I Nine Inch Noize riportano l’industrial nei club | Rolling Stone Italia
Il ballo dei golem

I Nine Inch Noize riportano l’industrial nei club

Reduci dal Coachella, Trent Reznor e Atticus Ross dei Nine Inch Nails, Alex Ridha e Mariqueen Maandig rileggono in chiave EDM il repertorio del gruppo di ‘The Downward Spiral’. Il culmine di 40 anni di ossessione per l’elettronica

I Nine Inch Noize riportano l’industrial nei club

Trent Reznor coi Nine Inch Noize al Coachella 2026

Foto: Matt Winkelmeyer/Getty Images for Coachella

A Trent Reznor manca giusto un musical per diventare un EGOT, ma immagino si accontenterà di quello che ha, ad esempio il risalto che hanno avuto i suoi due concerti al Coachella. In un certo senso, quei due show rappresentano un riconoscimento che ha inseguito per una vita, un traguardo che i Nine Inch Nails e il produttore Boys Noize celebrano con l’album di EDM Nine Inch Noize.

Di base l’industrial era musica da ballo, per lo meno quello martellante e pieno di synth di Skinny Puppy, Nitzer Ebb, Ministry e Front 242, quello insomma che Reznor adorava negli anni ’80. Non solo, all’epoca desiderava che i pezzi dei Nine Inch Nails fossero suonati nei club tanto da lanciare le prime canzoni del gruppo su 12” pieni di remix fatti con synth pulsanti e cassa in quattro, nella speranza di riempire le piste fumose delle serate goth del Midwest. Alla fine ha trovato la sua dimensione in una live band e nell’alternative rock, e ora la collaborazione dei Nine Inch Nails con il produttore EDM tedesco-iracheno Boys Noize rappresenta una sorta di chiusura del cerchio.

Per anni Reznor ha remixato alcune canzoni e altre le ha date a grandi della dance affinché le sottoponessero a operazioni di chirurgia estetica. Fennesz, James Murphy (LCD Soundsystem), Aphex Twin, J.G. Thirlwell, Coil, Faint, Deadmau5 e membri dei New Order hanno fornito le loro interpretazioni fuori dagli schemi della musica dei Nine Inch Nails. Ma c’è qualcosa di speciale nella sintonia che negli ultimi anni Reznor e Atticus Ross hanno trovato con Boys Noize, alias Alex Ridha, una brillantezza che eleva in modo nuovo le canzoni si cui mettono le mani assieme.

Ridha ha 43 anni, è cresciuto nell’epoca giusta per apprezzare sia i NIN, sia la cultura rave anni ’90. La sua capacità di mescolare house, acid house e hip hop ha reso il debutto del 2007 Oi Oi Oi un successo underground EDM, seguito da Power del 2009 e Out of the Black del 2012. È diventato un remixer e collaboratore molto richiesto, ha lavorato con Skrillex (nel duo Dog Blood), Lady Gaga (è co-autore di Rain on Me), gli Yeah Yeah Yeahs e altri. Nel 2024, Reznor e Ross gli hanno chiesto di remixare la colonna sonora di Challengers, cosa che ha fatto senza nemmeno vedere il film. Il risultato, Challengers (Mixed), ha portato alla collaborazione con i Nine Inch Nails per la colonna sonora di Tron: Ares e a uno slot di apertura nel Peel It Back Tour. Nel bel mezzo del set dei NIN, piazzavano i sintetizzatori sul palco formando una U e invitavano Ridha a unirsi a loro per quello che è diventato Nine Inch Noize, remix dal vivo e improvvisazioni su canzoni come Closer, Sin e Only.

Nine Inch Noize - Heresy - Live at Coachella 2026

La collaborazione ha funzionato a tal punto che il trio ha registrato l’album Nine Inch Noize «un po’ ovunque», come ha scritto Reznor annunciando il progetto. «Alcune parti sono live, altre in studio, hotel, aerei, ecc». Il fascino, ha spiegato, stava nel creare «elettronica pura». Non ci sono batterie suonate dal vivo, né riff di chitarra abrasivi. A rendere umana la musica sono le voci di Reznor e della sua compagna negli How to Destroy Angels (e moglie) Mariqueen Maandig. E poi il gruppo remixa i NIN in modo tale da rendere la musica particolarmente viva.

L’album contiene versioni rivisitate di pezzi dei Nine Inch Nails, ma a differenza dei dischi di riletture del catalogo pubblicati negli ultimi anni da altri artisti come U2 e Sting non si tratta di pezzi ovvi, a parte forse Closer. Ci sono invece tracce che potevano beneficiare di beat elettronici esplosivi e dello “squelch” del TB-303. Chi avrebbe mai pensato che Heresy, da The Downward Spiral, con il suo ritornello nietzschiano “God is dead”, poteva suonare tanto bene in chiave acid house?

La tracklist rispecchia sia la scaletta, sia l’atmosfera del set al Coachella. C’è persino con una Intro con gli applausi e le urla del pubblico. Le canzoni sono prese soprattutto dal periodo centrale dei Nine Inch Nails (tre da Year Zero del 2007, un paio da Hesitation Marks del 2013, una dall’EP omonimo del 2010 degli How to Destroy Angels). Sono pur sempre pezzi dei NIN e quindi i testi girano attorno ai temi ricorrenti di Reznor: desiderio, resa, controllo. “I let you put it in my mouth”, recita il primo verso di Vessel. Le parole chiave sono “let you”: Reznor ha il controllo e sa quello che sta facendo.

Nine Inch Noize - Closer - Live at Coachella 2026

Il riff di sintetizzatore di Vessel è più robusto rispetto a quello della versione contenuta in Year Zero e il pezzo si chiude con un beat che richiama sia Schoolly D che Pretty Hate Machine. Un altro brano dallo stesso album, Me, I’m Not, ha un riff più pesante rispetto all’originale, richiama Oh Yeah degli Yello (ma senza il kitsch) e ha un ritornello più essenziale che lascia spazio a un assolo acid house. Senza la chitarra, in The Warning sono esaltati bassi e pulsazioni. She’s Gone Away è ridotto a circa metà della durata originale, salvando l’anima del pezzo in una versione stranamente più umana e più efficace dell’originale. L’armonia vocale scalda anche il ritornello, cosa notevole per un arrangiamento puramente elettronico, soprattutto mentre cresce fino a un breakdown di synth tagliente. Parasite degli Angels ha sia un cowbell elettronico sia un riff che richiama Knight Rider, oltre al classico allarme finale da rave. Dei due brani di Hesitation Marks, Came Back Haunted si differenzia di più dall’originale rispetto a Copy of a grazie all’outro deep house, anche se forse Copy of a era già pronta per i club.

Alcuni brani sono sorprendentemente diversi. Di Closer è accentuato il funk animalesco con un ritmo sincopato e nuovi campionamenti vocali come il “no” acuto che arriva in lontananza dopo che Reznor canta “You can have my isolation”. L’ultima strofa, prima un po’ nascosta (“I drink the honey inside your hive / You are the reason I stay alive”), è ora in primo piano, così come nuove casse house. E la cover di Memorabilia dei Soft Cell, un tempo sul singolo di Closer, ha un grande beat house nel finale. Il modo in cui Reznor sussurra le parti vocali e aggiunge il suo verso “I have been inside you” potrebbe far sembrare Marc Almond un tenerone (il che è notevole, visto che Almond cantava un pezzo intitolato Sex Dwarf).

In chiusura, As Alive as You Need Me to Be riassume in modo perfetto la natura dei Nine Inch Noize, dato che i NIN e Boys Noize lo hanno prodotto insieme per Tron: Ares, ma non è il picco del progetto forse perché è prevedibile. L’unica cosa che avrebbe potuto migliorare ulteriormente il disco sarebbe stata la decisione più radicale di trasformare alcuni dei pezzi più rock dei Nine Inch Nails come Wish, Last o We’re in This Together in bombe techno. Conoscendo l’ossessione di Reznor per la sperimentazione, evidente in tanti remix, demo e versioni alternative che ha pubblicato negli anni, ci hanno probabilmente provato senza riuscire a renderli davvero ballabili.

Anche solo dalla coreografia dei golem che si muovevano attorno a Reznor, Maandig, Ross e Ridha al Coachella si può capire qual è il livello di attenzione ai dettagli dei Nine Inch Nails. Questa filosofia del “cento misure, un taglio solo” è evidente anche ascoltando Nine Inch Noize, pur essendosi dati i quattro la libertà di dare nuova vita ai brani. Il disco è il culmine di un’ambizione coltivata per tutta la vita da Reznor, una delle tante ossessioni inseguite nell’arco di quasi quattro decenni. “I have finally found my place in everything”, canta in Vessel, “I have finally found my home”. Sembra davvero crederci, per lo meno fino a quando deciderà di inseguire un altro sogno.

Da Rolling Stone US.