Home Musica

Siamo sicuri che ‘Amnesiac’ sia meno importante di ‘Kid A’?

Il quinto album dei Radiohead usciva il 5 giugno 2001. Non era un disco minore e nemmeno un 'Kid B'. Anzi, ha posto le basi per buona parte del repertorio successivo della band di Thom Yorke

Thom Yorke e i Radiohead dal vivo nel 2001

Foto: Paul Natkin/Getty Images

Su YouTube qualcuno ha caricato un video intitolato Pyramid Song 800% Slower, dura 40 minuti ed è a tutti gli effetti il disco ambient più bello che abbia ascoltato questo mese. Non ne conoscevo l’esistenza, mi ero fermato a cose ormai classiche tipo Kid 17, due tracce di Kid A sovrapposte con uno scarto di 17 secondi che danno vita a una versione alternativa del disco, che suona perfettamente funzionale dall’inizio alla fine. Il video di Pyramid Song 800% Slower ha più di due milioni e 200 mila visualizzazioni, in media molto più di quanto possa ambire una band oggi.

So di essere di parte, ma ho sempre pensato che in linea di massima lo stesso discorso fosse valido per alcune b-side dei Radiohead. Nel corso dei decenni di carriera la band di Oxford ha abbandonato nel sottobosco della propria produzione una quantità inimmaginabile di perle. Volendo fare una selezione con le migliori dieci, darebbero forma a un disco che sarebbe stato il capolavoro di una qualsiasi band degli anni Zero. In questo ipotetico Masterplan dei Radiohead figurerebbero senz’altro capolavori come Kinetic, The Amazing Sounds of Orgy o Fog che sono alcune delle b-side delle sessioni di fine millennio che hanno dato vita prima a Kid A e poi ad Amnesiac. Tutto questo solo per arrivare a dire che esistono dei brani scartati risalenti a quel periodo, ma non sono di certo quelli che compongono Amnesiac – il disco più sottovalutato e preso poco sul serio dei Radiohead – come vuole il luogo comune.

Genericamente considerato il fratello minore di Kid A o più brevemente Kid B, il quinto disco dei Radiohead è tutt’altro che un lavoro minore o di pregevoli avanzi, al contrario, invece, riascoltarlo oggi che compie vent’anni, fornisce una prospettiva totalmente diversa riguardo il ruolo che ha all’interno della discografia della band.

Dobbiamo sempre tenere a mente che all’epoca Kid A non fu accolto all’unanimità come il capolavoro spartiacque che è considerato oggi. Per molti fan dei Radiohead la rottura totale con il sound degli anni ’90 fu un trauma non immune da critiche. Dal canto loro i Radiohead – particolarmente sadici in queste circostanze – misero in giro voci false su un fantomatico ritorno ai tempi di Ok Computer con un disco in imminente uscita. Quando a soli otto mesi di distanza da Kid A, arrivò nei negozi di dischi Amnesiac, bastarono pochi secondi della prima traccia Packt Like Sardines in a Crushd Tin Box per smascherare il bluff.

Fu chiaro da subito che Kid A e Amnesiac provenissero dallo stesso materiale genetico, per stessa ammissione dei Radiohead. Ma questo non significa affatto che il secondo fosse un album di pezzi di riserva o che non avesse una propria identità indipendente e ben definita. Tuttavia, nel frattempo, Kid A aveva rapidamente guadagnato il titolo di big bang discografico del nuovo millennio, per meriti musicali senza dubbio, certamente grazie alla campagna di comunicazione innovativa e world wide web friendly, ma anche per mere contingenze storiche, tra cui, semplicemente, la data di uscita: nel pieno della sbornia tecnottimista del 2000 che fa tanto cifra tonda e sa di futuro ancora oggi che è il passato.

Sarebbe stato oggettivamente impossibile per Amnesiac uscire all’ombra di un colosso come Kid A. Le teorie più maligne lo considerarono da subito come il grande compromesso dei Radiohead, il prezzo da pagare dopo gli azzardi di un disco uscito senza singoli e accompagnato da un tour privo di sponsor, basato quasi esclusivamente sul passaparola e sulla comunicazione nell’internet 1.0 dell’epoca. Poi nella primavera del 2001 la restaurazione: di nuovo videoclip dei singoli in turnazione su MTV, decine di interviste e la faccia di Thom Yorke sulle copertine di decine di riviste. Ecco svelato cosa intendevano con il ritorno ai tempi di Ok Computer: il tanto odiato show-biz o «la fossa dei leoni» come dichiarò lo stesso Yorke in un’intervista dell’epoca.

Leggendo le recensioni contemporanee alla pubblicazione del disco, una parte del dibattito si incentrava su quanto sarebbe stata una scelta migliore pubblicare Kid A e Amnesiac in un disco doppio, diventando l’opera mastodontica che molti avrebbero desiderato, il White Album dei Radiohead, per farla breve. La risposta a questo quesito, secondo me, è arrivata negli anni successivi. Il primo esempio è Hail to the Thief del 2003, l’LP con la tracklist più lunga dei Radiohead, 14 pezzi in totale. Pieno zeppo di capolavori, che si diluiscono tra pezzi meno riusciti o che non funzionano bene assieme. Sono convinto che sarebbe stato un disco con un’altra fortuna (non che non ne abbia avuta) se la tracklist fosse stata asciugata a 10 brani. E poi, ancor più eclatante, In Rainbows, che è a tutti gli effetti un disco doppio, ma di fatto il disco 2 è stato quasi totalmente dimenticato.

Il processo creativo dei Radiohead è da sempre troppo immane per essere preso in dosi massicce, è un peccato cercare di includere tutto, bisogna fare dei sacrifici. Amnesiac è il risultato monco di questo sacrificio, il tentativo di dare maggiore importanza a undici brani validissimi, fallito solo perché uscito troppo presto.

Siamo sicuri però che sia così tanto inferiore a Kid A? La mia opinione in merito è cambiata centinaia di volte. Tenendo in considerazione l’ascolto completo e complessivo, si tratta di due lavori di natura diversa: Kid A è pensato come un monolite, le tracce si susseguono sciogliendosi una nell’altra, Amnesiac si presta maggiormente all’ascolto di singoli brani, mantenendo intatta l’autenticità e l’esperienza. In linea di massima, quello che posso affermare senza troppo timore è che il nucleo principale dei cinque brani portanti, reggono tranquillamente il confronto. Pyramid Song, You and Whose Army?, I Might Be Wrong, Like Spinning Plates e Life in a Glasshouse non hanno complessivamente nulla in meno di Everything in Its Right Place, The National Anthem, How to Disappear Completely, Idioteque e Motion Picture Soundtrack. Pesa certamente l’assenza di una punta di diamante pregiata come Idioteque, beninteso.

C’è un meme in cui una versione antropomorfa di Kid A esulta come se non ci fosse un domani mentre stringe una medaglia. Nel riquadro successivo l’inquadratura si allarga e si scopre che il disco occupa la terza posizione del podio, dietro a Ok Computer e In Rainbows sul gradino più alto. Certamente Kid A è stato un episodio irripetibile e il punto di questo discorso non è tanto sostenere che Amnesiac sia migliore, perché probabilmente non è così. Tuttavia dopo il biennio 2000/2001 sono arrivati altri quattro dischi, escludendo EP ed edizioni speciali. Tutti pagano un tributo molto più grande alla struttura e all’identità di Amnesiac che a Kid A.

È dalla base delle mediazioni acustiche di Knives Out che nascono metà dei pezzi come Go to Sleep e There, There oppure Jigsaw Falling into Place. È a partire dall’episodio del piano acustico di Pyramid Song che si succedono esempi simili come Sail to the Moon o We Suck Young Blood. In Amnesiac sono presenti in quantità maggiori anche le strutture di accordi flamenco, le escursioni jazzate e i pattern barocchi che hanno fatto la fortuna di The King of Limbs e di A Moon Shaped Pool.

Se è vero come è vero che Amnesiac è il frutto deliberato di una ricerca nel sound che superasse in maniera innovativa l’abbuffata di elettronica, reintroducendo le componenti analogiche e un’estetica ibrida, è altrettanto vero quindi che è da quel risultato che hanno proseguito la rotta i Radiohead dei successivi vent’anni. Le cose sarebbero potute andare in maniera totalmente diversa senza queste piccole modifiche alla traiettoria apportate da Amnesiac, ora che è passato abbastanza tempo per riconoscerlo è bene non dimenticarlo.

Altre notizie su:  Radiohead