Vuoi l’alternative? Lo vuoi questo alternative? I Metallica ti danno l’alternative, ba-by! Siamo negli anni ’90 e dopo il boom del rock alternativo molte band che hanno sfondato nel decennio precedente cercano in un modo o nell’altro di restare a galla. Gli U2 si danno più o meno alla disco. I Guns N’ Roses passano un quarto di secolo a inseguire il fantasma di Chinese Democracy. E i Metallica? Beh, loro diventano strambi. E, contrariamente a quanto dicono molti, non è stata affatto una brutta cosa.
Load e ReLoad, usciti rispettivamente nel 1996 e nel 1997, non sono dischi propriamente alternative visto che i riff di James Hetfield e Kirk Hammett devono molto più al blues e ai Lynyrd Skynyrd che allo shoegaze o ai Pixies. Eppure sono riusciti a trasmettere almeno ai metallari l’idea che lo fossero, visto che facevano musica meno “cattiva” che ancora oggi sembra una presa di distanza dal repertorio grazie al quale sono diventati leggendari. Già col Black Album Hetfield aveva imparato a cantare ed è stato proprio allora che la band ha iniziato a liberarsi delle catene del purismo metal.
Quell’atteggiamento più rilassato li ha aiutati a tirare fuori una serie di idee interessanti, gran parte delle quali è ora raccolta nel monumentale cofanetto di ReLoad composto da cinque LP, un 45 giri, 15 CD e quattro DVD dedicati ai Metallica più avant-garde della loro carriera (almeno fino all’incontro con Lou Reed). Dodici chili di roba, una macchina del tempo piena di cose insolite.
Quanto alternative siete disposti ad accettare dai Metallica? Che ne dite di una versione acustica di Last Caress dei Misfits basata sul banjo, con John Popper dei Blues Traveler che spara assoli di armonica a bocca e la voce morbida di Hetfield che canta di violenza sanguinaria come se fosse il sottofondo perverso di un barbecue nella provincia americana? Oppure di DJ Spooky che trasforma For Whom the Bell Tolls con ritmiche trip hop, echi illbient e un effetto reverse wah sulla storica linea di basso di Cliff Burton? O ancora Rob Overseer che sovrappone il celebre break di batteria di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana suonato da Dave Grohl a Enter Sandman? E che dire delle montagne di fotografie della band con nuovi tagli di capelli, eyeliner e smalto in libretti dei CD con sopra riproduzioni di sperma, sangue e urina? Qualche anno prima, in Nothing Else Matters, Hetfield cantava “open mind for a different view”. Meanche lui poteva immaginare fino a che punto avrebbe aperto la mente.
Anche se molti fan hanno sempre finto di detestare gli album del periodo Load, il pubblico li ha comprati. Load è arrivato al numero uno delle classifiche nel 1996 e il suo gemello più affascinante e malvagio, ReLoad, ha ripetuto l’impresa un anno e mezzo dopo. I fan della vecchia guardia storcono ancora il naso quando si nomina Mama Said, una ballata sentimentale dalle tinte country che era su Load. Ma se si riesce a separare questi Metallica dalle quelli thrash, appare evidente che lo spirito del movimento alternative li ha guidati verso canzoni per loro innovative, che continuano ancora oggi a essere passate dalle radio rock.
Ventinove anni dopo, ReLoad sembra migliore di Load perché la band si è presa più tempo per ampliare la tavolozza sonora. I Metallica avevano lavorato ai due album contemporaneamente e speravano addirittura di pubblicarli come doppio. Ma l’inizio del tour incombeva: hanno chiuso in fretta 14 pezzi e pubblicato Load. Il primo ascolto è stato scioccante. I pezzi migliori erano introspettivi (Until It Sleeps, Hero of the Day), alcuni avevano un passo pesante (The Outlaw Torn) oppure proponevano sorprese inaspettate (davvero il duro Hetfield cantava “It’s time to kiss ass” in Ain’t My Bitch?). Mancava la ferocia dei vecchi tempi. Rimaneva un disco di hard rock bello dritto. ReLoad, invece, mostrava un lato molto più sfaccettato della loro trasformazione.
Fin dalla punkeggiante Fuel, con un riff devastante costruito per far alzare i pugni nei palazzetti, ReLoad oggi dà l’impressione di essere il disco di musicisti alimentati da rabbia, adrenalina e dalle sostanze si cui si facevano prima di Some Kind of Monster. La voce di Marianne Faithfull in The Memory Remains continua a mettere i brividi. Where the Wild Things Are, con le sue inquietanti armonie vocali che ricordano gli Alice in Chains, suona più oscura di molti dei pezzi più heavy dei Metallica. Carpe Diem Baby potrebbe essere il loro miglior groove rock in assoluto, impreziosito da un bridge vorticoso che sembra una versione iper-massimale di Joni Mitchell. E Low Man’s Lyric, quel delicato valzer dal passo pesante accompagnato da una ghironda, oggi sembra la Sad-Eyed Lady of the Lowlands dei Metallica, ma più sad e senza alcuna lady.
Come già accaduto con Load, celebrato l’anno scorso con un box set persino più imponente, anche qui c’è del superfluo. The Unforgiven II, con l’abuso quasi comico degli articoli nel verso “If you can understand the me then I can understand the you”, lo si perdona a stento. I riff martellanti e i ringhi di Devil’s Dance, invece, anticipavano il terreno su cui avrebbero prosperato gruppi post nu metal generici tipo Godsmack e Disturbed. Attitude, poi, manca proprio di… attitude, soprattutto quando nel ritornello si chiede “che cos’è successo al sudore?”. Come accade a molti album gemelli (ehm, Use Your Illusion dei Guns N’ Roses), tra Load e ReLoad ci sono abbastanza grandi canzoni per realizzare un unico disco da quattro stelle e mezzo, se soltanto i Metallica avessero sfoltito la scaletta e si fossero immersi ancora di più nella loro nuova identità.
È proprio questa ricerca musicale a occupare il centro della scena nel cofanetto di ReLoad. Appiccicato sulla cover c’è un adesivo che, come quello presente sul Load originale che segnalava la durata di 78 minuti e 59 secondi (praticamente la capacità massima di un CD), indica 1697 minuti e 47 secondi, circa due ore in meno rispetto al box set di Load. All’interno si trovano anche poster dai colori vivaci, macchie tipo test di Rorschach che fanno tanto anni ’90, plettri e un volume cartonato, l’artwork dell’album riprodotto in formato grande. Le foto dei quattro con i loro nuovi look e i commenti di Bob Rock e Jason Newsted sono illuminanti. «A distanza di anni e dopo essermi riavvicinato a ReLoad, continuo a sentirmi soddisfatto… Ho fatto quello che ero andato a fare. Abbiamo fatto quello che eravamo andati a fare», scrive il bassista. Ok, ma dove sono i commenti di James Hetfield, Kirk Hammett e Lars Ulrich?

Alcune delle cose migliori le si trova tra i demo e le tracce abbozzate che documentano il momento in cui i quattro cercavano di capire fin dove potessero spingersi: i cori spettrali del mix del 1995 di Fuel for Fire (poi diventata semplicemente Fuel), le prove vocali mozzafiato di Marianne Faithfull, le texture rumoristiche create da Hammett nel rough mix del 1997 di The Memory Remains, i canti gutturali quasi monastici di Skimpy, il demo di Carpe Diem Baby, la potenza massiccia e quasi alla Neurosis di Bastard – ‘Bad Seed’ Riff II, la chitarra che ricorda Robert Smith nel demo di Mine Eyes (poi Low Man’s Lyric), oppure il modo in cui l’ossessione per Diamond Head e Lynyrd Skynyrd che aveva dato vita a The Four Horsemen ha finito per produrre anche Prince Charming.
Sono raccolti nei quattro dischi intitolati Shadowcast unitamente ad altri reperti curiosi: assoli blues mai utilizzati, versioni con testi alternativi e altre stranezze che mostrano quanto in profondità i Metallica si siano spinti durante il periodo compreso tra le session del 1995 per i due Load e il ritorno in studio nel 1997. Ma il meglio delle loro deviazioni si trova nei due dischi intitolati Poor Acoustic Me, che includono l’esibizione al Bridge School Benefit di Neil Young nel 1997 – ascoltate l’assolo blues di Hammett in Last Caress – oltre ad alcune insolite performance acustiche registrate per la radio.
Nella performance del 1997 alla radio KSJO reinterpretano con evidente divertimento Last Caress insieme a John Popper, i Metallica suonano con membri degli Alice in Chains (un anno dopo quel “friends don’t let friends get friends haircuts”), con Les Claypool dei Primus al banjo, Chris Isaak (ovviamente in Nothing Else Matters) e Gary Rossington dei Lynyrd Skynyrd. Sembrano divertirsi e l’insieme è incredibilmente bizzarro, eclettico e fa tanto anni ’90.
Anche i concerti rock contenuti nei vari CD e DVD sono una testimonianza di quell’epoca. Grazie alla crudezza dei mix dal vivo, il lavoro di sperimentazione fatto da Hammett nei pezzi di Load e ReLoad riceve finalmente il risalto che merita (basta ascoltare The Memory Remains o Bleeding Me per cogliere le sfumature della chitarra). Ed è divertente sentire i Metallica citare sia Mrs. Robinson sia Highway Star nella jam iniziale del concerto al Ministry of Sound. Le loro canzoni hanno sempre assunto una nuova identità sul palco, e i brani di Load e ReLoad qui suonano ancora più imponenti.
Si sente chiaramente (e lo si vede pure nei DVD) che i quattro erano entusiasti di suonare i pezzi nuovi e a volte quasi annoiati durante quelli più vecchi, con Hetfield che si concede persino qualche ghigno ironico. Quanto erano annoiati? Abbastanza da condensare i primi due album in un Kill/Ride Medley e da dare a Master of Puppets un taglio di capelli in stile Friends, eliminando la sezione centrale e tutto quello che veniva dopo. In compenso, si divertivano a scoprire nuovi aspetti della loro personalità.
Non è durato tanto. I due album hanno venduto milioni di copie (Load è cinque volte disco di platino e ReLoad lo è quattro volte), ma i Metallica hanno preso atto del disprezzo di una parte del pubblico e hanno cercato di correggere la rotta tornando letteralmente alle proprie radici con Garage Inc. del 1998, ristampando le vecchie cover di Misfits e Diamond Head insieme a nuove reinterpretazioni di classici hard rock e metal (compresa Tuesday’s Gone, registrata proprio negli studi della KSJO), oltre a una cover di Nick Cave. Poi sono arrivati St. Anger nel 2003, una crisi quasi definitiva, Rick Rubin e il revival thrash.
Nei dischi più recenti hanno preso progressivamente le distanze dal periodo di Load e in concerto fanno quasi solo Fuel e The Memory Remains. Ogni tanto, però, continuano a concedersi qualche deviazione, vedi i concerti acustici o quelli con le orchestre sinfoniche. Riascoltare oggi ReLoad e tutto ciò che gli ruota attorno conferma il vecchio cliché secondo cui per ritrovare sé stessi bisogna prima perdersi. Puoi amare o odiare quel periodo, ma quando i Metallica si sono smarriti hanno fatto musica autentica e strana. E così non li sentiremo mai più.














