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Rage Against the Machine, com’era andata l’ultima reunion?

«Se con i presidenti degli Stati Uniti fossero state adottate le stesse leggi applicate ai nazisti durante la seconda guerra mondiale sarebbero stati tutti impiccati», aveva detto Zack de la Rocha sul palco del Coachella

I Rage Against the Machine si sciolsero in un momento particolarmente drammatico della storia recente americana. Le loro lotte dal palco, infatti, avevano infiammato gli anni Novanta, ma la loro intera carriera si svolse in quel breve spazio che separò la Guerra Fredda dalla guerra al terrorismo. Non c’è bisogno di dirlo, c’erano tantissime ingiustizie nei 90’s ma, col senno di poi, la posta in gioco sembra notevolmente più bassa rispetto a quanto accaduto nel decennio successivo. Nell’agosto del 2000 la band mise in piedi un concerto di protesta al convegno nazionale del Partito Democratico degli Stati Uniti, per poi sciogliersi appena due mesi dopo – alcune settimane prima delle elezioni che portarono George W. Bush al comando.

In quel momento il mondo aveva più bisogno che mai dei Rage, e gli Audioslave non potevano rappresentare la soluzione a quel vuoto. Esiste solo uno Zack de la Rocha, ed è rimasto in silenzio per tutto il periodo in si cui andava costruendo il nuovo conflitto iracheno. Il suo tanto chiacchierato album solista alla fine non è mai stato pubblicato, e la band è tornata insieme soltanto nel 2020.

Tuttavia, i primi rumors riguardo a una possibile reunion dei RATM iniziarono a circolare nel 2007, voci di corridoio che anticipavano il loro concerto al Coachella. «È un caso che in questi sette anni in cui i Rage Against the Machine sono stati lontani dalle scene il paese sia piombato in un purgatorio di destra?», chiedeva il chitarrista Tom Morello. «Credo di no… credo sia arrivato per tutti noi il momento giusto di scoprire se sia possibile mettere al tappeto l’amministrazione Bush in un colpo solo. E di farlo come si deve».

Il momento più intenso della reunion è stato a metà concerto, quando Zack si è sfogato dopo sette anni di rabbia repressa. «Se con i presidenti degli Stati Uniti fossero state adottate le stesse leggi applicate ai nazisti durante la seconda guerra mondiale, ognuno di loro, ognuno di quei ricchi uomini bianchi, sarebbe stato impiccato a morte e fucilato», disse il cantante rivolgendosi al pubblico. «E l’amministrazione attuale non fa eccezione… tutto il sistema in cui viviamo è marcio, è diventato talmente feroce e crudele che per sostenersi deve distruggere altri paesi, per poi trarre profitto dalla loro ricostruzione».

Negli anni successivi i Rage hanno continuato a frequentare i palchi – molto redditizi – dei grandi festival, ma nessun nuovo brano è mai stato pubblicato. I concerti sono stati incredibili, mai i RATM si sono trasformati in una sorta di Steve Miller Band degli anni Novanta, ripetendo continuamente le loro vecchie hit. Nel 2011 fu chiaro a tutti che de la Rocha si era stancato di quel loop nostalgico, accettando di suonare un solo spettacolo prima di sciogliere nuovamente la band. Un silenzio, quello dei RATM, che continua durare tutt’ora.

«Se fosse stato per avrei fatto due dischi all’anno», aveva detto Morello a Rolling Stone. «Allo stato attuale delle cose abbiamo soltanto tre album di inediti in 20 anni di carriera… al momento non c’è nessun progetto, nessuna direzione pianificata, niente di niente. La mia grande speranza era festeggiare i vent’anni di attività con un tour mondiale in cinque continenti».

Ora i fan non vedono l’ora come andrà la nuova reunion, anche se i continenti previsti – almeno finora – sono soltanto due.

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