Sette volte ‘The Musical Box’, la suite visionaria dei Genesis | Rolling Stone Italia
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Sette volte ‘The Musical Box’, la suite visionaria dei Genesis

Le prime bozze, le versioni teatrali e le maschere nei concerti, la reinterpretazione di Phil Collins: per festeggiare i 50 anni di ‘Nursery Cryme’, ecco sette interpretazioni del suo brano-manifesto

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I Genesis

Foto: Getty Images

Nel novembre del 1971 i Genesis pubblicano una delle loro opere più rappresentative, quel Nursery Cryme che è la quintessenza del loro mondo visionario. L’album è una sorta di collezione di storie gotiche e mitologiche. Musica che profuma di antico, maestosa, tetra, pastorale, indemoniata, a tratti anche ironica ed erotica.

Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutherford, Steve Hackett e Phil Collins hanno appena 20/21 anni, ma sono già in grado di concepire un caleidoscopio di atmosfere che immerge tra le buie stanze di una dimora vittoriana o tra le verdi acque di un lago perduto in una foresta, al cospetto di ninfe sensuali, marinai che hanno perso la rotta, uomini che si sono tagliati le dita dei piedi, piante giganti pronte a soggiogare l’umanità. I brani vanno dalla delicatezza acustica a torridi momenti quasi hard rock. Dopo una prima prova acerba e un secondo album che già faceva intravedere grandi cose, con Nursery Cryme i Genesis colpiscono nel segno da tutti i punti di vista. È il lavoro che suggella la passione tra la band e l’Italia, il pubblico nostrano si innamora perdutamente del mood cangiante e misterioso di questo disco e va in visibilio nell’assistere, numerosissimo, alle prodezze live di Peter Gabriel e dei suoi compagni.

Il manifesto di Nursery Cryme è la mini-suite di apertura The Musical Box, che riassume in 10 minuti tutte le caratteristiche sonore di cui sopra: apertura acustica e fiabesca, parte centrale tesa e infuocata, finale in crescendo sinfonico. Il tutto a fungere da colonna sonora di una storia partorita dalla fervida fantasia di Gabriel e ispirata dal soggiorno nella magione del loro produttore discografico, Tony Stratton-Smith: la Luxford House, edificio del XVI secolo situato a Crowborough, nell’East Sussex. Piazzati in tal luogo per provare i brani per il nuovo album i cinque sentono che la casa è attraversata da una strana atmosfera, si dice che il luogo sia abitato da fantasmi. Il clima macabro e vittoriano si trasferisce nella storia di due bambini, Henry e Cynthia Jane, che trascorrono il loro tempo in una grande e oscura villa di campagna.

Così Peter Gabriel, nelle note di copertina del disco (basata in larga parte proprio su The Musical Box) descrive la vicenda: «Mentre Henry Hamilton-Smythe jr. (8 anni) giocava a croquet con Cynthia Jane De Blaise-William (9 anni), la dolce Cynthia dal bel sorriso alzò la mazza e, con grazia, decapitò Henry. Due settimane dopo, nella stanza da letto di Henry, ella scoprì il carillon che egli custodiva come un tesoro. Avidamente lo aprì, e mentre quello iniziava a suonare Old King Cole apparve una piccola figura in forma di spirito. Henry era tornato ma non aveva molto tempo, perché mentre si trovava in quella stanza il suo corpo prese a invecchiare rapidamente, ma non la sua mente di bambino. Il desiderio di una vita montò come un’onda dentro di lui. Sfortunatamente, il tentativo di convincere Cynthia Jane a soddisfare la sua romantica bramosia attirò l’attenzione della bambinaia, che cercò l’origine di quel rumore. Agendo d’istinto, la nanny scagliò il carillon contro il bambino barbuto distruggendoli entrambi».

The Musical Box è  un unicum nella storia del rock fino a quel momento. Nei suoi dieci labirintici minuti ci sono la fiaba, l’orrore, la morbosità, la sensualità, un fortissimo desiderio che alla fine si sfoga nella distruzione. Rimarrà uno dei più intensi manifesti dell’arte dei Genesis e uno dei pezzi più visionari mai concepiti, vera manna dal cielo per chi cerca dal rock qualcosa che vada oltre i suoi cliché e possa fare viaggiare la mente verso nuove e arcane dimensioni.

Di seguito abbiamo messo in fila sette mutazioni di The Musical Box, dai suoi primissimi e ancora non definiti abbozzi alla versione in studio, quelle dal vivo che testimoniano il trasformismo di Peter Gabriel e quelle più recenti con Phil Collins a interpretare questo vero pezzo di arte teatral-musicale.

La genesi #1: “F-Sharp” di Anthony Phillips & Mike Rutherford (1969)

Per molto tempo si è pensato che il brano fosse opera della formazione che registrò Nursery Cryme, con i nuovi entrati Hackett e Collins. Bisognerà attendere il 1998, quando Anthony Phillips darà alle stampe la sua compilation di rarità The Archive Collection Vol. 1 per scoprire che gran parte di The Musical Box venne composta due anni prima da Phillips e Rutherford, quando il primo era ancora nella band. Di Mike sono gli accordi di base poi impreziositi dagli interventi di Anthony. Una sezione seguente, più tranquilla, è invece opera di Phillips.

La genesi #2: “Manipulation” (1970)

Da frammento acustico e strumentale The Musical Box si sviluppa nel momento in cui i Genesis vengono coinvolti nella colonna sonora di un documentario della BBC sul pittore Mick Jackson. La nuova versione prende il nome di Manipulation. Alle chitarre 12 corde di Phillips e Rutherford viene aggiunta una parte di organo di Tony Banks e alcune timide improvvisazioni vocali di Peter Gabriel. La parte finale di questa versione verrà in seguito decurtata.

La versione in studio (1971)

Registrata ai Trident Studios di Londra nell’agosto 1971 la versione definitiva di The Musical Box si avvale di un nuovo finale scritto da Tony Banks e della parte vocale con testo di Peter Gabriel a fornire momenti ora delicati, ora di reale catarsi. La canzone si presenta come una filastrocca per bambini, quelle che in Inghilterra vengono chiamate nursery ryhmes, che con un abile gioco di parole diventa cryme per sottolineare la fine del povero Henry per mano della bambinaia. Una vera filastrocca inglese (Old King Cole, risalente al 1708) è citata nel momento in cui Peter intona “Old King Cole was a merry old soul / And a merry old soul was he / He called for his pipe / and he called for his bowl / And he called for his fiddlers three”. I nuovi arrivati Steve Hackett e Phil Collins si fanno riconoscere immediatamente: il secondo gioca coi piatti nei momenti tranquilli e in seguito crea una ritmica frastagliata e potente. Si cimenta inoltre con diversi cori e parti vocali soliste (è Phil a cantare “Here it comes again”). Hackett mette da subito in campo le sue capacità in un assolo caratterizzato dalla presenza, per la prima volta nella musica rock, del cosiddetto tapping, tecnica che in seguito diverrà marchio di fabbrica di Eddie Van Halen.

Dal vivo per la tv belga nel programma ‘Pop Shop’ (1972)

La prima versione dal vivo di The Musical Box non si distacca da quella in studio. Impossibile però, nella visione di questo frammento televisivo, non notare la presenza magnetica e androgina di Peter Gabriel che ancora prima di cominciare a sfoggiare diversi travestimenti è già in grado di ammaliare con la sua figura.

Dal vivo con la testa di volpe al Bataclan (1973)

Resosi conto che una musica teatrale come quella dei Genesis ha bisogno di un corrispettivo visivo, Peter Gabriel comincia a indossare sul palco una serie di travestimenti utili al pubblico per entrare meglio nelle composizioni. Sarà la fortuna della band che grazie all’istrionico cantante diverrà sempre più oggetto di curiosità. Il primo travestimento che Gabriel mette in atto avviene proprio in The Musical Box, a Dublino il 28 settembre 1972 durante il Foxtrot Tour, quando il cantante si presenta sul palco indossando una testa di volpe e un vestito rosso della moglie Jill. Sarà un vero shock, per il pubblico e per i musicisti sul palco (ignari delle intenzioni del cantante). Il fatto attira subito le attenzioni della stampa e da lì a poco il Gabriel travestito si ritrova sulla copertina del Melody Maker facendo lievitare la tariffa di ingaggio dei Genesis che passa da 35 a 350 sterline a serata.

Dal vivo con la maschera da vecchio agli Shepperton Studios (1973)

La testa di volpe e il vestito da donna non hanno molto che fare con le tematiche di The Musical Box, ecco quindi che Peter Gabriel corre ai ripari sostituendo tale mise con una maschera da vecchio lascivo, visualizzazione del bambino Henry dentro un corpo anziano che durante il finale mima uno stentato rapporto sessuale, salvo poi terminare esausto, con l’asta del microfono come simbolo sessuale.

Dal vivo interpretata da Phil Collins nel “The Way We Walk Tour” (1992)

Con l’abbandono di Peter Gabriel il ruolo di cantante passa a Phil Collins, il quale pare veramente inadatto a interpretare un brano cucito a puntino sulle capacità dell’ex cantante. Prova ne è il fatto che dal 1976 The Musical Box non verrà più presentata dal vivo nella sua versione completa, rimarrà solo la sezione finale che spesso sarà piazzata in coda a The Lamb Lies Down on Broadway. Qui Phil si sforza di dare il suo meglio, ma la passionalità e il talento teatrale di Gabriel sono chiaramente tutt’altra cosa.

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