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Le 10 migliori canzoni di John Lennon secondo il figlio Sean

L’inno da quarantena ‘Isolation’, la canzone da non nominare a Paul, il capolavoro ‘Watching the Wheels’: Sean Ono Lennon racconta i brani più significativi della produzione solista del padre

Foto: Dave M. Benett/Getty Images

Questo venerdì John Lennon avrebbe compiuto 80 anni. Per festeggiare, la sua famiglia ha pubblicato Gimme Some Truth. The Ultimate Mixes, un box set che contiene 36 brani dalla carriera solista dell’ex Beatle, remixati dai master. La produttrice esecutiva è stata Yoko Ono Lennon e il produttore Sean Ono Lennon, nato lo stesso giorno di suo padre. 

«È stato un anno molto duro per tutti», ha detto Sean a Rolling Stone. «È stato davvero terapeutico avere una ragione di risentire tutta questa musica e pensarci su. Mi ha dato l’opportunità di pensare alla mia vita e di vedere il lavoro di mio padre in un modo che spesso non ho visto».

Uno dei suoi obiettivi nel mettere insieme il set, ha spiegato, è portare l’opera di John Lennon a nuovi ascoltatori. «È stato interessante, mi permette di venire a patti con la realtà e fare uno sforzo perché i ragazzi di oggi abbiano l’opportunità di venire esposti alla sua musica e al suo messaggio», ha detto Sean. «Stiamo vivendo in un’epoca nuova, è passato un sacco di tempo. Nessuno si prende la briga di assicurarsi che le nuove generazioni abbiano l’opportunità di conoscere questa musica. Io ho sempre dato i Beatles e John Lennon per scontati – ho sempre pensato che nessuno avrebbe mai dimenticato le loro storie. Non penso che mio padre sarebbe soddisfatto di diventare qualcuno che devi scoprire facendo ricerca da solo».

Dalla sua casa di New York, Sean ha riflettuto su 10 dei migliori brani solisti di John, da Cold TurkeyHow Do You Sleep? .

10. “Cold Turkey” (1969)

«Questo brano è molto importante perché è stato il primo singolo di John da solista. So che l’aveva scritto per Let It Be e che per qualche motivo non era andata in porto. Posso immaginarmi il perché. È un testo abbastanza provocatorio, anche per i Beatles. Ma la ragione per cui sento che questo brano sia stata l’ancora di tutto il progetto, la compilation per gli 80 anni Gimme Some Truth, è che ha scritto quella lettera alla regina d’Inghilterra restituendo il titolo di Membro dell’Impero Britannico. E in quella lettera dice, “restituisco il titolo come forma di protesta per il coinvolgimento della Gran Bretagna nella guerra del Vietnam, e per il fatto che Cold Turkey è scesa nelle classifiche”.

Mi è sempre sembrata una cosa molto divertente. E quando stavamo cercando di capire come rappresentare la parte migliore della personalità di mio padre e tutta la sua etica, stavo pensando a quella lettera e a quel messaggio. Era super ribelle – nessuno aveva mai restituito quel titolo nella storia. Era un radicale, ma non fino al punto di andare oltre l’essere radicale. Ma era anche una persona leggera e divertente. Il suo attivismo, la sua politica e il suo humor si esprimono tutti insieme in un momento solo in quella lettera. 

Non era solo una cosa controversa. Da un punto di vista culturale è pericoloso essere scortesi con la regina. È qualcosa che veniva considerato impensabile, ma lui l’ha fatto in un modo così gentile e divertente. Non posso parlare per la regina, ma posso immaginare che non fosse davvero offesa. Tecnicamente, inoltre, quel titolo non lo puoi restituire. Una volta che vieni nominato Membro dell’Impero Britannico lo sei e basta. Restituirlo non vuol dire che smetti di esserlo. Quindi hanno preso la lettera, l’hanno messa in qualche armadio e anni dopo l’hanno offerta a mia mamma perché qualcuno l’aveva ritrovata. Hanno chiesto a mia madre se rivolesse il titolo e lei ha detto, “lui ha restituito il titolo e io non voglio andare contro i suoi desideri”. Anche mia mamma è una ribelle. Io avrei detto, “Certo, grazie! Scusate se siamo stati un po’ scortesi, ma conoscete mio padre”. Ma io sono fatto così.

Il brano inoltre è musicalmente incredibile, perché è così essenziale per venire dalla stessa persona che aveva fatto Being for the Benefit of Mr. Kite!A Day In the Life. È grezzo e raffinato, un capolavoro di semplicità. L’arrangiamento e gli accordi e il testo. A livello di suono, è un’anticipazione di ciò che sarebbe stato il disco Plastic Ono Band». 

9. “Isolation” da John Lennon/Plastic Ono Band (1970)

«Sinceramente, penso di aver sempre saputo il testo di questa canzone a memoria. Sono cresciuto ascoltandola ma non riesco a credere quanto sia appropriato. Potrebbe essere letteralmente un brano scritto durante una quarantena. Ho sempre saputo che parla del fatto di sentirsi isolati come John e Yoko e del fatto che le altre persone non capiscono quanto lui si sentisse insicuro. Del fatto che pensassero che stesse facendo la bella vita. Ma invece lui era umano e si sentiva isolato. In un certo senso è un brano perfetto perché oggi ci sentiamo tutti isolati. Poi l’ultima frase: “The sun will never disappear and the world may not have many years/Isolation”. Ho pensato: Oddio, sembra che stia parlando del cambiamento climantico. Non voglio dare alle sue parole una nuova interpretazione ma penso che in questo caso sia divertente sentire come risuonano oggi. Per quanto mi riguarda è un inno da quarantena. 

Cerco di spiegare quanto sia notevole il suono di Plastic Ono Band. È un disco fatto da uno che è una famosa popstar – forse la popstar più famosa del mondo per anni – che fa un disco del genere. È molto radicale. Non riesco a pensare a nessun altro artista che abbia avuto un simile livello di successo mainstream e che poi abbia preso una svolta così improvvisa e radicale dal punto di vista musicale. Cerco di immaginare con chi lo si potrebbe paragonare. È come se Elvis avesse deciso di darsi al punk. Quando Dylan è passato all’elettrico la gente è impazzita, molta gente si è incazzata, e di base erano le stesse canzoni, solo con una band. I puristi folk erano feriti. Quindi puoi immaginare come si siano sentiti i fan dei Beatles.

Aveva già cominciato con Two Virgins, il Wedding Album e Life with the Lions. Sono tre dischi sperimentali che mia mamma e mio papà hanno fatto insieme e che di base sono loro che fanno suoni avant-garde e con cui nessuno sapeva cosa farci. Invece Plastic Ono Band è la cristallizzazione di questo cambiamento in mio padre, di cui mia madre è stato l’avvio. Ma non voglio nemmeno dire che è stata solo lei, perché è quello che dicono le persone a cui questo cambiamento non piace per darle la colpa. Lui era già radicale. Stava già cercando cose nuove. Si è innamorato di mia madre perché era un fan di quello che lei stava facendo». 

8. “God” da John Lennon/Plastic Ono Band (1970)

«Penso che God sia un po’ la somma degli aspetti migliori dell’album, perché non è un brano normale. Non c’è ritornello. Mio padre dice questa frase che è molto interessante. Non so da dove venga, non so nemmeno cosa vuol dire, ma eccola qui: “God is a concept by which we measure our pain”. La ripete, la trasforma in una specie di mantra, come a dire “non ci credo. Non ci credo”. Si risolve in “credo solo in me, e in me e Yoko”, che mi sembra una cosa bellissima, perché non penso che stia dicendo qualcosa di negativo su Dio o su Gesù o su Buddha o sui Beatles. Penso che stia dicendo: “Oggi che sono più vecchio realizzo che nessuna delle cose al mondo è importante quanto l’amore”, che è una cosa che aveva già cercato di dire in altri modi. Ma qui la dice in modo più potente. È come se le cose del mondo – la fama, la fama degli altri, i guru e i profeti – non gli importassero niente in quel momento in cui aveva l’amore di una donna ed era vivo».

7. “Gimme Some Truth” da Imagine (1971)

«La cosa notevole di Imagine dal mio punto di vista è che è davvero difficile per me resistere quando le rock star cercando di farmi la lezioncina di politica o su come dovrei vedere le cose filosoficamente. Non sono contrario, ma è difficile resistere e non pensare, “dai, taci”. E in qualche modo mio padre con Imagine riesce in questa cosa quasi impossibile, cioè riesce a parlare sinceramente di filosofia senza sembrare una persona arrogante. Io penso che sia per via della sua personalità. Non penso che qualcun altro ci sarebbe riuscito. Penso che il fatto che ci sia riuscito abbia a che vedere col fatto che era una persona cinica. Esprime quelle idee con un grande sforzo per superare il suo cinismo e estremo e la sua tentazione di fare del sarcasmo su qualsiasi cosa. Per me è molto interessante, perché di solito non amo le canzoni di questo tipo».

6. “How Do You Sleep?” da Imagine (1971)

«Quando ho intervistato Paul ovviamente non ho tirato fuori questa canzone. Non volevo offenderlo. Una storia divertente è che una delle prime volte che ho avuto a che fare con Paul quando ero giovane – avrò avuto 12 o 13 anni – una delle prime volte che ci ho parlato davvero, oltre un saluto e una stretta di mano… Sono stato molto inopportuno, come solo i teenager sanno essere. Mi dispiace molto dirlo, ma gli ho detto “che ne pensi di How Do You Sleep?“? Perché ho sempre adorato quella canzone. Gli ho detto tipo, “il testo sarà anche offensivo, ma musicalmente non è un gran pezzo?” e ripensandoci mi chiedo, ma perché ho dovuto dirglielo? Era tipo l’unica cosa che non dovresti dirgli. Ma lui non si è offeso.

Ancora oggi mi preoccupo di non parlare con lui di questa canzone, perché non voglio che lui si offenda. Non so quale fosse precisamente il motivo del loro litigio. So che mio padre pensava che Too Many People di Paul era un attacco a lui e a mia mamma. E quindi How Do You Sleep? era la risposta. Una cosa simile ai beef tra i rapper. È davvero cattiva, davvero intensa. Il testo è davvero offensivo. Ma mio padre ne ha parlato così (non so se fosse sincero o stesse cercando di essere diplomatico): “Be’ alla fine parla di me. Ho realizzato che stavo criticando me stesso”».

5. “Mind Games” da Mind Games (1973)

«Mind Games è un ottimo album e questo è un ottimo brano. È interessante perché sembra che mio padre stesse tornando al pop. C’è qualcosa qui che è più in stile Beatles, più di tutto quello che aveva fatto nella sua carriera solista. Per me è un brano notevole. Mostra che come cantautore era ancora in evoluzione.

È il lato più composto di lui, perché i brani migliori su Plastic Ono Band e Imagine sono brani molto grezzi come Gimme Some Truth e How Do You Sleep?. Sono brani molto rock, con una semplicità che ricorda le cose che faceva con i Beatles. Ma in questo caso è molto pop, molto musicale. Penso che sia un gioiellino nella carriera di John Lennon. Direi che Mind Games#9 Dream sono i miei due brani preferiti del John Lennon compositore».

4. “#9 Dream” da Walls and Bridges (1974)

«Penso che Walls and Bridges sia uno degli album solisti meno noti di mio padre, forse perché Whatever Gets You Thru the Night ai suoi tempi è stata una hit, perché era una cosa grossa il fatto che mio padre ed Elton John avessero collaborato. Ma non penso che è il genere di brano che ha resistito al test del tempo nello stesso modo di Imagine Gimme Some Truth. Il miglior brano del disco, per quanto mi riguarda, è #9 Dream. E non è mai stato lanciato come singolo. Penso che mio padre abbia detto che non gli piaceva, ma non gli credo. Non so se l’abbia detto per riguardo nei confronti di mia mamma, perché in quel periodo lui e mia mamma si erano lasciati per un anno e mezzo. Un sacco di persone pensano che quello sia stato un brutto periodo per mio padre, ma io non penso che lo si dovrebbe considerare tale. Certo, ha bevuto troppo. Quello è noto. Ma penso che dal punto di vista musicale sia stato un periodo molto importante per lui e questo disco lo dimostra perfettamente. 

#9 Dream è uno dei suoi brani migliori. Non penso gli piacesse. Forse perché non è profonda, sentita, non è emozione grezza, e non è nemmeno intellettuale. È una canzone leggera. Ma penso che sia stupenda. Come composizione è un capolavoro. Per lui era solo una canzone. Una volta ha detto che facendo il cantautore di mestiere non era necessariamente ispirato quando scriveva le canzoni, a volte si metteva lì a scriverle perché doveva farlo e lo faceva, e questo brano dimostra che era davvero così. Ma a me sembra ispirato».

3. “Steel and Glass” da Walls and Bridges (1974)

«Questa è un po’ un antidoto alla precedente. È molto pesante e sono sicuro che mio padre la adorava. Penso che ne andasse fiero. Steel and Glass è il mio genere di canzone. È cupa ed è la parte della personalità di mio padre che ammiro di più. Lui era un tipo molto cupo. Mia mamma ha sempre detto che il testo parlava del vetro e dell’acciaio dei grattacieli, per riferirsi alla struttura della società in cui viviamo e del fatto che viviamo in questo mondo irreale in cui veneriamo le banche e i soldi e Wall Street. 

Penso che Steel and Glass in generale parli di quel genere di persone, gli uomini d’affari, verso cui lui era molto cinico. Quelli sempre in giacca e cravatta, i direttori delle case discografiche, i manager. Ma a prescindere da cosa racconta, musicalmente è un brano eccezionale. È per questo che mi piace. E condivide il lato B con How Do You Sleep? il che è divertente».

2. “I’m Losing You” da Double Fantasy (1980)

«Double Fantasy per me è un album molto importante perché i miei primi ricordi risalgono a quando i miei genitori lo stavano registrando. E perché mio padre è morto quando l’hanno finito. Quindi ho molti ricordi personali che gravitano intorno a quel disco. Dopo la morte di mio padre, uno dei modi in cui l’ho pianto e ho superato al sua morte è stato ascoltare quel disco a ripetizione. Quindi non ho un rapporto obiettivo con quella musica, perché per me non è musica ma una parte della mia infanzia. Un sacco di persone non si ricordano di quando erano piccoli. Io sì e non ho mai chiesto questa cosa a uno psicologo, ma immagino che il motivo sia che mio padre è morto e la sua morte mi ha traumatizzato tanto da permettermi di conservare quei primi ricordi. Ho più ricordi di quando avevo 5 anni che di quando ne avevo 16. 

Detto questo, considerando il disco dal punto di vista musicale, non è mai stato uno dei miei preferiti. Era la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. La tecnologia era diversa. Il modo in cui hanno registrato le batterie era diverso. Devo essere onesto: scegliere la mia canzone preferita da questo disco è difficile. Se lo ascolto piango perché significa molto per me, ma da musicista non è il mio preferito. 

I’m Losing You è uno dei brani più sexy del disco. Penso che il motivo per cui questo album è così bello è che la maggior parte della gente pensa parli di questa coppia perfetta, ma poi mio padre ci ha messo dentro I’m Losing You, che non è la storia di due persone felici. È la storia di una relazione che si sta perdendo. E poi c’è I’m Moving On, una canzone che mia mamma ha scritto parlando della stessa cosa. Quindi penso che sia questo che lo rende un grande disco». 

1. “Watching the Wheels” da Double Fantasy (1980)

«Ho sempre sentito che mio padre si è preso cinque anni sabbatici per crescermi ed è per questo che in quel periodo non ha fatto disco. Non so se sia vero, dovrebbe poterne parlare lui, ma penso che non sia esattamente quello che è successo. Penso che avesse tante cose per la testa in quel periodo e forse queste cose avevano anche a che fare con il fatto che aveva appena avuto me. Ma suonava anche un sacco la chitarra e sono sicuro che in quel periodo scriveva un sacco di canzoni.

Ogni volta che parlo di Double Fantasy con qualcuno, di solito la canzone preferita è Watching the Wheels. Era la mia canzone preferita del disco da bambino, la ascoltavo sempre e non sapevo di cosa parlasse. Ripensandoci parla evidentemente del tempo, del prendersi del tempo per fare il padre. E la gente potrebbe dire “ma perché uno dovrebbe smettere di fare la rock star?” E mio padre risponde essenzialmente: “Sono più felice ora di quando facevo la rock star, perché sono a casa, ho una famiglia e sto facendo una cosa importante, ed è più importante questo”. Che è anche il tema che tocca in God, che l’amore e la famiglia alla fine sono le cose più importanti. E penso che sia vero. Penso che alla fine chiunque sia d’accordo che ciò che conta sono le persone che ami.

Penso che se mio padre non fosse morto Double Fantasy sarebbe stato un nuovo inizio per lui, perché è davvero un album diverso da quello che aveva fatto in passato. Nessuna delle canzoni del disco suona come qualcosa dei Beatles o dei suoi album solisti. È una cosa completamente nuova, ed è bellissimo. È così tragico pensarci. Questo album è stato il suo primo disco a finire al primo posto in classifica dopo anni, e ci è arrivato dopo la sua morte». 

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US

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