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Ci sono i grandi del soul e poi c’è Mavis Staples

Trovatene un’altra in grado di tirare fuori un disco come ‘Sad and Beautiful World’ in cui a 86 anni canta in questa modo Leonard Cohen, Frank Ocean, Tom Waits, Kevin Morby. Una luce nel buio

Foto: Elizabeth de la Piedra

Mavis Staples è ed è stata molte cose diverse: hitmaker soul, pioniera dei diritti civili, portabandiera del gospel nel XXI secolo, luminare della musica delle radici, entertainer di livello mondiale, voce solista inconfondibile del gruppo di famiglia, vale a dire gli Staple Singers. E ovviamente grande interprete. Ha sempre avuto il dono di prendere brani noti al pubblico e renderli inconfondibilmente suoi, dalle versioni di standard come Uncloudy Day e Will the Circle Be Unbroken che cantava quand’era adolescente alla travolgente esecuzione di The Weight degli anni ’70 fino alla cover del 1984 di Slippery People dei Talking Heads.

È questa l’idea che sta alla base del suo nuovo, folgorante Sad and Beautiful World dove Staples riprende canzoni da vari autori, generi e decenni disparati, dagli standard noti ai pezzi originali semisconosciuti. Risultato: il suo disco solista più potente da dieci e passa anni, un album che ne consolida la posizione accanto a Bettye Lavette e Willie Nelson nel pantheon dei grandi interpreti della canzone americana in grado di creare album straordinari in età avanzata.

Sad and Beautiful World è qualcosa di più: è una raccolta di cover che spaziano da Frank Ocean a Gillian Welch fino agli Sparklehorse e che nel loro insieme compongono una sorta di corso accelerato sulla carriera discografica di Staples che va avanti dalla bellezza di 72 anni. Ci sono l’omaggio ai tempi in cui registrava a Muscle Shoals con gli Staple Singers (Everybody Needs Love di Eddie Hinton che chiude l’album), ci sono le radici che affondano nel gospel di Chicago (Satisfied Mind, resa celebre da Mahalia Jackson) e in apertura c’è la cover di Chicago di Tom Waits che dimostra una volta ancora l’attenzione che Mavis ha sempre avuto non solo per la tradizione, ma anche per gli autori suoi contemporanei. Tanto più che riprende pezzi scritti da musicisti che potrebbero essere suoi nipoti tipo Kevin Morby e Frank Ocean, altra testimonianza del ruolo assunto di recente di madrina di più generazioni di autori “giovani”.

L’ultimo della lunga serie di nomi cool che si sono accostati a Staples negli ultimi decenni è Brad Cook, produttore di Sad and Beautiful World e tra le altre cose anche degli ultimi album di Waxahatchee. Gli arrangiamenti sono essenziali, ariosi, pensati per lasciare spazio a una voce che col tempo ha guadagnato peso e ricchezza espressiva. A 86 anni, Staples esplora, riscopre e mette alla prova la sua nota e ostinata visione ottimista del mondo. Nel brano che dà il titolo all’album ha una voce che sembra provata dalla vita mentre canta di giorni che passano “a tutta velocità”, per poi infondere il dolore profondo di chi sa cos’è la perdita a Beautiful Strangers di Morby, una canzone piena di riferimenti alle stragi e alla morte.

A tratti il bilancio esistenziale e la serenità quasi zen che emergono da Sad and Beautiful World sembrano l’esatto opposto degli ultimi, cupi dischi di Leonard Cohen. Anche in quegli album una leggenda piena di vita affrontava la propria mortalità. Mavis, però, giunge a conclusioni opposte, traendo ancora più forza e profondità dalla sua fede, anche o soprattutto quando la sente vacillare, la stessa fede che emerge limpidamente nella cover di Anthem proprio di Cohen. Più la canzone procede e più sembra che Staples raccolga le forze. La voce s’incrina d’emozione quando canta “they’re going to hear from me” e riesce a evocare due secoli e mezzo di storia americana nella sola parola “thundercloud”, a metà della struggente orchestrazione di ottoni R&B.

La canzone dalla quale emerge più chiaramente la filosofia di vita di Staples è però Human Mind. È l’unico pezzo scritto appositamente per il progetto (da Allison Russell e Hozier) e si sente. Fra tutte le canzoni composte per lei negli ultimi anni, è quella che più d’ogni altra ne esprime il carattere positivo. La fede di Mavis è ferita, ma non sconfitta: “Persino in questi giorni trovo del buono in noi, a volte”, canta con la voce che sembra spezzarsi sull’ultima parola, come se ricordasse a sé stessa che anche quando la speranza nell’umanità vacilla c’è sempre un modo per fare entrare la luce.

Da Rolling Stone US.

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