Siamo stati al Flow Festival, il Coachella finlandese | Rolling Stone Italia
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Siamo stati al Flow Festival, il Coachella finlandese

Non solo tre giorni di musica, ma una finestra su una società che funziona semplicemente molto meglio della nostra tra energia green, dieta vegetariana e acqua per tutti

Il celebre Balloon 360°. Foto: Flow Festival / Kiril Juha Kainulainen

Ve l’avevamo detto che il Flow Festival di Helsinki sarebbe stata la fuga ideale per quest’estate bollente e, ora che ci siamo stati, non possiamo che dirvi: avevamo ragione.

Al Flow ci eravamo passati nel 2019, l’ultima estate prima della catastrofe e, per il momento storico, si era rilevato come il vero antidoto a quell’inquietante estate salviniana. Tre anni dopo, con una pandemia sulle spalle, ci siamo tornati sperando potesse essere il vero antidoto alla torrida estate meloniana. E infondo lo è stato: per tre giorni abbiamo potuto vivere in un paese stupendo, fatto di rispetto e cura reciproca, prendendo una boccata d’aria dall’asfissiante nazionalismo populista pre-voto dell’alt right italiana.

Festival come il Flow, infatti, non sono solo un modo diretto per ascoltare bellissima musica, vedere grandi concerti e stare in mezzo ad una marea di persone, ma sono anche – e soprattutto – occasioni tangibili di scambio, momenti per conoscere una cultura, per vedere e sperimentare coi propri occhi un modo di concepire il contemporaneo in maniera differente. Viaggiare è il modo migliore per imparare, confrontarsi, crescere ed è un valore aggiunto – e in Italia spesso non riconosciuto – dei festival.

Main Stage. Foto: Flow Festival / Jussi Hellsten

Helsinki ci ospita in un bel weekend di sole, con temperature ideali (con una massima di 25° e una minima di 15°, un sogno per chi fugge dalle città italiane) e con quell’impeccabile gentilezza scandinava. Se nei giorni del festival, tra un giro alle architetture locali (la nuova e innovativa smart city, la stazione, la chiesa del silenzio) e le deliziose isolette dell’arcipelago (facilmente raggiungibili con traghetti), ci si avventura in un giretto di shopping (che fa subito estate e turismo) tra i tanti negozi vintage e di vestiti usati della città, si rimane colpiti dalla grande affluenza di giovani finlandesi alla ricerca del look perfetto per il Flow. A modo suo, infatti, il Flow Festival sembra una versione scandinava del Coachella.

Mentre ci si aggira tra gli otto palchi (tutti a loro modo personalizzati, come il pallone aerostatico del Balloon 360° o la tenda da circo della Red Arena), non si può che rimanere colpiti dagli outfit proposti. C’è chi recupera l’estetica Kardashian e chi si lancia nel mondo dei cosplayer, ma c’è soprattutto l’espressione queer e il minimalismo scandinavo. Nessuno scampa alla prova outfit, nemmeno Sanna Marin, la giovanissima prima ministra finlandese, presente all’evento in abito paiettato, occhialone nero e boots da battaglia. Ammettiamolo; all’inizio ci si sente leggermente destabilizzati da quest’esercito di occhi azzurri e capelli biondi, una uncanney valley della bellezza, ma superato l’impatto iniziale, ad emergere sarà un gioioso clima festivo, in cui c’è spazio per il puro divertimento quanto per gli intellettualismi.

Il pubblico durante il live di Goldlink. Foto: Flow Festival / Kiril Kainulainen

La proposta musicale infatti funziona proprio per la capacità di aprire più percorsi di ascolto, come fossimo all’interno di un librogame. Un primo percorso possibile è infatti quello del main stage, degli headliner, degli artisti imperdibili e intoccabili, quest’anno rappresentati da Gorillaz, Florence + The Machine e Nick Cave & The Bad Seeds seguiti da Princess Nokia, Burna Boy, Michael Kiwanuka. Un filo più ricercata e intrigante è invece la possibilità di muoversi tra gli altri due grandi palchi, la Red Arena e la Black Tent, tra Jarv Is… e Jamie XX, tra i Fontaines D.C. e Fred Again.., tra Acid Arab e le Bikini Kill; è qui che troviamo forse gli show più affascinanti. Per chi invece pone la sua attenzione al ballare e ballare e ballare, dimenticandosi dello spazio-tempo, il Flow dedica tre differenti stage al mondo del clubbing, quello di Resident Advisor, una sorta di istituzione dove ci siamo più volte persi negli alti BPM di dj come Sherelle, Ant, DJ Stingray 313 (ma che ha ospitato anche nomi come The Blessed Madonna, Dixon, DJ Koze), il Backyard e il Red Garden. Infine, per gli amanti delle novità, ecco il The Other Sound, l’unico palco al chiuso pensato per i live più sperimentali come Caterina Barbieri (in uno show mozzafiato), KMRU, Smerz, e l’iconico Balloon 360°, lo stage circolare in cui ha brillato il talento di Erika De Casier, lo show di chiusura del festival, forse il vero highlight di questa tre giorni.

Florence + The Machine. Foto: Flow Festival / Konstantin Kondrukhov

Menzione d’onore, inoltre, per l’hospitality del festival, con punti ristoro con acqua gratuita disseminati in tutta l’ampia area post-industriale della manifestazione (una mancanza vergognosa nella maggior parte degli eventi italiani e europei), zone di free wi-fi e un’attenzione al food che non ha rivali, con oltre 40 stand in cui viene assicurato, in ognuno di essi, un’opzione vegana in menù prevalentemente vegetariani. Oltretutto, il festival è sostenibile, sì, ma per davvero, essendo stato uno dei primi al mondo a diventare completamente a emissioni zero, tra elettricità verde e il 100% di materiali riutilizzati. Inoltre nella line up del festival, già dal 2019, le donne e le persone non-binary sono presenti al 65%: quando parlavamo dell’importanza culturale di un festival, ci riferivamo anche a questi dettagli fondamentali che parlano un’etica lingua del futuro.

Nel verde del backyard Stage. Foto: Flow Festival / Samuli Pentti

Il Flow è un imperdibile momento dell’estate dei festival europei perché non è solo un contenitore musicale, ma una finestra su una cultura da cui si potrebbe apprendere molto. Visitare Helsinki, e la Finlandia, è un’occasione (rincuorante) per poter vivere, anche solo per un momento, in un futuro migliore e trovare ispirazione per portare dei cambiamenti in se stessi e, magari, nel proprio paese. La cultura è anche (e a volte soprattutto) questo.

La prossima edizione è prevista dall’11 al 13 agosto ed è già possibile acquistare i biglietti ad un prezzo speciale a questo link. Vi abbiamo avvisato: avete un anno per preparare il vostro miglior outfit.