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Sei libri musicali da leggere durante l’estate

La potenza delle musiche caratterizzate da bordoni, i saggi di Mark Fisher, le trasformazioni di Thom Yorke, il rapporto uomo-macchina e altre letture non esattamente da ombrellone

Thom Yorke dal vivo con gli Smile a Roma, luglio 2022

Foto: Kimberley Ross

L’editoria musicale procede sempre a pieno regime, sfruttando il periodo fortunato del settore in generale. Tra le varie biografie, autobiografie, saggi, e purtroppo anche troppi instant book di cui nessuno sentirebbe la mancanza, abbiamo scelto sette titoli consigliati per l’estate. Non tutti sono esattamente letture da ombrellone, ma per motivi diversi ci sembrano tra le uscite più interessanti di questa prima metà (e qualcosa) del 2022.

“Alla ricerca dell’oblio sonoro” Harry Sword (Atlantide, trad. Luca Fusari)

Un saggio sulla drone music potrebbe sembrare qualcosa di troppo specialistico. La cavalcata tra i millenni – letteralmente: si parte dal Neolitico e si arriva ai Sunn O))) – di Harry Sword è invece l’esatto contrario. Quella che l’autore inglese (firma di Vice, The Quietus, Record Collector) definisce preliminarmente “spazio sonoro nel quale elementi strutturali antichissimi come l’alternanza di strofe e ritornello o le complesse progressioni di accordi risultano superflui” è in realtà un portale d’accesso a molteplici dimensioni artistiche e esperienze spirituali. Il drone, quella nota trattenuta che non cambia mai (ma solo in apparenza), per sua stessa natura riporta ai concetti di eternità e trascendenza. Un elemento universale che origina all’interno della natura umana tanto quanto il beat, o se si preferisce l’equivalente sonoro della sacra sillaba OM delle religioni orientali. Sword maneggia con perizia (e un opportuno tocco di stile rock’n’roll, giusto per non far sembrare tutto troppo academico) la materia, esaminando con identici acume e profondità le musiche mistiche dei Sufi così come gli Hawkwind, i neo-primitivisti americani e i corrieri cosmici tedeschi, La Monte Young e il doom metal, Ravi Shankar e Alice Coltrane. Inseguendo quella nota prolungata alla fine della quale si può ricordare o più probabilmente – come recita il bellissimo titolo – dimenticare se stessi e i limiti dell’esperienza fisica alla quale siamo abituati.

“Nel labirinto. Thom Yorke: storie, mito e musica” Luca Castelli (Sperling & Kupfer)

Si può, nel 2022, scrivere un libro su una figura e una band ormai istituzionalizzate come Thom Yorke e i Radiohead senza limitarsi a rimasticare trent’anni di luoghi comuni critici e senza limitarsi al compitino compilativo? La risposta, dopo aver letto il libro di Luca Castelli, è un deciso “sì”. Essendo l’autore – giornalista musicale, e non solo, di lungo corso – italiano, ed essendo Yorke notoriamente non facile da raggiungere per interviste, mancano testimonianze e dichiarazioni di prima mano, ma è l’unico limite di questo godibile e densissimo excursus sulla carriera degli oxfordiani più famosi nella storia del rock. Il senso del libro è nel titolo: le decine di diramazioni musicali e esistenziali di Thom Yorke e dalla band costituiscono nel loro insieme un intreccio labirintico, da percorrere seguendo un filo d’Arianna (in compagnia di un simpatico e strambo Minotauro, felice intuizione narrativa) che è semplicemente la disponibilità ad accettare le svolte, le giravolte, le tortuosità concettuali del protagonista (o dei protagonisti). La banale scansione cronologica viene abbandonata più volte in favore di scarti, flashback e fast forward, con alla base una documentazione (interviste, dichiarazioni, articoli, con tutte le fonti doviziosamente riportate) di una pignoleria che rassicura in tempi di sciatteria giornalistica. I dischi, le influenze, le sliding door biografiche, il rapporto con la stampa, quelli con la tecnologia e la fama, i video, le collaborazioni: c’è tutto. Dagli On a Friday agli Smile.

“Ex machina. Storia musicale della nostra estinzione 1992-∞” Valerio Mattioli (Minimum Fax)

Dopo aver raccontato la musica italiana “laterale” e sperimentale a cavallo tra anni ’60 e ’70 con Superonda e il doppelgänger oscuro di Roma in Remoria, Valerio Mattioli affronta un altro argomento che dall’oggetto musicale sotto osservazione allarga l’inquadratura fino a una questione centrale del nostro presente: il rapporto servo/padrone con la tecnologia, le informazioni che si sono mangiate la capacità degli uomini di decodificarle, l’orizzonte del post umano. E quindi, come da sottotitolo, la nostra più o meno prossima estinzione, con in sottofondo probabilmente il suono di una macchina. La storia della IDM (Intelligent Dance Music), dell’universo Warp e soprattutto della sacra triade Aphex Twin/Autechre/Boards of Canada diventa quindi pretesto (comunque analizzato a dovere) per parlare di molto altro. Interessante l’attribuzione di caratteristiche peculiari ai nomi citati, che ne fanno quasi tre stadi dialettici hegeliani in questa rincorsa verso l’uscita di scena della specie: Aphex Twin è il folletto/trickster che si inserisce per primo nei circuiti della nostra mente, gli Autechre i sacerdoti austeri della mutazione continua sotto il dominio dell’algoritmo, i Boards of Canada quel che resta alla fine del processo, tentativo impossibile di recuperare sotto forma di ricordi una umanità ormai disciolta in un presente fantasmatico. Argomenti e musiche impegnativi, se non si è troppo addentro alla materia, ma lo stile di Mattioli tiene incollati alle pagine nonostante (o forse proprio in ragione di) la tendenza alla dispersività e ai toni apocalittici/accelerazionisti. Con un sottofondo di paranoia – peraltro dichiarata e rivendicata come strumento interpretativo – figlia del lockdown durante il quale il libro è stato concepito.

“Pop Life 1982-1986. I cinque anni d’oro della musica” Luca De Gennaro (Rizzoli)

Se quelli tra il 1982 e i 1986 possano essere davvero definibili gli “anni d’oro della musica” è materia di dibattito, ma quello che è sicuro è che chi ha avuto la fortuna di viverli al centro dell’azione come Luca De Gennaro (firma e voce storica del giornalismo musicale italiano) se li è goduti appieno. Per certi versi, gli anni ’80 – quegli anni ’80 smaccatamente pop come da titolo, diventati archetipo storico – davvero iniziano e finiscono in quel periodo. Sono gli anni del riflusso politico, ma anche di una rinnovata voglia di divertirsi, di condivisione di esperienze e di barriere che crollano. La nascita di MTV e gli ultimi vagiti del punk, Michael Jackson e Madonna, i new romantics e i new waver, i Police e gli Wham!, Sanremo e il Live Aid: De Gennaro ripercorre con abilità e scorrevolezza di scrittura quegli anni formidabili e frizzanti tanto quanto cazzari e disimpegnati, mescolando narrazione oggettiva e esperienze private che danno pepe alla narrazione. Leggere questo libro è un po’ come ascoltare lo speciale notturno di un dj radiofonico, che salta da un argomento all’altro mantenendo sempre la rotta. Una confezione di madeleine irresistibili per chi c’era, compresi quelli che il luccicante mainstream raccontato in queste pagine ai tempi lo avrebbero volentieri nuclearizzato, ma anche per chi nato dopo ha sempre idealizzato quel periodo.

“Scegli le tue armi. Scritti sulla musica K-Punk / 3” Mark Fisher (Minimum Fax, trad. Vincenzo Perna)

Dopo i volumi di scritti di Mark Fisher tratti dal suo blog K-punk dedicati alla politica (Il nostro desiderio è senza nome) e a cinema e televisione (Schermi, sogni e spettri), in attesa di quelli ad argomento letterario che chiuderanno probabilmente il ciclo, ecco la raccolta di testi incentrati su uno degli interessi principali del critico, accademico, filosofo, agitatore culturale inglese suicidatosi nel 2017. Esaminato attraverso la lente fisheriana il pop si distorce, si allunga e si accorcia, ma più che altro mostra al suo centro un vuoto di sostanza quasi incolmabile. Musica che ha perso la capacità di immaginare il futuro, di generare il nuovo rielaborando e rigurgitando il vecchio, di offrire una alternativa concreta al sistema onnipervasivo che con una fortunata definizione dell’autore abbiamo imparato a conoscere come “realismo capitalista”. Anzi, il pop secondo Fisher – il pop devitalizzato degli ultimi decenni – è in molti casi funzionale al dominio ideologico del sistema. Chi non conosce l’opera, la grammatica e l’impianto teorico del pensatore-militante britannico si avvicini con cautela, se pensa di leggere un semplice libro di critica musicale. Perché qui il termine “critica” è inteso nel suo senso più radicale. La ricchezza di riferimenti, l’intreccio di suggestioni e le aperture illuminanti di Fisher spesso tolgono il fiato, ma certo non è una lettura né facile, né confortante. Anche se, nascosta all’interno dell’invito ad agire, c’è qualcosa che può somigliare alla speranza: “è in corso una guerra di classe, ma a combatterla è una parte sola. Scegli da che parte stare. Scegli le tue armi”.

“Le provenienze dell’amore” Stefano Pistolini (Elliot)

Non una novità, trattandosi di un libro uscito quasi vent’anni fa. Al di là di un capitolo aggiuntivo che aggiorna l’affetto dell’autore per il suo oggetto, alla luce del tempo trascorso da allora, la ristampa de Le provenienze dell’amore è comunque l’occasione per riscoprire uno dei migliori “studi” su un artista di culto mai pubblicati in Italia. Stefano Pistolini racconta la vita e la morte di Nick Drake senza indulgere negli stereotipi che hanno sempre appesantito la narrazione sul musicista inglese scomparso nel 1974. La malinconia, il male di vivere, l’incapacità di rapportarsi al mondo, l’Inghilterra idillica di Tanworth-in-Arden contrapposta alla spietata realtà metropolitana londinese, i tanti, troppi “what if?”. Tutto questo c’è, nel libro di Pistolini, ma è mediato e reso più interessante dall’approccio personale e autobiografico. La musica di Drake ha fatto da innesco, per l’autore come per tanti altri rimasti toccati da dischi come Pink Moon (di cui quest’anno ricorre il mezzo secolo dall’uscita), per scoperte di sé, amori, avventure, riflessioni sul mondo e sulla vita. La scrittura delicata e rispettosa echeggia la grazia delle canzoni di Drake, mettendo al centro l’analisi di una passione più che quella di un musicista.

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