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Questo locale svedese ospita ancora concerti per 50 persone. È il nostro futuro?

Nel bel mezzo della pandemia, il Plan B di Malmö può ospitare spettacoli purché sia rispettato il distanziamento sociale. Diventerà così l’Italia della musica nella fase 3?

Foto: Donny Jiang/Unsplash

«Breaking news! Non possiamo organizzare concerti con più di 50 persone, ma abbiamo centinaia di posti a sedere al chiuso e all’aperto dove mangiare bene e bere ottimi cocktail».

È un post Instagram di oggi di un locale di Malmö, Svezia chiamato Plan B. Ricorda il nostro passato prossimo, quando i locali potevano rimanere aperti a condizione che facessero servizio al tavolo. Ma potrebbe somigliare anche al nostro futuro.

Com’è noto, la Svezia ha adottato nel confronti del rischio di contagio da Covid-19 un approccio decisamente meno radicale di quello italiano. Nel Paese non c’è lockdown. Si contano finora circa 1200 morti, il 6% di quelli registrati in Italia. Asili, scuole elementari e medie sono aperte, le superiori e le università fanno apprendimento a distanza ed è in corso una campagna di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare.

Gli assembramenti con più di 50 persone sono vietati, il che significa che concerti con un pubblico inferiore a quella soglia si possono ancora tenere. È quel che fa il Plan B, che dopo essere stato chiuso ha riaperto il 7 aprile. Le fotografie scattate all’interno del locale e pubblicate dal NME sono stranamente famigliari per chiunque abbia assistito al concerto di una band underground in un piccolo locale: poca gente, vagamente distanziata, l’atmosfera malinconica dell’evento che non è andato bene.

Il Plan B potrebbe essere l’unico o uno dei pochi locali ancora aperti in Europa. La sua scelta può sembrare azzardata vista da quaggiù: anche se la legge lo consente, perché mai organizzare concerti per 50 persone nel bel mezzo di una crisi sanitaria? Anzi, per 40 persone, giacché nel conto dei 50 presenti vanno inclusi tecnici e impiegati? Perché insomma rischiare? Il proprietario del locale spiega a NME che «non c’è piano B per il Plan B» e che restare aperti significa sopravvivere.

Le serate del Plan B potrebbero somigliare a quel che vedremo in Italia nella cosiddetta fase 3, quando superata la parte peggiore della crisi verranno riaperti non solo uffici e attività commerciali, ma anche alcuni luoghi di ritrovo. È impossibile prevedere adesso quando riprenderanno i concerti, ma a un certo punto succederà e se quando succederà ci saranno ancora preoccupazioni per la diffusione del Covid-19 potrebbero essere applicate alcune restrizioni. Una di esse può essere il distanziamento all’interno dei locali che si ottiene riducendone radicalmente la capienza, sempre ammesso che la cosa possa funzionare dal punto di vista economico per chi gestisce i locali e chi organizza i concerti.

È questo il futuro della musica dal vivo, prima che torni tutto normale? Vedremo locali semivuoti, spettatori distanti l’uno dall’altro, magari seduti e mascherine sotto le quali cantare?