L’ultima volta che lo abbiamo intervistato, Mario Molinari detto Tedua si è presentato all’incontro con oltre un’ora di ritardo. Con fare molto serio si era seduto, chiesto brevemente scusa motivando questo disastro per il suo team di PR, visto il lungo elenco di interviste in programma, con una giustificazione piuttosto preoccupante: l’essersi perso a leggere tutti i commenti sui social dopo l’annuncio della tracklist del Paradiso, l’ultimo capitolo della sua ambiziosa Divina Commedia. Nessuna referenza nello svelare candido di questo controllo maniacale della sua reputazione online, di ciò che gli altri pensano di lui. Perché in fondo, in un gioco di ego, Tedua sa di essere un talento, ma ha ancora bisogno che tutti glielo confermino.
Ecco, il peggior nemico di Mario è proprio Tedua. O viceversa. E il nuovo mixtape Ryan Ted è un po’ specchio di questo conflitto. È un ritorno alle origini, all’universo O.C., ma forse non nel modo che pensavano i suoi fan. È di certo un ritorno a un Tedua esagerato nel doversi raccontare, nel dover ribadire – cento volte – che farà San Siro, con tutte le moine del caso. “Sto ritornello è proprio da San Siro” chiude parlando a microfono in Mai, uno dei brani più smaccatamente pop dei 16 che compongono la scaletta. Vale lo stesso per il finale del video di Chuniri, dove il nostro viaggia spedito in auto verso – indovinate un po’? – San Siro. Ryan Ted diventa così un mero accessorio per ricordare, ricordarci, ricordarsi di questo evento. Per catalizzare un momento di alta tensione, e attenzione, attorno al progetto. È un grande spot pubblicitario per se stesso.
Ryan Ted è privo della gravitas de La Divina Commedia Ryan Ted sono le idee, se non in certi rari episodi come Lettera a Tedua, il brano che mette in scena uno scambio al vetriolo tra un fan e Tedua o forse, a pensarci meglio, tra Mario e Tedua.
«Non c’è niente di peggio del talento sprecato» spiegava il personaggio di Robert De Niro al proprio figlio in Bronx. E ad ascoltare Ryan Ted ci verrebbe da ripetere questo a Tedua. Il ragazzo ha indubbiamente talento e San Siro è una meta (soprattutto oggi che non è più il luogo per pochissimi) più che guadagnata. Ma questo atteggiamento un po’ superficiale – da rap game spiccio – rischia davvero di inguaiare la nostra immagine di Tedua.
A volte non fare è meglio che fare male. E Tedua l’aveva ben capito nel percorso di scrittura de La Divina Commedia: per fare cose sensate, che rimangono, ci vuole tempo, voglia, concentrazione. Il resto è cenere di un fuoco. E oggi Tedua sembra troppo distratto da San Siro per concentrarsi davvero sulla musica.
Farà i numeri, ma che cosa sono i numeri? I numeri non parlano mica al subconscio. Ti vestono meglio, certo, ma non ti proteggono dagli incubi la notte. E Tedua a volte sembra ancora imprigionato in questa stanza dei fantasmi. Speriamo allora che San Siro sia grandioso come le aspettative che Tedua a deciso di mettersi sulle spalle.















