Il nuovo killer ‘Instinct’ di Angèle | Rolling Stone Italia
Pop mutante

Il nuovo killer ‘Instinct’ di Angèle

Nel terzo album il duetto con Caroline Polachek e SebastiAn è il punto di non ritorno di una trasformazione che coinvolge anche Justice e Soulwax. Parole d'ordine: controllo creativo, elettronica inquieta e rischi calcolati

Il nuovo killer ‘Instinct’ di Angèle

Angèle. Foto: Grant James-Thomas via Uff Stampa Out Now

Il basso viaggia da una cassa all’altra, l’arpeggio elettronico è dissonante, le due voci si rincorrono e, ogni tanto, sembrano voler sfuggire l’una dall’altra. È l’universo sonoro creato da Angèle, insieme a Caroline Polachek, in Love Triangle, una delle canzoni più sorprendenti di Instinct, il terzo album della popstar belga uscito lo scorso 16 ottobre. Come ciliegina sulla torna troviamo anche il produttore francese SebastiAn, che ha una certa familiarità con i dancefloor, il quale costruisce una base nervosa sulla quale le due cantanti raccontano le loro fantasie sentimentali. Angèle conserva quella limpidezza melodica che l’ha resa una delle voci più popolari della musica francofona, mentre Polachek allunga le note, le deforma, scherza con le armonie. Il risultato? Un piccolo labirinto elettronico nel quale è un piacere perdersi.

La storia di questo brano non comincia in studio, ma durante una cena a Bruxelles. Alcuni amici discutono di relazioni a tre e Angèle, incuriosita, annota le parole “Love Triangle” su un foglietto nascosto. Quel titolo, qualche tempo dopo, riemerge a Parigi. Cioè quando SebastiAn le fa ascoltare un arpeggio. In seguito con Tristan Salvati nasce una prima versione, alla quale si aggiunge Polachek, che Angèle segue dai tempi dei Chairlift. Le due finiscono di registrare a Hollywood e scoprono di essersi esibite entrambe, da adolescenti, all’Archiduc, storico jazz bar di Bruxelles. Chissà se allora avrebbero immaginato di ritrovarsi dall’altra parte dell’Atlantico a cantare assieme, per di più sia in francese che in inglese.

Angèle feat Caroline Polachek & SebastiAn - Love Triangle (Visualizer)

Instinct arriva cinque anni dopo Nonante-Cinq e otto dopo Brol, il disco, quest’ultimo, che aveva spalancato ad Angèle le porte del successo. Nel frattempo sono arrivati Dua Lipa, con la quale ha inciso Fever, i grandi palchi internazionali che ha calcato, comprese le Olimpiadi di Parigi, dove nel 2024 si è esibita insieme a Phoenix e Kavinsky. Un percorso rapidissimo e trionfale che avrebbe potuto proseguire tranquillamente su quelle coordinate, tra melodie hyperpop e produzioni raffinate. Invece Angèle ha cominciato a smontare il giocattolo che aveva costruito, probabilmente anche per capire come fosse fatto davvero.

Così, come ha raccontato in un’intervista a Le Monde, ha provato a lavorare con maggiore autonomia alle prime versioni delle canzoni, coinvolgendo Salvati solo in una fase successiva. A un certo punto, durante un soggiorno a New York, dopo aver cercato inutilmente uno studio adatto, ha preferito improvvisarne uno nell’appartamento preso in affitto. È lì che è nata Une seule vie, una composizione lunga e articolata, dedicata al tempo che passa e alle scelte di vita che si compiono. E questa libertà si ritrova negli arrangiamenti, che spesso sono lontani dalla struttura tradizionale della canzone pop.

Basta ascoltare On Verra, che parte con un pianoforte da chanson francese prima di essere travolta da scariche elettroniche. Oppure Je Compte, dove la melodia attraversa territori dance per poi ritrovarsi spogliata e accompagnata dal pianoforte. E dimostrano che Angèle si diverte a scomporre, anche a costo di perdere qualche volta il filo. Con i Soulwax, in Trop, l’elettronica diventa una specie di macchina infernale. La cantante accumula riferimenti al razzismo, alle molestie, al maschilismo e al bombardamento tecnologico che molti di noi subiscono giornalmente e tutto questo mentre la ritmica aumenta, progressivamente, la pressione. Per contrasto viene in mente Balance ton quoi, brano del 2019 in cui affrontava il sessismo, anche se in quel caso attraverso un pop molto più leggero. Qui, invece, si ha una sensazione di claustrofobia grazie a sintetizzatori avvolgenti. E poi ci sono i Justice di What You Want, con il loro arsenale di bassi, synth e ritmiche da club. Ed è incredibile come la voce di Angèle trovi spazio anche in mezzo a tanta potenza sonora, confermando una versatilità che prima era rimasta più nascosta.

Rischio nel rischio, un album che mette insieme SebastiAn, Soulwax, Justice e Caroline Polachek poteva diventare una vetrina di produttori. Invece Instinct riesce a bilanciare la personalità di Angèle con quella di altri artisti così ingombranti artisticamente, soprattutto quando la cantante belga lascia che le canzoni prendano strade impreviste. In questo modo diversi mondi si incontrano, si scontrano, e trasformano il pop di Angèle in un bignami sull’integrazione in musica.