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Robert Fripp e Toyah Willcox sono la coppia più pazza e libera del rock

Durante la quarantena, l’impassibile chitarrista dei King Crimson e la moglie attrice, cantante e presentatrice hanno messo in scena ogni settimana scenette surreali. Ecco la storia del loro legame

Robert Fripp e Toyah Willcox in uno dei loro 'Sunday Lockdown Lunch'

Eccoci qua, pare proprio che dalla fase 2 stiamo passando diretti alla fase… di tutti i numeri arabi assieme. È un po’ complicato orientarsi, diciamolo. Nonostante la confusione, ci sono spiragli di ritorno a una vita quantomeno più “sciolta”, ma sia chiaro: non è ancora finita. Ed è indubbio che la vita reclusa nel lockdown crei e abbia creato notevoli scompensi nella quotidianità di molti, anche in questa fretta di mettersi alle spalle una situazione della quale bisogna invece stare ancora molto attenti. È vero, c’è gente che non riesce a vivere in casa, probabilmente perché non è la sua casa. Se la casa è, infatti, dov’è il cuore, allora abbiamo un esempio di perfetta fusione delle due cose in una coppia di celebrità della musica che in questi giorni di lockdown è stata ed è quasi un faro nella notte per lo spirito con cui affronta la situazione: stiamo parlando di Toyah Willcox e Robert Fripp.

Non credo ci sia bisogno di tante presentazioni: la prima è un’attrice/cantante e chi più ne ha più ne metta, una delle madrine del punk e della new wave inglese, ma volendo anche dell’industrial (il disco Prostitute del 1988 parla da solo), leader della band omonima (i Toyah, appunto) che fino al 1983 ha sbancato le classifiche UK; la sua sola presenza nel mitico film Jubilee di Derek Jarman e in Quadrophenia la pone come icona di un intero periodo storico, e con Kate Bush, Lene Lovich e Nina Hagen è una delle voci più versatili e riconoscibili del post punk. Popolarissima in patria, è diventata anche presentatrice televisiva oltre che produttrice, scrittrice e via dicendo, dimostrando una versatilità artistica non indifferente.

Il secondo è il guitar hero e fondatore dei King Crimson, la storica superband di prog evoluto: la sua sei corde ha però bazzicato a sua volta la new wave e soprattutto i suoi prodromi (ricordiamo le collaborazioni con Brian Eno, Andy Summers dei Police, David Sylvian, Talking Heads e soprattutto David Bowie, la chitarra di Heroes è opera di Fripp). Ed è proprio nella chitarra di Heroes e nella figura di Bowie che i due artisti trovarono il famoso anello mancante: entrambi infatti in qualche modo, stranamente e paradossalmente, ignari delle conquiste artistiche l’uno dell’altro e con una differenza d’età notevole (Fripp ha 12 anni in più di Toyah), si sono innamorati non per la reciproca fama, ma per quella famosa inaspettata scintilla chiamata colpo di fulmine.

La punkettara Toyah aveva ovviamente una certa idiosincrasia per il progressive rock e dei Crimson sapeva poco o nulla, ma amava Bowie alla follia: quando si ricordò che la chitarra di Heroes era proprio quella di Fripp, probabilmente capì che era l’uomo della sua vita. Allo stesso modo, Fripp afferma che in una sola settimana era sicuro che con Toyah avrebbe passato l’intera esistenza, anche perché non molto tempo prima aveva predetto ai suoi amici che l’anima gemella stava per bussare alla sua porta. Probabilmente nell’andazzo la situazione era molto simile alla storia tra Lennon e la Ono, almeno per l’approccio in cui, anche in quel caso, i due non sapevano in realtà bene chi avessero davanti, venendo da mondi completamente diversi. Ma ci sono anche, tutto sommato, somiglianze forti con la storia d’amore tra Lou Reed e Laurie Anderson, almeno per quella tendenza alla sperimentazione estrema e al fatto di collaborare insieme con il contagocce, quasi annusandosi, con uno spirito d’indipendenza che è poi è stato il segreto del loro successo come coppia.

Perché anche Toyah e Fripp, nonostante siano delle trottole, poi si mancano a vicenda quando sono troppo lontani da casa, quasi come se l’allontanarsi sia il modo migliore per avvicinarsi e non viceversa. E probabilmente questo lockdown ha messo il loro rapporto in primo piano: abituati a fare le valigie di continuo e a spostarsi da un Paese all’altro anche nel giro di 24 ore, i nostri rocker hanno trasformato la clausura in un modo per conoscersi ancora di più e far esplodere il loro mondo surreale come una pallina di cristalli di gusto. Mondo popolato da unicorni, da surreali balletti in tutù, da un immaginario onirico in cui i due addirittura si tramutano in api, travestendosi in maniera irresistibile come se avessero nascosto da qualche parte un baule pieno di costumi di carnevale.

La serie Sunday Lockdown Lunch, presenza fissa su YouTube, è qualcosa d’imprescindibile oramai, e i due continuano a fornirci settimanalmente materiale visionario che ricorda quel gioiellino psichedelico che è il disco del 1968 composto proprio da Fripp in compagnia dei fratelli Giles, The Cheerful Insanity of Giles, Giles and Fripp, e anche la carica senza regole dei Maneaters, la band formata da Toyah, Adam Ant ed Eve Goddard che è durata solo lo spazio del singolo Nine to Five uscito nel 1978, precisamente un decennio dopo. Lavori entrambi inspiegabilmente sottovalutati dai più, ma ecco: in questi momenti ne riconosciamo lo spirito coraggioso, quando questo ahimè è oramai generalmente schiacciato dalla paura. La psichedelia, comunque, avvolge la coppia tanto nei loro comportamenti quotidiani e spontanei quanto nel loro approccio musicale: due cani sciolti che improvvisamente convolano a giuste nozze, osservando quest’atto come una cosa fuori da loro stessi, simile all’effetto di una droga. Come se improvvisamente fossero impazziti lasciandosi alle spalle le numerose groupie (per Fripp) e i numerosi fidanzati in contemporanea (per Toyah): un matrimonio che ribadiscono non sia stato un matrimonio per il matrimonio, a questo sacramento non credono neppure nella versione laica, ma credono invece al rito celebrato per sigillare una unione importante. È evidente che in cima alla scala gerarchica dei piaceri c’è il loro amore, punto.

La storia ci dice che i due si incontrarono a un ricevimento di beneficienza, nel 1983, grazie al fatto che avevano lo stesso management, ma in quel momento i due sono ancora in una fase di studio reciproco. Sarà solo al ricevimento successivo, nel 1985, che i due si avvicinano veramente e Fripp propone a Toyah di aiutarlo per pubblicare un disco a scopo benefico a favore di una scuola a Washington, parte dell’istituto di carità di cui è presidente. Lei accetta, ma il tempo per Fripp non è quello che possiamo definire libero: tra seminari di chitarra, concerti, session di registrazione e via dicendo, il nostro non ha un momento neanche per respirare: ma c’è una intera settimana vuota nell’affollata agenda, e magicamente Fripp non riesce a riempirla. Decide allora che è il momento giusto per dedicarsi al progetto, fa venire Toyah nel Dorset e durante quella settimana capisce che non potrà più separarsi da quella che lui chiama “piccola creatura”.

Inutile dire che, come appunto per il primo Ono/Lennon (ovvero il folle Two Virgins), la musica, linfa vitale di entrambi, sarà il veicolo del loro amore: il disco in questione, The Lady or the Tiger?, esce nel 1986 ed è il primo e unico disco targato Toyah & Fripp. Trattasi di due spoken word tratte da scritti di Frank Stockton, sul lato A una favola allegorica raccontata dalla suadente voce della Wilcox accompagnata dai dolci e ipnotici tappeti di frippertronics escogitati dal sapiente Robert. La meraviglia del disco non è solo nella perfetta chimica musicale/sonora della coppia, ma è senza dubbio nel fatto che sia un ispirato affresco dell’amore tra due anime sensibili, allusivamente autobiografico, che verrà definitivamente cementato dal matrimonio, sempre nel 1986, il 16 maggio: due giorni prima del 28simo compleanno di Toyah e al compiere dei 40 di Fripp (stesso tenacissimo segno, il Toro). La loro vita da quel momento cambia radicalmente.

«Il matrimonio è un legame. È un legame spirituale in cui cresci insieme e puoi separarti, ma cresci di nuovo insieme. Ed è sempre stimolante, anche se sono sfide sono sempre gratificanti e avvincenti», dice Toyah in una vecchia intervista per la BBC. E il cambiamento nasce proprio dal fatto che i due rocker indipendenti devono abbandonare il loro concetto di “libertà” personale e sperimentarne un’altra versione nell’imparare a dialogare, trattare con l’altro da sé: e a difendere i propri spazi, altrimenti impossibile andare avanti. Se per una persona “normale” può essere complicato, figuriamoci per due artisti a cui fuma perennemente la testa. Ecco perché casa Toyah/Fripp è composta di ambienti separati: i due condividono solo la cucina, il letto e la zona colazione. Fripp se sente il bisogno di solitudine parte e va in ritiro: ci sta anche 10 mesi se necessario, spinto dall’innato istinto e dalle sue necessità creative. Allo stesso tempo, Toyah è famosa per aver vissuto per lunghi periodi a Berlino lavorando col gruppo neo prog Kiss of Reality oltre ad assentarsi per i numerosissimi progetti che porta avanti. Fripp, nonostante sia frequentemente in tour, ammette che Toyah avendo 12 anni meno di lui è inarrestabile e ha maggiore energia, e che se all’epoca avesse saputo della sua frenetica attività nonché della sua popolarità sui tabloid probabilmente si sarebbe spaventato.

Ad ogni modo, sono sposati da 30 anni e nel 1998 (quando avevano 12 anni di legame alle spalle) Toyah dichiarò che in totale avevano passato solo sette mesi insieme: una cosa che apparentemente farebbe crollare qualsiasi matrimonio, ma è proprio sulla libertà che si fonda il legame Toyah/Fripp, quella libertà che poi ti fa sentire il bisogno della tua dolce metà che la rafforza e gli dà carburante. Toyah è stata sterilizzata dopo un’operazione, ma anche se la cosa è reversibile per ora i due preferiscono concentrarsi sui loro momenti di intimità perché non si fanno i bambini tanto per farli: rimane il fatto che è una possibilità, una porta aperta che, nell’eventualità di un nascituro, non potrebbe comunque intaccare in alcun modo il loro bisogno di indipendenza.

Perché questo bisogno di indipendenza è centrale, e si rispecchia anche e soprattutto nel discorso musicale, nei loro figli sonori. Si potrebbe pensare che una coppia del genere si sia immediatamente messa a produrre musica insieme, a generarla sistematicamente. Niente di più lontano dalla realtà: i due collaborano sporadicamente, ma non hanno mai cercato di fare cose che avessero un significato diciamo commerciale, un progetto che potesse diventare celebre solo per i nomi coinvolti o cose del genere. No, la strada dei due è quella del gioco: non si tratta di strategia o di chissà quale pensiero alternativo o rivoluzionario nell’approccio, ma semplicemente portano avanti un’eterna one night stand musicale in cui si sperimenta il brivido dell’irripetibile e del divertimento nel fare una cosa il cui valore basta a se stesso. In questo, oltre al già citato The Lady or the Tiger?, i due sembrano non voler lasciare traccia quando scrivono un disco, sfuggono al gossip, ai facili riflettori. Se chiedete a una persona di media conoscenza musicale se sa di qualche disco a firma Fripp/Toyah, vedrete che scuoterà la testa. E invece nel 1991 i due pubblicano un discone a nome Sunday All Over the World, con a coadiuvarli Trey Gunn dei King Crimson allo stick e Paul Beavis alla batteria. Kneeling at the Shrine è un disco stuporoso e pieno di poesia, con le chitarre sghembe e polisoniche di Fripp che dialogano con i testi filosofico esistenzial-visionari di Toyah e con la sua voce potente e capace di passare dal sussurro all’esplosione lirica. Non casualmente, il manifesto del disco è l’ esplicita Freedom, in cui il Toyah-Fripp-pensiero è espresso in maniera chiara e diretta.

Il disco è una sintesi del percorso musicale individuale della coppia, che tira fuori tutti gli assi nella manica a disposizione, pescando dal loro passato prog, art rock, new wave, ambient e sperimentale per mettere su un progetto che entra negli anni ’90 con un piglio post rock che anticipa i tempi, tanto da essere acclamato dalla critica. E non solo: poco dopo, stimolato dall’esperienza, Fripp rifonderà i King Crimson per registrare Vrooom, un passo avanti nel sound della band, che in piena era grunge sembra ringiovanita. Se gli addetti ai lavori premiano la prima prova dei Sunday All Over the World, Il pubblico reagisce invece in maniera un po’ diversa: probabilmente per la breve durata del gruppo che si scioglierà nello stesso anno non lasciando più orme dietro di sé, come la scia di un aereo già lontano proprio nel momento in cui l’occhio lo percepisce.

A parte questo, un’altra band in cui Toyah e Fripp sono stati coinvolti ha il semplice ma efficace nome The Humans. L’occasione della nascita della band si ha quando Fripp viene invitato nel 2007 a fare un breve tour in Estonia: il chitarrista rifiuta perché si trova in una della sue tante fasi (chiaramente fallite) nelle quali tenta di ritirarsi dal mondo della musica professionale contro la quale è da anni in perenne battaglia. A sostituirlo va invece Toyah, formando per l’occasione la nuovissima band con Bill Rieflin, ex batterista dei Ministry e dei Pigface, all’epoca nei R.E.M. La band sforna dischi fino al 2015, girando gli Stati Uniti e l’Inghilterra in lungo e in largo e la sua attività è stata definitivamente e tragicamente troncata dalla morte prematura di Bill, stroncato da un cancro in piena pandemia (Toyah e gli Humans gli renderanno tributo in un disco, rifacendo anche 21st Century Schizoid Man). Fripp nel primo disco degli Humans è presente solo nella cover di These Boots Are Made for Walking, ma possiamo considerarlo come un membro non fisso avendo anche suonato in tutti i brani dell’album Sugar Rush del 2011. Bill nel frattempo diventerà grande amico di Fripp tanto da coprire il ruolo di batterista della nuova line-up dei King Crimson: il che fa capire quanto i due coniugi si influenzino vicendevolmente a livello creativo e nell’annusare le persone giuste al momento giusto.

La fama mondiale di Fripp ovviamente sovrasta quella di Toyah, se non altro per questioni anagrafiche: questo potrebbe portare alla solita solfa maschilista per cui la Wilcox è come una costola del nostro. Niente di più lontano dal vero. Semmai il contrario, come afferma simpaticamente Toyah stessa: «Non ho mai conosciuto nessuno più influenzato da Toyah di Robert. Si prende le mie opere d’arte, le miei idee, i miei musicisti, il mio vocabolario. Ma lo adoro, è mio marito, ed è più famoso di me». Per questo nel 2008 esce il disco In the Court of the Crimson Queen, che nel titolo ironico cita il famoso brano dei Crimson e pone Willcox definitivamente sul trono come musa e amazzone senza quartiere, ma nello stesso tempo rendendo un tributo al marito in quanto a sua volta evidente ispiratore. Fripp stesso introduce con uno spoken word la traccia Dance in the Hurricane, con una complicità rara. Il disco otterrà un buon successo nelle classifiche inglesi, tanto da arrivare alla settima posizione tra i dischi indipendenti dell’anno, catapultando nuovamente Toyah tra le braccia del music biz.

D’altronde l’ultima volta che Fripp apparve in un disco di Toyah era nel 1991, con Ophelia’s Shadow, degno successore dello sperimentale e ostico Prostitute. In Ophelia’s, Fripp si occupa del missaggio e delle parti di chitarra di un paio di tracce. E se è vero che altrettanto raramente i nostri collaborano direttamente, allora tra i tanti video postati su YouTube, quello in cui rivisitano Heroes di Bowie non solo rappresenta un omaggio al V-E Day, quindi alla sconfitta del nazismo in Europa e alla fine della Seconda guerra mondiale, ma è soprattutto un inno all’amore, che parte da due cuori e la capanna è il mondo, nessuno escluso.

Molti, forse credendo di non venire da tale capanna, hanno reagito in maniera quasi snobistica alle performance casalinghe dei due, come se improvvisamente uno dovesse passare la quarantena solo e unicamente a farsi tazze di tè oppure stando a letto depresso, con le tapparelle abbassate, soprattutto se è una celebrità. Toyah e Fripp ci indicano invece che, dopo questa pandemia, il futuro deve essere degli antidivi. E per essere dei veri Heroes forse è il caso, almeno una volta nella vita, di indossare il tutù e far ballare il bolero a degli unicorni di peluche: è questa la vera Freedom.

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