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Questo canale YouTube vi porta sui palchi dei concerti hardcore

Si chiama hate5six ed è gestito da Sunny Singh, un tizio che gira l’America filmando in modo professionale band emergenti, catturando da vicino il caos glorioso dei live underground

Stage diving

Foto: Naki Kouyioumtzis/Getty Images

Uno dei momenti della sua attività di videomaker di cui Sunny Singh è fiero è la sera in cui la videocamera gli ha spaccato la faccia. Singh, che ha 36 anni e che negli ultimi dieci ha costruito da solo uno degli archivi live più solidi e amati, vale a dire il canale YouTube hate5six, stava filmando un gruppo hardcore a Baltimora quando un aspirante stage diver ha allargato le braccia colpendo accidentalmente la telecamera di Singh, che è finita violentemente contro la bocca del videomaker, fracassandogli due denti. «Se vedi il video, vengo colpito e cado di lato, poi la videocamera torna su. È come se lo spettatore stesso ricevesse un cazzotto. Non è stato piacevole, ma ha trasmesso l’idea che quel concerto era pazzesco».

Per i fan della musica pesante di mezzo mondo, le sensazioni trasmesse dai video di Singh sono praticamente una droga. Da quando nel 2008 ha aperto il suo canale YouTube – il nome gioca col numero 856, prefisso del New Jersey meridionale dov’è cresciuto – Singh ha caricato quasi 5000 video, a volte più di uno al giorno, quasi tutti fatti in prima persona. È uno che ha seguito band emergenti come Turnstile e Code Orange da prima dei tour da headliner e della partecipazione ai grandi festival. Un suo video può essere visto centinaia di migliaia di volte, lo show di presentazione del 2021 dell’album dei Turnstile a Baltimora ha oltre un milione di views. Il numero totale di visualizzazioni del canale s’avvicina ai 40 milioni. La dedizione alla missione è totale – nel corso di una settimana della scorsa primavera ha filmato 38 set in quattro Stati diversi – e ha reso hate5six la homepage non ufficiale dell’hardcore, nonché un canale importante per le band al fine di accedere a un pubblico ampio.

È quel che pensano i musicisti più importanti della scena. «All’inizio degli anni ’10, essere presenti in un video di hate5six voleva dire che il set era stato filmato nella sua interezza e che qualche centinaio o forse qualche migliaio di amanti dell’hardcore punk l’avrebbero visto», spiega il batterista dei Turnstile Daniel Fang, che ha debuttato sul canale nel 2009 con i Mindset. «La presenza di Sunny assicura l’esistenza di un pubblico globale che va oltre la comunità hardcore. La gente mi dice di continuo di avere scoperto i Turnstile e questa musica grazie a hate5six».

Guardare un video di hate5six significa calarsi nel caos glorioso di un concerto underground, con tanto di mosh pit furiosi, corpi che volano dal palco, cantanti persi in una marea di fan che vogliono afferrare il microfono per urlarci qualcosa dentro. Singh riprende a mano libera, senza treppiede, una scelta che ha qualcosa di filosofico. Vuole infatti un approccio da cinéma vérité, non solo alla musica, ma anche alla comunità che promuove.

«Cerco di stare sopra il palco tutte le volte che mi è possibile», spiega. «Mi permette di essere vicino all’azione e soprattutto perché in questi concerti dove di solito non ci sono transenne il gruppo e il pubblico si nutrono l’uno dell’energia dell’altro. La gente salta su e giù dal palco, i musicisti scendono tra la gente con gli strumenti. Stando al lato del palco, mi trovo in quell’interfaccia dove queste due forze s’incontrano e s’alimentano».

All’origine dell’approccio e dell’etica di Singh ci sono i Rage Against the Machine. Li ha scoperti grazie al fratello negli anni ’90, quand’era preadolescente. Passava ore e ore su «strani server di chat underground» e scaricava tutti i video-bootleg che poteva.

«Guardando e collezionando quel materiale m’ha preso un’ossessione per il modo in cui la musica dal vivo può manifestarsi e far sì che il pubblico risponda in modo diverso una sera rispetto a un’altra, o che la scaletta possa cambiare. Mi sono detto: se la registrazione pessima di una band ripresa dagli spalti con una VHS sgranata può far appassionare alla musica dal vivo un ragazzino come me, pensa allora che cosa potrebbe fare un documento ben fatto».

Singh riconosce ai Rage anche un altro merito, ovvero avergli fatto capire che la musica può stimolare la consapevolezza politica, tant’è che Singh posta anche video di eventi e manifestazioni. Figlio d’immigrati indiani, ha visto sé stesso riflesso nei Rage. «Un ragazzo di colore cresciuto in un sobborgo bianco del New Jersey vede un tv una band heavy con due uomini di colore non omologati: anche questo mi ha fatto sentire vicino a questa musica».

Singh ha iniziato a filmare gruppi punk e ska nel 2000. Era al primo anno di liceo. Una volta iniziato il college ha trovato su eBay quella che definisce la videocamera dei suoi sogni, una Canon GL-2, nota per essere utilizzata nei video di skateboard. Per creare il logo di hate5six, Singh ha fuso il profilo della Canon con falce e martello.

Ha iniziato filmando concerti a Philadelphia e ha lanciato il canale nel 2008 mantenendo per il decennio successivo un programma rigoroso di riprese. Intanto studiava e aveva un lavoro che lo teneva impegnato dalle 9 alle 5. Il canale è cresciuto lentamente, aiutato anche da alcuni momenti-meme. Alla fine Singh s’è affidato a Patreon – i sostenitori votano ogni giorno i video da pubblicare – e dal 2018 hate5six lo impegna a tempo pieno.

Mentre il canale cresceva, Singh vedeva una salutare diversificazione della scena hardcore che un tempo era dominata da uomini bianchi. Nei suoi video si vedono spesso donne e persone di colore sia sul palco che tra il pubblico. Eppure, come ha toccato lui stesso con mano, la discriminazione è ancora presente nella scena come nel resto della società. «Mi hanno chiamato terrorista», spiega. «Di recente ho fatto un’intervista e il podcast mi ha fatto caricare una foto in cui tenevo in mano un cartello con il nome del podcast. Qualcuno l’ha presa e ha sostituito il cartello con una bandiera dell’Isis. Mi hanno messo un turbante in testa e mi hanno photoshoppato addosso un giubbotto esplosivo. Amico, è questo il meglio che puoi fare, chiamarmi terrorista, pensando che mi farà incazzare?».

La determinazione di Singh nel superare ostacoli di questo genere riflette la sua incrollabile fiducia in quel che ha costruito e l’impegno che mette nell’attenersi agli ideali egualitari in cui ha sempre creduto. Ha scritto una lettera appassionata al management dei Rage Against the Machine chiedendo di documentare il loro tour estivo, ma resta fedele all’underground. «La gente dice che sono un tastemaker o roba del genere. Non credo di esserlo. Semplicemente, una sera vado a filmare i Turnstile che suonano davanti a 2000 persone, la sera dopo vado da una band che fa il primo concerto di fronte a una decina di persone».

Di recente, durante un festival a Louisville, un ragazzo s’è avvicinato a Singh e gli ha detto che quello era il primo concerto hardcore della sua vita e che c’era andato grazie a hate5six. «Stava guardando la recensione di un videogame su YouTube e, guarda caso, l’algoritmo gli ha proposto uno dei miei video. Non aveva mai sentito parlare di hardcore prima. S’è entusiasmato a tal punto da venire al festival».

Singh è orgoglioso della crescita e della visibilità del canale, ma ancor di più delle parole di quel ragazzo che lo riportano al tempo in cui passava ore nella sua stanza guardando ossessivamente i video-bootleg dei Rage Against the Machine. «Significa che quel che sto facendo funziona».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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