

Nato in Inghilterra negli anni '90, il genere sta vivendo un revival negli Stati Uniti dove finora non era mai esploso. Per riuscirci ha cambiato natura: ora è più nero, veloce, inclusivo

Goldie a Londra nel 1997

Foto: Martyn Goodacre/Getty Images

Per anni si è detto che la drum and bass in America sarebbe rimasto un genere per pochi amanti della musica elettronica, senza mai riuscire a diventare davvero popolare. Negli ultimi tempi, però, il genere è velocemente cresciuto in visibilità, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. La rinascita è in parte dovuta a TikTok dove sono riusciti a smuovere le acque giovani artisti come l’inglese PinkPantheress, che ha campionato un classico della drum and bass come Circles di Adam F nella sua hit virale Break It Off, e Piri, la cui Soft Spot ha superato i 13 milioni di ascolti su Spotify.

Ma TikTok è solo una parte della storia. Il revival della drum and bass s’è manifestato negli ultimi anni soprattutto nel mondo dei dj. «Ora è davvero comune sentire la D&B nei dj set,», dice il newyorkese DJ Voices, che suona regolarmente in club cittadini come Nowadays e Good Room. «Stanno chiamando dj che fanno D&B anche club dediti alla techno e molti dj techno ora stanno suonando D&B».

La riscoperta sta avvenendo un po’ ovunque nel mondo, dall’Indonesia all’Australia, ma ha trovato un terreno particolarmente fertile negli Stati Uniti. «Sono stata piuttosto fortunata ad essermi trovata a suonare in locali pieni dove la gente perdeva la testa per questo sound», racconta la londinese DJ Sherrelle il cui Essential Mix per BBC Radio 1 è stato votato miglior set del 2020, il giorno dopo l’ultima data del suo tour americano. «Una volta si diceva che non si potevano suonare queste tracce negli States, ora è possibile, eccome».

Quando la drum and bass ha iniziato ad affermarsi, oltre tre decenni fa, era conosciuta con il nome di jungle ed era costruita su rotolanti breakbeat che, spinti oltre i 140 BPM, erano considerati troppo veloci rispetto alla house music che, oggi come allora, si aggira sui 120 BPM. A metà anni ’90, a causa della connotazione razziale del termine jungle, il suono è stato ri-brandizzato drum and bass, o D&B, subendo grosse modifiche: si è tornati a una base ritmica basilare dove uno sfalsato two-step ha sostituito i break, mentre le tracce, velocizzandosi fino ai 170 BPM, ora permettono a chi balla di scivolare sulle linee di basso suonate a metà tempo.

Nel Regno Unito, la drum and bass si inserisce in un lignaggio musicale che va dai Soul II Soul, passa per Amy Winehouse, arriva a PinkPantheress. «Nella maggior parte dei club black puoi sentire dancehall, R&B, hip hop e classici drum and bass come fossero un tutt’uno», spiega Joe Muggs, autore di Bass, Mids, Tops, storia orale della culturale dei sound system nel Regno Uniti. In Inghilterra, continua, «la drum and bass è sempre stata parte della cultura pop, la si può sentire in sigle tv, film, pubblicità».

Dal rock & roll all’hip hop fino alla house, gli artisti inglesi hanno da sempre offerto la loro interpretazione degli stili musicali afroamericani. Ma la drum and bass è stato il primo prodotto della cultura black inglese. «È musica nera, ci senti quel senso d’orgoglio», spiega Sherrelle, «la drum and bass è parte del dna dell’Inghilterra». Questo determina anche il fascino intergenerazionale del genere. «Stavo girando un film quando qualcuno ha detto: “Mio padre mi ha fatto sentire questa musica”», ricorda ridendo Goldie, uno dei pionieri del genere in Inghilterra. A suo dire la drum and bass è «la nuova Motown».

Il profilo della D&B non è più dunque limitato all’Inghilterra, ma sta crescendo negli States proprio per la cruciale riscoperta appartenenza alla cultura black. «In passato alla drum and bass è successa la stessa cosa avvenuta alla techno di Detroit: quando il pubblico bianco è arrivato sulla scena, il genere è stato definito “per bianchi” ed è stato abbandonato dalla comunità nera», spiega Sinistarr, produttore e DJ D&B di Detroit. «Non ci sono mai stati così tanti produttori neri americani come oggi». L’incremento di popolarità arriva in un momento in cui molto generi della musica nera associati alla vita notturna stanno entrando nella cultura mainstream. L’ultimo disco di Drake, Honestly, Nevermind, ad esempio, deve tantissimo all’house e alla Baltimore club (un genere che unisce breakbeat e house).

E poi questa rinascita include un crescente numero di artiste. Un fattore chiave è stato EQ50, un collettivo londinese di donne dedicato alla lotta per la parità di genere all’interno del mondo della D&B, lanciato nel dicembre 2018. «È stato magnifico», dice Sherelle, che dà merito a EQ50 di aver «consentito a persone come me di sentirsi sicure nella scena. La D&B è sempre stato un genere dominato da uomini». Ora, continua la dj, c’è «una nuova scena di donne e persone non-binary che vengono alle feste per ballare o suonare».

Il revival della D&B fa anche parte di una più ampia perdita di interesse verso la catalogazione in generi nella musica dance. «La mia generazione diceva: “Questo è un micro-genere, non andrà da nessuna parte”», racconta il dj e producer Claude VonStroke che dal 2015 invita costantemente a suonare artisti e artiste D&B nei suoi party (Goldie, ad esempio, ci ha suonato quest’anno). «Non penso che sia più così».

I BPM tendono a variare in base a cosa e come i DJ suonano. Per anni la techno suonava tra i 130 e i 135 BPM, ma da fine 2010 alcuni dj hanno iniziato a superare i 140 (per fare un esempio, Levels di Avicii è 126 BPM mentre Sandstorm di Darude è a 136). Un cambiamento decisivo è avvenuto nel 2019 quando il set di Sherrelle per Boiler Room è diventato virale mostrando come le persone «volessero cose più veloci».

Dalla pandemia, inoltre, il desiderio di tornare a far festa ha spinto la velocità dei brani ancora più in avanti. «Ho un amico a Berlino che mi dice che quando esce non trova più nulla sotto i 150 BPM», racconta l’ex editor di DJ Mag Lauren Martin. Martyn Dekkers, dj e producer olandese di stanza a Washington D.C., fa notare che «ora trovi dj techno che suonano a 170 BPM», il tempo medio della drum and bass.

«C’è voglia di musica veloce, di un suono che ha un suo sentimento», racconta Sherrelle. «Le persone ora cercano musica che abbia mordente, che faccia provare qualcosa. E questo è ciò che dovremmo aspettarci nella scena dance: divertimento continuo e venire costatamente sorpresi».

Tradotto da Rolling Stone US.

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