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Riciclare la plastica è un’opportunità enorme per l’industria musicale

Abbiamo intervistato i fondatori di 'WasteorWonder', un progetto che punta a rendere i concerti circolari al 100% entro il 2030

Foto via Getty

Oggi, il nostro pianeta deve affrontare un’abbuffata di plastica che soffoca le nostre coste e crea una crisi ambientale. Con un milione di bottiglie di plastica per bevande acquistate in tutto il mondo ogni minuto e meno del 50% raccolto per il riciclaggio, entro il 2050 ci sarà più plastica nei nostri oceani che pesci. Solo nel Mediterraneo finiscono circa 230 mila tonnellate di plastica ogni anno: sono l’equivalente di 500 container pieni di rifiuti al giorno.

E quanti prodotti vengono buttati via in occasione degli eventi musicali? Si stima che, mediamente, durante un evento musicale ogni persona produca 400 grammi di rifiuti di plastica (3 anni fa, soltanto il Festival di Glastonbury ne aveva prodotti 1,3 milioni). Quest’anno sembra siano stati minori i rifiuti lasciati, anche grazie alla collaborazione di oltre mille volontari del riciclo che hanno aiutato a ripulire il sito.

Allo stesso tempo, i ricavi dalla vendita e dalla distribuzione di musica sono in diminuzione: si tratta di un calo dell’80% negli ultimi venti anni. Gli eventi e il merchandising sono quindi diventati una parte importante degli introiti e lo smaltimento della plastica è considerato un’opportunità unica per trasformare i rifiuti degli eventi musicali in una fonte di reddito incrementale per l’intero business musicale. Questo è il principio alla base del progetto “Waste or Wonder” (WOW), che ha l’ambizione di realizzare entro il 2030 la Music Industry Circular per raccogliere e trasformare un milione di chilogrammi di plastica da eventi legati alla musica in un milione di prodotti WOW TM (rifiuti di MusicPlasticTM).

«Abbiamo deciso di partire con la plastica, nell’ottica di trasformarla in una risorsa. Il nostro obiettivo è quello di creare una domanda e prevenire che i 15 milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno a causa dei festival finiscano negli oceani. Ci siamo chiesti: qual è il modo per accelerare la domanda per prodotti riciclati e come possiamo partecipare a questo cambiamento? La risposta l’abbiamo trovata nel mondo della musica, che da sempre è il canale del cambiamento sociale e dell’evoluzione, ma anche delle provocazioni. Considerato che, verosimilmente, i giovani non andranno più ai concerti se questi continueranno a inquinare così tanto, abbiamo pensato di aiutare gli artisti a creare un sistema che valuti l’impatto ambientale dei loro live», spiega a Rolling Stone Nic Gorini, fondatore di Spin Ventures, una holding che si occupa di economia circolare partendo dalla plastica e da altri materiali e co-fondatore di WOW (WasteorWonder). «Iniziamo a prendere consapevolezza di cosa viene fatto ai concerti e a fare in modo che siano “Zero plastic waste”, mettendo in contatto gli artisti e i loro sponsor del beverage o dei brand di moda con le aziende del riciclo della plastica. Tutti i rifiuti che vengono generati vengono recuperati, tracciati e messi su blockchain».

WOW nasce proprio per immaginare che con il rifiuto si possa fare qualcosa. La società propone poi alle varie aziende la plastica generata nei concerti così che loro possano riciclarla in altro modo e rimetterla in produzione. «Facciamo firmare un pledge all’artista che vuole rendere il tour zero plastic waste e fare in modo che sia circolare e in questo modo il problema dei rifiuti lo trasformiamo in un’opportunità commerciale». Spiega Giovanni Damiani, co-fondatore anche lui di WOW e partner di Tileyard che aggiunge: «È ancora difficile rendere i concerti al 100% circolari ma quello è l’obiettivo entro il 2030».

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