Non solo i fratelli Gallagher: storie di calcio e pop star | Rolling Stone Italia
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Quelli che… tifano: storie di calcio e pop star

Steve Harris in campo col West Ham, il Watford di Elton John, il concerto di Elvis Costello sospeso per la Champions del Liverpool: ecco tutti gli incroci tra football e rock inglese

Elton John e Rod Stewart con la maglia del Watford

Foto: Sydney O'Meara/Evening Standard/Getty Images

Quella che è andata in scena allo Stadio do Dragão di Porto non è stata solamente una finale di Champions League. Chelsea da una parte e Manchester City dall’altra hanno dato vita a una grande celebrazione del calcio inglese: gli inventori del football si sono giocati la coppa più prestigiosa. In patria, a tifare o a gufare, c’erano fior di popstar. Damon Albarn, Paul Weller, Dave Gahan, Billy Idol e Geri Halliwell sono per il Chelsea, mentre il contingente di tifosi illustri del City è meno nutrito ma può comunque contare su Liam e Noel Gallagher, su Johnny Marr e su Billy Duffy dei Cult. Ma al di là del tifo, gli incroci tra football e pop inglese si contano a decine.

Quelli che giocano

Più di un musicista ha mostrato notevoli doti da calciatore, prima di appendere le proverbiali scarpe al chiodo per dedicarsi a una carriera altrettanto remunerativa e ricca di soddisfazioni. All’inizio degli anni ’70 Steve Harris (bassista e fondatore degli Iron Maiden) ha giocato per una stagione nelle giovanili del West Ham, la squadra di Londra per la quale tifa fin da bambino. Nello stesso periodo ha iniziato a suonare con le prime band, decidendo poi di dedicarsi esclusivamente alla musica. Il West Ham gli è comunque rimasto nel cuore, tanto che il simbolo della squadra (due martelli incrociati) campeggia ancora oggi sul suo basso.

Molto simile, anche se la squadra era decisamente meno prestigiosa, il percorso calcistico di Rod Stewart, che nella stagione 1960-61 fece un provino per i londinesi del Brentford, allora in terza divisione, più che altro per compiacere suo padre, grande appassionato di calcio. Ma anche nel caso di Rod The Mod la passione per la musica finì per prevalere su quella per il pallone. A metà degli anni ’80 anche Mark Owen, futuro Take That, era un calciatore niente male, tanto da suscitare l’interesse del Manchester United, nelle cui giovanili rischiò di incrociare Damon Gough, destinato a diventare famoso (ma come musicista) con il nome di Badly Drawn Boy. Quest’ultimo era in realtà tifosissimo del City, la stessa squadra nella quale era transitato Johnny Marr. Il chitarrista degli Smiths doveva essere davvero forte, se è vero che al suo attivo c’è anche un provino per il Nottingham Forest, proprio nel periodo in cui la squadra allenata da Brian Clough vinse due Coppe dei Campioni consecutive.

Quelli che cantano

Da Manchester vengono anche i New Order, che hanno inciso l’inno della nazionale per i mondiali di Italia ’90, portando decisamente fortuna a Gary Lineker e compagni, arrivati a un passo dalla finale ed eliminati soltanto ai rigori dai futuri campioni della Germania. World in Motion, cantata assieme a giocatori come John Barnes e il nuovo talento Paul Gascoigne, si intitolava originariamente E for England, ma visto che a quei tempi l’ecstasy circolava in abbondanza (e nel Regno Unito in particolare) si preferì eliminare ogni possibile riferimento a sostanze dopanti.

E nello stesso anno una canzone fu decisamente di buon auspicio anche per l’avventura mondiale dell’Irlanda, per la quale i Pogues e i Dubliners incisero Jack’s Heroes: i ragazzi di Jack Charlton furono eroici davvero, dal momento che mai prima di allora la nazionale dell’Éire aveva raggiunto i quarti di finale, dove si dovette arrendere al gol di Totò Schillaci nell’ultima delle notti magiche.

Tre anni prima un calciatore (e che calciatore) era addirittura finito nella copertina e nel titolo dell’album d’esordio dei Wedding Present. Si tratta di George Best, più volte definito “il quinto Beatle”: un giocatore simbolo del Manchester United omaggiato da una band di Leeds. La cosa non deve stupire, se si pensa che persino gli abitualmente poco democratici fratelli Gallagher, tifosissimi del City, hanno permesso che una sua foto venisse inclusa nella copertina di Definitely Maybe, l’album d’esordio degli Oasis. Un desiderio di Bonehead, chitarrista della prima formazione della band e tifoso proprio dello United.

Noel Gallagher con la coppa della Premier League. Foto: Manchester City FC via Getty Images

E a proposito di tifo, c’è una canzone che è diventata il coro da stadio per eccellenza, e non solo negli stadi inglesi. Si tratta di You’ll Never Walk Alone, ascoltata per la prima volta nel dopoguerra in un musical intitolato Carousel, e poi divenuta l’inno dei tifosi del Liverpool, il cui canto è stato registrato dai Pink Floyd durante un derby con l’Everton e inserito in Fearless, uno dei brani di Meddle.

Tornando a Manchester e allo United, nel 1994 la squadra di Alex Ferguson, reduce dal prestigioso double (la vittoria di campionato e Coppa d’Inghilterra), chiese agli Status Quo di registrare il nuovo inno della squadra, che la band realizzò adattando la sua Burning Bridges con un nuovo testo, e invitando i giocatori a cantare in sala d’incisione. Fra i tifosi dei Red Devils c’è anche Morrissey, che più volte ne ha omaggiato i giocatori nelle sue canzoni da solista. Basti pensare a Munich Air Disaster 1958, che fa riferimento alla tragedia avvenuta all’aeroporto della città tedesca, dove otto giovani giocatori dello United, di ritorno da una trasferta a Belgrado, trovarono la morte a causa delle difficoltà di decollo del loro aereo, schiantatosi contro una recinzione.

Fra le tante canzoni dedicate a un calciatore, merita infine una segnalazione la God’s Footballer di Billy Bragg, ispirata alla storia di Peter Knowles, giocatore dei Wolverhampton Wanderers ritiratosi a soli 25 anni dopo essere divenuto Testimone di Geova.

Quelli che pagano

Per mandare avanti una squadra di calcio servono sterline, molte sterline. Quelle che al termine degli anni ’70 non dovevano certo mancare a Elton John, reduce da un decennio d’oro. Nel 1977 mise la propria firma sull’atto d’acquisto del Watford, squadra che in sei anni condusse dalla quarta divisione alla prima serie inglese. Un percorso culminato in un clamoroso secondo posto in campionato alle spalle del Liverpool, ottenuto anche grazie ai gol di Luther Blissett, noto ai più per la sua deludente stagione nel Milan e per aver dato il proprio nome all’omonimo collettivo.

Quando divenne proprietario del Watford, Elton John aveva solo trent’anni, la stessa età di Ed Sheeran, che ha da poco deciso di investire nella sponsorizzazione dell’Ipswich Town, già vincitrice della Coppa UEFA e oggi malinconicamente in terza divisione. Durante la prossima stagione la maglia biancoblu della squadra recherà tre simboli matematici riconducibili agli album del cantante.

E nel calcio ha investito un bel gruzzolo anche Robbie Williams, ormai da quindici anni tra i maggiori azionisti del Port Vale, la squadra di Stoke-on-Trent per la quale fa da sempre il tifo, che oggi, nonostante il prestigioso azionista, veleggia malinconicamente nella quarta serie inglese.

Quelli che tifano… sempre

Il 25 maggio 2005, data funesta per tutti i tifosi milanisti, Elvis Costello si fece attendere per oltre un’ora dal pubblico della University of East Anglia di Norwich. Sotto per 3-0 nella finale di Champions League contro i rossoneri, il suo Liverpool era infatti riuscito a rimontare fino a portarsi sul 3-3. Verso la fine dei supplementari, però, Costello venne costretto dagli organizzatori della serata a salire sul palco e a iniziare a suonare. Seguì allora i rigori guardando da lontano lo schermo posto in fondo alla sala, per poi modificare la scaletta al momento della vittoria dei Reds, suonando assieme ai suoi Imposters una mai così sentita You’ll Never Walk Alone.