Quattro cose che abbiamo imparato dai quattro nuovi album di Arca | Rolling Stone Italia
Home Musica

Quattro cose che abbiamo imparato dai quattro nuovi album di Arca

L'artista, sorta di queer cyborg del pop mondiale, ha calato un poker di dischi nel giro di pochi giorni, superando generi e convenzioni. E riuscendo persino a farci piacere il reggaeton

Arca

Foto: Unax LaFuente

Se negli ultimi giorni vi siete distratti e non avete controllato le uscite discografiche più recenti, potreste esservi persi qualcosa di grosso. Di molto grosso. Dal 30 novembre al 3 dicembre, infatti, Arca – una delle più importanti figure della musica contemporanea – ha pubblicato quattro dischi inediti in quattro giorni. KICK ii, KicK iii, kick iiii, kiCK iiiii giungono a poco più di un anno da KiCk i e segnano un altro folgorante e imprevedibile step nella carriera dell’artista venezuelana.

Rimanendo fedele, ma amplificando il suo ruolo di queer-cyborg della pop music mondiale, Arca sembra finalmente aver messo a fuoco i propri punti di forza, armi di una tecnologia aliena. Come mai prima d’ora nella sua folle carriera, i quattro Kick, nelle loro enormi differenze, mostrano forse la miglior produzione musicale dell’artista in grado di colpire corpo, emozione, intelletto dell’ascoltatore come poche altre figure odierne. Tra raggeaton e pop, tra IDM e mutant club music, tra i featuring di Sia, Shirley Manson dei Gargabe, Ryuichi Sakamoto e Planningtorock, tra voci pitchate, decostruite, demonizzate e produzioni massimaliste assurde, tra emotività e follia, Arca ha raggiunto il punto più alto della sua produzione. Finalmente.

Le copertine dei quattro volumi di ‘Kick’ usciti nei giorni scorsi

Ma in che modo si può scrivere di un lavoro così monumentale e fuori dai canoni contemporanei? Più che una recensione dei singoli lavori (che probabilmente si sarebbe persa in chilometri di parole), abbiamo quindi preferito prendere questo compendio sonoro da un’altra angolazione, estrapolandone quattro linee guide per artistx del futuro. Quattro punti cardinali cartografati in questa follia sonora. Quattro punti su cui si può partire per costruire il pop del futuro.

L’artista deve poter fare il cazzo che vuole

Quattro long album in quattro giorni; un gesto auto-esplicativo. In un’epoca in cui si gioca a sottrarre, in cui i dischi diventano delle playlist di sveltine sonore mordi-e-fuggi, pubblicare 47 canzoni in quattro giorni è una dichiarazione folle di libertà artistica, nonché di lucida opposizione al modo di pensare dell’industria. In un’epoca in cui il playlisting dei distributori digitali pare oramai uno strumento in grado di costruire, formare e definire i brani dell’imminente futuro in termini di composizione, mood e durata, la decisione di Arca di fare semplicemente il cazzo che le pare, auto-sabotandosi, è ispirazionale. È una scelta di coraggio che boicotta e supera le strategie major, deridendole l’algoritmo con una pioggia di musica senza geografie. Quattro dischi, 47 canzoni, 147 minuti. Quale altra figura pop ha questo coraggio?

Il futuro del pop è queer

Il pop di domani non avrà una lingua, un genere o una geografia, ma viaggerà fluido tra linguaggi, identità, luoghi. Abbattuti confini, limiti, preconcetti a colpi di estetica sonica, Arca ha spalancato la strada a un esercito futuro di nuove popstar. Una strada sonora, quanto umana, per riappropriarsi di sé all’interno dell’oppressione del music business. Il pop e la figura della popstar saranno modificati per sempre in un nuovo e fulminante linguaggio fluido, senza genere, forma, privilegio. Il pop è queer. Il futuro è queer.

C’è speranza nel reggaeton

Pochi macro-generi dividono il pubblico occidentale come il reggaeton. Arrivato a noi europei come una cafonissima moda latina, abbiamo iniziato a comprenderne il potenziale grazie ad artiste e artisti di differente estrazione e profilo come Bad Bunny, Rosalía, J Balvin, Bad Gyal. Certo, questo non ha in alcun modo ripulito il genere dalla cafonaggine (essendone la cafonaggine perno fondante), ma ci ha la possibilità di vederci qualcosa oltre i culi rimbalzanti, le auto di lusso pimpate e i tatuaggi tremendi. Se le componenti classiche del raggeaton sono un solido riddim, una melodia pop seducente, un linguaggio diretto, Arca – soprattutto in KICK ii – si prende tutto il tempo necessario per infilare questi canoni in una lavatrice di stimoli, centrifugandoli a una velocità ingestibile. Arca sta facendo al raggaeton quello che Sophie ha fatto per la pop music, trasportando il genere in un infinito di possibilità da percorrere per chiunque voglia conquistare nuovi territori sonori. Dopo aver ascoltato brani come Prada, Rakata, Tiro, Luna Llena, il raggaeton non potrà più sembrarvi un ripetitivo genere senza anima, ma vi si aprirà come una landa fertile da esplorare.

I generi sono superati, parliamo di suono

Abbiamo parlato di pop e di raggaeton, ma questo filotto di dischi contiene al suo interno una lunga proposta artistica: club music aliena, IDM, hyperpop, experimental, elettronica, ambient. E potremmo continuare questo elenco con una quantità ridicola di generi, termini, etichette, fallendo comunque nella capacità di descrivere la musica di Arca. KICK ii, come detto, costruisce un nuovo e inedito universo futuristico per il raggaeton, una sorta di hyper-raggaeton dai confini annacquati, KicK iii è club music mutante che continua il percorso estetico inaugurato da Sophie, mentre kick iiii apre a un pop sconfinato che non ha alcun paragone con il termine pop a cui siamo abituati a riferirci oggi, tanto che potremmo dire che ci sentiamo dentro gli Autechre senza cadere in controsenso. kiCK iiiii è invece un viaggio nell’ambient emotiva e al contempo celebrale che non può che rimandarci ai Selected Ambient Works di Aphex Twin o alla discografia dei Boards of Canada. Quello che Arca costruisce non è un genere, ma un suono. E questo è il presente e futuro di come verrà pensata la musica, un fluido mare di stimoli filtrati attraverso la sensibilità dell’artista. Quando la musica si libererà dai canoni, quando non avremo più bisogno di etichette per definire i confini dei brani, la musica si libererà e librerà nell’universo delle possibilità; è questo il futuro di cui Arca ci ha dato le chiavi.

Altre notizie su:  Arca