Richard Benson, la storia del video di ‘Processione’ e l’omaggio di Federico Zampaglione | Rolling Stone Italia
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Richard Benson, la storia del video di ‘Processione’ e l’omaggio di Federico Zampaglione

Il maltempo che rovina i piani, il musicista che si guarda allo specchio e dice «ammazza se sto bene, da domani mi vesto solo di bianco», le parole di Mr. Tiromancino: «Questa sua ultima canzone mi fa pensare alla sua anima che prende il volo verso traiettorie d'infinito»

Richard Benson nel video di 'Processione'

Foto: Romano Dubbini

Richard Benson è morto, lunga vita a Richard Benson. Magia della musica, da quando è venuto a mancare sembra più presente che mai in quel mondo che prima lo ha fatto sognare, all’inizio degli anni ’70 come promessa della scena prog rock, poi lo ha rifiutato portandolo a un passo dalla fine prematura (la caduta nel Tevere mai veramente chiarita), e che in seguito era riuscito a prendersi soltanto con la scorciatoia delle invettive nelle tv private, dei concerti cristologici dove era in balìa del lancio di verdura (e polli) da parte del pubblico e come conseguente figura mitologico-trash condivisa sui social.

Quello che rimane davvero di Richard Benson, però, non è soltanto questa parabola un po’ triste di un chitarrista che dallo storico festival pop di Villa Pamphili era passato a guadagnarsi da vivere con i video-corsi in vhs. E nemmeno le sfuriate a uso e consumo degli spettatori di TeleVita, dove ben presto la realtà aveva lasciato il posto alla fantasia e a una serie impressionante di balle sulla sua biografia.

Certo, tutto questo ha fatto parte integrante del personaggio. Mancava però un passaggio, che si era perso nel marasma di una vita vorace: la sensibilità dell’artista. E prima di andarsene, ha lavorato fino all’ultimo proprio per dimostrare di avere tra le frecce del suo arco anche quella. Peccato solo che non abbia potuto godere del risultato raggiunto con Processione, il suo primo singolo postumo (ma è già pronto anche un disco) di cui oggi esce il videoclip (alle ore 18) e che rappresenta l’ultima testimonianza in vita di Benson.

Il tutto è stato girato il 2 aprile scorso in un casale vicino al Lido di Ostia dal regista Romano Dubbini per 1901 Artist e vede impegnati, oltrea Benson, Francesco James Dini alla chitarra, Alice Lane al basso e Marco Torri alla batteria. Ma già all’ora le avvisaglie che qualcosa di turbolento stava per avvenire c’erano tutte, come ci hanno spiegato i produttori e musicisti che hanno creduto in questo progetto, Francesco James Dini e Marco Torri.

«Inizialmente la location era prevista all’aperto in un grande prato circondato da un bosco, purtroppo all’ultimo momento abbiamo dovuto optare per un ambiente chiuso a causa del maltempo, addirittura è arrivata una bufera con nevischio. Ricordiamo quando abbiamo comunicato a Richard il cambio di piano, spiegando che purtroppo per il clima non potevamo girare all’aperto, e lui prontamente ha risposto: “Capisco, non vorrei mai che vi prendiate un malanno”».

In queste parole emerge anche l’umanità di Benson, una caratteristica che gli è sempre stata riconosciuta da tutti e che lo ha portato ad affidarsi, per il testo della canzone del suo rilancio (e a questo punto del riscatto), non a qualche professionista del settore, ma a Cinzia Colibazzi, l’operatrice che lo aveva in carico nella struttura dove era ricoverato e che mai, prima di allora, si era cimentata in un lavoro simile.

«Le scene del video si sono svolte in un clima di allegria e spensieratezza generale», spiegano i produttori, «e il momento più memorabile è stato quando Richard, vestito di tutto punto di bianco si è visto nello schermo della telecamera. È rimasto ad ammirarsi per un attimo e poi ha esclamato: “Ammazza se sto bene! Cinzia da domani voglio vestirmi solo di bianco!”».

Un lavoro molto curato in ogni dettaglio, sia dal punto di vista musicale che video, dove emerge un’altra caratteristica peculiare di Benson che ci ha voluto sottolineare Federico Zampaglione inviandoci un suo personale omaggio: «Richard ha amato la musica con tutto sé stesso. Con il coraggio, la follia e la libertà di un grande artista. È stato un piacere e un onore lavorare con lui nel 2015 (i Tiromancino produssero l’album L’inferno dei vivi, nda). Questa sua ultima canzone mi fa pensare alla sua anima che prende il volo verso traiettorie d’infinito. Il suo cuore è aperto al mondo e il suo sguardo è sereno».

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