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«Quelle canzoni facevano paura»: viaggio nei segreti di ‘Homegrown’ di Neil Young


Dalla rabbia per un amore finito alle virtù della coltivazione casalinga di marijuana, un racconto traccia per traccia dell'album che il rocker ha tenuto nascosto per 45 anni

Neil Young nel 1974

Foto: Mick Gold/Redferns/Getty Images

Neil Young ha parecchi dischi nascosti nei suoi archivi, ma nessuno ha catturato l’attenzione dei fan quanto Homegrown. L’album è stato registrato tra la fine del 1974 e l’inizio del 1975, mentre la sua relazione con Carrie Snodgress si avviava a un finale doloroso. Young ha messo tutta la sua sofferenza nella musica, ma non si sentiva a suo agio nel farla ascoltare al mondo.

«Era un po’ troppo personale», ha detto a Rolling Stone nel 1975. «Mi ha spaventato… Non ho mai pubblicato niente di quel materiale, e probabilmente non lo farò mai. Credo che sarei troppo imbarazzato, sono troppo reali».

Nel corso degli anni Young ha suonato alcune di quelle canzoni in concerto, altre le ha registrate in studio, ma l’LP originale non è mai arrivato alla community di chi colleziona bootleg, e molti brani sono rimasti assolutamente inediti. L’anno scorso, finalmente, ha deciso che era sbagliato tenerli ancora nascosti e il 19 giugno 2020 il disco è uscito.

«Vi faccio le mie scuse», ha scritto Young l’anno scorso sul suo sito. «Homegrown sarebbe dovuto uscire un paio d’anni dopo Harvest. È il frutto amaro di una storia d’amore. Il male che ci siamo fatti. Il dolore. Non riuscivo ad ascoltarlo. Volevo andare avanti. Così l’ho tenuto con me, nascosto nell’archivio, su uno scaffale dentro alla mia testa… ma avrei dovuto condividerlo. In realtà, è bellissimo. Ed è per questo che l’avevo registrato. A volte la vita fa soffrire. Sapete cosa voglio dire».

Ecco la nostra guida a tutte le canzoni di Homegrown.

Separate Ways

L’atmosfera malinconica di Homegrown è subito evidente in Separate Ways, la storia di due amanti che osservano rabbiosamente la fine della loro relazione. “Non voglio scusarmi”, canta Young all’inizio. “La luce nei tuoi occhi / Non è scomparsa / Tornerà presto”. La steel guitar di Ben Keith ricorda i suoni di Harvest, ma i nuovi amori raccontati in quel disco sembrano solo un lontano ricordo. Il pubblico ha sentito questo brano per la prima volta nel 1993, ed è tornato nel tour con i Crazy Horse del 2014, proprio mentre il matrimonio con Pegi Young cadeva a pezzi. La registrazione originale, però, resta quella definitiva.

Try

L’album prende una piega leggermente più ottimista nel secondo pezzo, Try, che parla di una sorta di riconciliazione. È un brano arioso, grazie alle armonie di Emmylou Harris, la batteria di Levon Helm e il pianoforte suonato da Young. Il verso più memorabile – “Merda, Mary, non so ballare” – era ispirato a una frase che diceva la mamma di Snodgress quando era ubriaca. La donna si è uccisa proprio nel periodo in cui Young registrava Homegrown. Il brano è apparso per la prima volta nel 2007, nel tour di Chrome Dreams II, e Young la suonava al pianoforte (Chrome Dreams I non è mai stato pubblicato, ma questa è un’altra storia).

Mexico

Homegrown dev’essere stato parecchio nei pensieri di Young nel 2007, perché dopo Try ha pubblicato un’altra canzone fino a quel momento inedita, Mexico. Nella versione originale, Young è solo al pianoforte, parla di “sentimenti finiti” e sogna di scappare dal suo dolore in Messico. Dura appena 100 secondi, ma sono tutti pieni di rabbia.

Love Is a Rose

Dopo una settimana dalla maledetta reunion di Crosby, Stills, Nash and Young del 1974, Neil Young ha presentato al pubblico del Tempe Stadium di Tempe, Arizona, una nuova canzone intitolata Love Is a Rose. Nasce dalla melodia di Dance Dance Dance, un pezzo del 1971, ma ha un messaggio più oscuro: l’amore svanisce come una rosa strappata. Nel 1975 Linda Ronstadt l’ha trasformata in una hit country, e la versione di Young è uscita su Decade vent’anni dopo. Nel corso degli anni l’ha suonata 87 volte, ed è diventata la canzone più famosa di tutto Homegrown.

Homegrown

Nella title track, Young smette di lamentarsi della sua vita amorosa per elencare le numerose virtù della coltivazione casalinga di marijuana. A un certo punto smette persino di nascondere il vero significato del pezzo. “Coltivata in casa, è così che si deve fare”, canta. I Crazy Horse l’hanno suonata in American Stars ’n Bars, nel 1977, ma questa versione è più quieta e ha molte meno chitarre. È diventato un classico dei concerti di Young, soprattutto durante il Farm Aid.

Florida

Se anche voi fumate erba coltivata a casa, e forse sognate qualcosa di più forte, Florida vi sembrerà una vera opera d’arte. Se non vi piace fumare, allora capirete che qui Young vomita un po’ di nonsense strafatto sullo Stato della Florida, mentre in sottofondo qualcuno muove un dito su un vetro generando un suono fastidioso. Alcune frasi: “Il centro città sembrava incredibile. Non riuscivo a crederci. Il cielo era pieno di alianti. I tizi che guidavano gli alianti volteggiavano tra i palazzi e volavano basso e giravano a destra e a sinistra. Non riuscivo a credere che stesse succedendo davvero”. A volte c’è un motivo se le canzoni restano negli archivi.

Kansas

Neil Young ha passato gran parte degli anni ’70 in tour, il che può spiegare come mai Homegrown parli di Messico, Florida e ora anche del Kansas. Dopo la deviazione psichedelica delle due canzoni precedenti, Kansas è un altro pezzo sulla fine di un amore, anche se qui Young racconta di una nottata con una sconosciuta. “È bello vederti dormire accanto a me”, canta su un arrangiamento acustico, “anche se credo di non ricordare il tuo nome”. Il brano è stato suonato per la prima volta nel tour solista del 1999, e qualche volta in quelli del 2007 e 2008.

We Don’t Smoke It No More

In questo blues sfilacciato, che ricorda i momenti più ubriachi di Tonight’s the Night, Young insiste a dire che ha smesso con la droga. “Non la sniffiamo, non la lecchiamo, non la prendiamo”, canta, “non fumiamo più”. Il problema è che la canzone suona come se fosse stata scritta da uno che si è fumato l’intero ufficio delle prove di una stazione di polizia. Non vi sorprenderà scoprire che non è mai stata suonata live e che nessuno l’aveva mai sentita prima d’ora.

White Line

Alla fine del reunion tour di CSNY, Young stava finendo la roba da fumare. Poco prima del gran finale al Wembley Stadium di Londra, è andato in studio con Robbie Robertson per registrare questo pezzo. La canzone spiega perfettamente cosa gli passava per la testa in quel periodo: Young era ansioso di tornare a casa per rimettere insieme i pezzi della sua vita. “Tu eri la mia zattera”, canta, “ma ho lasciato che mi sfuggissi. Sono stato male, ma ora sto tornando a galla”. Ha iniziato a suonare questo pezzo con i Crazy Horse nel 1975, ma non l’ha più registrato fino alle session per Ragged Glory, 15 anni dopo. L’originale ha molta meno rabbia, ma è altrettanto glorioso.

Vacancy

Mentre Homegrown si avvicina al finale, Young sembra scoppiare di rabbia. “Ti guardo negli occhi e non so cosa nascondi”, canta, “mi hai avvelenato con quello sguardo fisso e assente”. Ascoltando una canzone così, è chiaro come mai Young l’abbia nascosta per quasi 50 anni Non l’ha mai suonata dal vivo, e nessuno l’aveva sentita prima d’ora.

Little Wing

Hawks and Dove è tutto meno che l’album migliore di Young, ma la traccia d’apertura è una gemma che viene direttamente dalle session di Homegrown. Questa versione è identica a quella del disco del 1980: è un semplice brano acustico per chitarra e armonica che parla di un uccello che vola via alla fine dell’estate. Fino a poco tempo fa, Young l’aveva suonata solo in un paio di concerti del 1977, quando girava con i Ducks. Poi il brano è finalmente tornato in vita nelle Fireside Sessions dello scorso marzo. Valeva la pena aspettare.

Star of Bethlehem

Molte tracce di Homegrown venivano ri-registrate quando Young decideva di pubblicarle, ma la versione di Star of Bethlehem presente in American Stars ’n Bars è l’originale del 1974. È stata incisa a Nashville, mentre Emmylou Harris ha registrato le armonizzazioni a casa sua, a Los Angeles. È il finale perfetto per Homegrown: Young riesce finalmente a guardarsi indietro provando qualcosa di diverso da rabbia e amarezza. “Quant’è difficile svegliarsi al mattino”, canta, “e ricordare che quei giorni non torneranno più, che hai solo i tuoi ricordi e quel che resta di quella felicità”.

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